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08
MAR
2013

La Soprintendenza chiede chiarimenti

I Beni Archeologici del Lazio hanno scritto al Comune per la Stazione di Servizio in costruzione a Campoverde




La Soprintendenza ai beni archeologici del Lazio ha espresso parere negativo in merito al completamento della stazione di Servizio in fase di realizzazione al Km 53,00 della SR 148 Pontina. In una missiva indirizzata al Sindaco ed al dirigente all’Urbanistica del Comune di Aprilia, l’ente preposto alla tutela ed alla conservazione delle aree di interesse archeologico e culturale presenti sul territorio, ha chiesto al Comune ulteriori chiarimenti in merito ad un’attività edificatoria avviata senza l’iter procedurale previsto dalla legge, come rilevato in seguito ad un attento esame della documentazione, della cartografia e ad un sopralluogo effettuato da tecnici incaricati. Si riaccendono così i riflettori su una vicenda che sin dall’inizio ha catalizzato l’attenzione, divenendo oggetto di un acceso dibattito tra fautori e detrattori. L’attenzione della Soprintendenza è stata richiamata in seguito ad un’iniziativa promossa dall’archeologa Sonia Modica, studiosa del complesso storico di Campoverde, che il 17 gennaio scorso ha protocollato una petizione a firma di numerosi cittadini, volta a sospendere in autotutela i lavori di realizzazione, per salvare quel che resta dell’antica Domus Cultae, poi castellum medioevale, dal rischio di inquinamento ambientale e visivo. Contemporaneamente, l’archeologa ha provveduto all’invio di una richiesta di chiarimenti in merito ai risultati delle operazioni preliminari svolte dai proprietari per l’avvio dei lavori. Solo allora, attraverso un’attenta indagine avviata per dar risposta alle sue richieste, la Soprintendenza sarebbe venuta a conoscenza del mancato rispetto dell’iter procedurale, chiedendo spiegazioni all’amministrazione comunale, che ha concesso i permessi a costruire pur senza alcuni documenti fondamentali. “La volontà dei firmatari - ha spiegato Sonia Modica - era quella di chiedere la sospensione dei lavori in autotutela, poiché questi avrebbero intaccato un’area che, pur non vincolata, costituisce un polo di interesse paesaggistico ed archeologico di notevole importanza. Non bisogna dimenticare infatti che il complesso urbanistico di Campoverde rappresenta un unicum per la storia del nostro territorio, racchiudendo in sé le tracce delle prima attestazioni di una cultura paleocristiana sorta in seguito alla predicazione di San Pietro, risalenti al IV secolo d.C. Nel richiedere maggiori chiarimenti sulle attività preventive svolte, era stato dato per scontato il fatto che i responsabili avessero svolto tutte le azioni necessarie al corretto proseguimento dei lavori, quale l’attuazione degli scavi preventivi, che si rendono necessari per via dell’estrema vicinanza alla fascia di rispetto della Pontina e per via della presenza del fosso, dunque un’area soggetta a vincolo idrogeologico. Inoltre, pur non esistendo un vicolo, resta fermo l’interesse paesaggistico ed archeologico di un’area in cui sono state rinvenute le prime attestazioni paleocristiane relative al culto di Pietro. Alla Soprintendenza era stata inoltrata la richiesta di chiarimenti su questo genere di attività svolte, in vista della richiesta di sospensiva contenuta nella petizione. Approfondendo la tematica per fornire una risposta, la Soprintendenza ha scoperto l’assenza di parte della documentazione e chiesto chiarimenti alla pubblica amministrazione nel merito”. È così, dopo il forte interessamento di esponenti politici che oggi occupano seggi in Parlamento, anche le istituzioni culturali di livello superiore hanno ritenuto doveroso occuparsi della tutela del più importante nucleo storico del territorio. Al momento, l’amministrazione non ha fornito alcuna risposta concreta all’ente richiedente, né chiarito quale percorso intende intraprendere nell’immediato futuro.
“Ora che molte forze politiche ed istituzionali, ma anche molti cittadini si stanno occupando della vicenda - ha proseguito la Modica- l’amministrazione è tenuta a fornire una risposta non soltanto tecnica, inerente appunto il mancato rispetto dell’iter procedurale, ma anche politica, riguardo l’opportunità di installare in quell’area la stazione di servizio, che potrebbe intaccare in modo irreversibile ambiente e paesaggio. Negli anni è mancata la volontà di portare avanti un’azione preventiva a tutela del territorio. Una risposta potrebbe essere quella di avviare la programmazione di un percorso di valorizzazione del territorio, a coinvolgere aree storiche quali Carano, con la tomba di Garibaldi, Via Selciatella e Campoverde.
Per ora, nessuna risposta è stata fornita dall’amministrazione, ma nostra volontà è quella di tener alta l’attenzione. A tal proposito, tra pochi giorni, verrà protocollata una nuova e più cospiqua tornata di firme da parte di cittadini volenterosi di difendere il proprio territorio”.
Francesca Cavallin