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05
MAR
2009

Addio, Monsignore

Il 20 febbraio è morto l’arcivescovo ortodosso Antonio De Rosso




Monsignor Antonio De Rosso

Si è spento il 20 febbraio, alle ore 10.00, un uomo, un fedele, un arcivescovo e metropolita. Monsignor Antonio De Rosso ha smesso di respirare, nella mattinata di venerdì presso la Casa di Cura Città di Aprilia, a causa di un arresto cardiaco, dopo anni di sofferenza e di malattia. L’ufficiatura funebre ha avuto luogo domenica 22 febbraio alle ore 15,30 nella chiesa del monastero ortodosso di Sant’Antonio Abate, a Campo di Carne, in via del Genio Civile. La piccola sala, popolata dai fedeli più vicini a Monsignor, era stata preparata secondo la tradizione ortodossa. Al suo centro, era posto il cataletto ligneo, sul quale poggiava l’epitrachilio, la stola sacerdotale, accanto al vangelo e contenente il corpo privo di anima rivolto verso l’altare, per permettere al primate di Italia di guardare la santa tavola (altare per i cattolici) ancora una volta. Ai suoi piedi fiori e corone di fiori, in segno di rispetto ed amore. Davanti alla cassa funebre un tavolino col pane, il vino e un dolce di semi di grano; i primi due come elementi tipici delle confessioni cristiane, l’ultimo come simbolo della vita eterna: “i semi di grano posti in terra -spiega padre Daniele”- diventano terra fino a germogliare in primavera, così il corpo privo di vita posto in terra diventa terra fino ad incarnare lo spirito col divino giudizio”. Nove sono stati i concelebranti della messa: Monsignor Basilio Arcivescovo di Firenze e di tutta la Toscana, l’Archimandrita padre Marco, Padre Gabriele da Torino, Padre Ivan viceparroco della cattedrale, Padre Emiliano, Padre Andrea da Caserta, Padre Carmelo da Bruxelles, Padre Lino da Messina e Padre Daniele. Presente anche il console di Malta Luigi Lombardi. “E’ stata una scomparsa repentina.- recita nella sua predica Monsignor Basilio, successore dell’arcivescovo De Rosso- Nessuno di noi si aspettava questo. Sapevamo che era sofferente, che era malato ma queste dipartita così improvvisa non ce l’aspettavamo. Parenti, clero, fedeli, siamo tutti non solo dispiaciuti, ma dolenti, e questo è comprensibile, umanamente parlando. Ma noi, che siamo cristiani, che siamo ortodossi, viviamo tutto nell’ottica della fede. Ed è proprio questa fede, la speranza e la carità che ci consolano e ci danno non solo uno spiraglio di luce, ma la luce stessa. Chi era Monsignore Antonio?Era prima di tutto un sacerdote, poi un vescovo, un capo di una chiesa, il quale ha sofferto tanto, è stato perseguitato, vilipeso, mal capito, a volte anche condannato innocentemente. Adesso sappiamo che ha sopportato tutto silenziosamente. Anzi ha reagito proprio nell’ottica della fede. Ha sempre camminato avanti, senza mai scoraggiarsi. Il signore ha voluto da lui una cosa forte e bella: il ritorno della chiesa ortodossa in Italia... L’eredità spirituale lasciataci dal nostro Metropolita è grande, preziosa e va capita e compresa...Anche io non pensavo a questa scomparsa repentina, a questo ritorno al padre così veloce. Il signore l’ha amato e ha premiato le sue sofferenze fisiche e morali...Lui tante volte mi confidava questo: “non ho paura di morire ma per la chiesa ortodossa Italiana...vegliate su di essa e camminate su questo solco che il signore ci ha lasciato”. Il nostro dovere non è solo pregare per lui ma operare per l’avvenire..Monsignore Antonio è più che mai con noi”. La chiesa ortodossa con sede ad Aprilia perde così il suo punto di riferimento, la sua guida, un uomo che ha messo anima e corpo nella proprio professione. Proprio ad Aprilia, nel 1986, Antonio De Rosso era stato consacrato vescovo nel santo sinodo si residenza. Ma la sua carriera ecclesiastica vanta un cammino ben più articolato. Nato l’8 febbraio 1941 a Farra di Soligo, in provincia di Treviso, era stato ordinato sacerdote cattolico romano nel 1968, dalle mani dell’allora vescovo di Vittorio Veneto monsignor Albino Luciani, futuro Papa Giovanni Paolo I. Dopo aver ricoperto alcuni incarichi di responsabilità per conto della Conferenza
Episcopale Italiana si è convertito all’Ortodossia e nel 1991 ha fondato la Chiesa Ortodossa in Italia Nel 1993 pone la Chiesa sotto la giurisdizione del Metropolita bulgaro dell’Europa centrale e occidentale, Simeon (Dimitrov), con sede a Budapest. Nel 1995 ottiene il titolo di vescovo di Ravenna ed Italia. L’intenzione era quella di restaurare una giurisdizione cristiana ortodossa radicata nella tradizione italiana ed indipendente dall’estero. Nel 1997 monsignor De Rosso condivide la posizione di quei vescovi della Chiesa Ortodossa Bulgara che contestavano il patriarca Massimo, per via dei documenti divulgati negli anni ‘90 da cui emergeva il ruolo dei servizi segreti del regime comunista bulgaro nella sua elezione al soglio patriarcale. Monsignor De Rosso per tali ragioni aderì al Sinodo Alternativo creato dal metropolita di Nevrokop, successivamente divenuto il Patriarca Pimen. Lo stesso patriarca nel 1997 concesse alla Chiesa Ortodossa in Italia lo status di chiesa autonoma, elevando monsignor Antonio De Rosso ad Arcivescovo di Ravenna e Metropolita d’Italia e dichiarandolo membro di diritto del Sinodo Alternativo della Chiesa Ortodossa Bulgara.
Monsignor Antonio De Rosso grande amico del patriarca Filarete, capo della Chiesa ucraina, nello scorso gennaio aveva inaugurato a L’Aquila la nuova cattedrale ortodossa, alla presenza di rappresentanti delle chiese di Bulgaria e Ucraina. Nel natale 2007 aveva affrontato un problema interno al monastero di Sant’Antonio Abate, che portò alla scissione della chiesa ortodossa in Aprilia, fatto che lo addolorò profondamente. Eppure, i fedeli a lui più vicini non lo hanno mai abbandonato. Uno di loro, proprio nel giorno del suo funerale, coglie l’occasione della nostra presenza per rivolgersi ai lettori: “Non abbiate paura di affacciarvi all’ortodossia. Accogliete il messaggio non necessariamente convertendovi”.
Infine, conclude, nella sua predica, l’arcivescovo di Firenze:”Non lo vedremo con il suo sorriso, con la sua bontà, non sentiremo le sue parole fisicamente, ma nello spirito, nella mente e nel cuore Monsignor De Rosso sarà sempre presente...” .
Alessandra Flamini