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Cronaca








La società di riscossione ottiene una sospensiva dal Consiglio di Stato e per ora resta in vita (facendo soffrire Aprilia)
Ancora ossigeno alla Tributi Italia

09/03/2010 -
“Valutati gli aspetti di danno per la società appellante (Tributi Italia), considerata anche l’imminenza dell’udienza dinanzi al Tribunale ordinario (fissata al 6 aprile 2010), ritenuta la necessità di approfondire nella dovuta sede di merito le complesse questioni sollevate con l’atto di appello, ritenuta l’esigenza di fissare sollecitamente l’udienza di merito, per questi motivi il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (IV sezione) accoglie l’istanza di sospensione di esecutività dell’impugnata sentenza; rinvia all’udienza di merito dell’11 maggio 2010”. Questa la sentenza emessa il 23 febbraio scorso dalla IV sezione del Consiglio di Stato, presieduta dal giudice Costantino Salvatore, che di fatto impedisce ai 400 Comuni invischiati nella vicenda di tagliare i ponti con la Tributi Italia, almeno fino all’udienza dell’11 maggio 2010. Un temporeggiamento, frutto, con ogni probabilità, della volontà di concedere alla società dei Saggese ancora qualche mese di tempo, nel tentativo di appianare il dissesto interno riottenendo la fiducia delle banche e riformulare un piano di rientro prima della sentenza del Tribunale fallimentare, che si esprimerà il prossimo 6 aprile. L’ennesimo duro colpo per il Sindaco D’Alessio e per l’amministrazione apriliana, che all’indomani della sentenza sfavorevole, nel tardo pomeriggio del 24 febbraio, in una conferenza stampa dell’ultima ora, alla quale hanno preso parte alcuni consiglieri di maggioranza ed alcuni membri della Giunta, ha potuto esprimere tutto il disappunto dell’amministrazione. Palpabile il rammarico del primo cittadino, reduce da una riunione avvenuta solo poche ore prima con i legali romani del Comune incaricati della vicenda, che ha chiarito solo in parte le ragioni di una sentenza nella quale “non si è direttamente entrati nel merito della questione, ma si è tenuto conto di rispondere al tecnicismo del pericolo per la società appellante, che avrebbe prodotto l’immediato fallimento della stessa in caso di conferma della cancellazione dall’albo”. Le motivazioni che avrebbero spinto il Consiglio di Stato ad accogliere l’istanza sospensiva richiesta dalla parte appellante, annullando di fatto “ un provvedimento adottato da un organo di governo, il Ministero delle Finanza, che decise nel dicembre scorso di cancellare Tributi Italia dall’albo dei riscossori in quanto società inadempiente, ai sensi dell’articolo 11, una decisione presa dopo aver visionato la relazione prodotta dalla VI Commissione finanze della Camera dei Deputati”, risiederebbero nella volontà di tutelare la società dal fallimento e dagli eventuali danni per bancarotta fraudolenta. Di qui il temporeggiamento, la volontà di vagliare a fondo una vicenda controversa. Una decisione lecita, quella dei giudici del Collegio, l’ennesimo boccone amaro per D’Alessio, che sulla risoluzione del contratto con A.ser ha basato l’intero percorso amministrativo . “La logica ed i tempi della magistratura- ha affermato il Sindaco- non coincidono con quelli dell’amministrazione. Non è possibile anteporre gli interressi di un gruppo inadempiente nei confronti di oltre 400 Comuni sparsi per la penisola, di una società che da anni opera senza alcuna regola morale e professionale, lucrando denaro versato dai cittadini, all’interesse pubblico. Se un comune cittadino dopo aver acquistato un bene non ne paga le rate è sottoposto al sequestro dello stesso, mentre in questo caso chi da anni approfitta di denaro pubblico con mezzi illeciti resta impunito. Siamo dinnanzi ad un paradosso”. Poi ancora, in merito all’udienza dell’11 maggio. “In quella data avranno inizio dei lavori che si protrarranno con ogni probabilità per diversi mesi, anche per via del concordato sull’istanza di fallimento. Questa amministrazione non può attendere i tempi previsti dalla giustizia amministrativa. Pertanto l’amministrazione avvierà le procedure legali per la revoca del contratto con la società, richiedendo nel frattempo un nuovo incontro con il Ministero delle Finanze, per un intervento rapido, risolutivo, con la messa in campo di un decreto in favore dei comuni. Assieme ai Sindaci dell’Anci tenteremo di sottoporre alla ribalta delle cronache nazionali una vicenda che, in caso di mancata risoluzione, rischia di strangolare i Comuni coinvolti. Qualora non riuscissimo ad uscire da questo empasse, verrebbe meno ogni prospettiva di amministrare questa città”. Di qui l’ipotesi di riconsegnare la fascia tricolore nel caso in cui il Comune risultasse definitivamente sconfitto nel faccia a faccia contro Tributi Italia. Una prospettiva già avanzata in una delle prime sedute consiliari, quella del 3 settembre scorso, nella missiva allora rivolta al Presidente della Repubblica Giorgio Napoletano. Una soluzione estrema, necessaria, per D’Alessio, poiché allora “dichiarando il dissesto finanziario lo Stato sarà costretto a prendersi le sue responsabilità, facendosi carico dei debiti e delle esigenze di una cittadina come Aprilia”. Una situazione resa tanto più dolorosa poiché piovuta sul capo dell’amministrazione apriliana, a detta del Sindaco, in un momento di ripresa, “quando la bozza di bilancio preventivo superava i cento milioni di euro”, mentre ora, con il verdetto del 23 febbraio che impedisce al Comune di gestire le entrate, sarà sempre più difficile erogare i servizi basilari ai quali i cittadini avrebbero diritto. “Fin ora la macchina amministrativa ha potuto camminare grazie al pagamento diretto nelle casse del comune da parte dei cittadini. Se è vero che prosegue il meccanismo di Cash pooling, secondo il quale la società deve versare immediatamente gli incassi al Comune, vero è che si tratta di cifre irrisorie, poiché la situazione precaria interna dei dipendenti rende impossibile il normale svolgimento dei pagamenti”. Impossibile anche inserire nel bilancio cifre dovute dallo Stato, inerenti agli introiti sui fabbricati industriali, non riscossi dal 2001 al 2008, che ammonterebbero, secondo quanto dichiarato, a circa 1 milioni di euro. Nel frattempo, mentre i Saggese proseguono con la “strategia del terrore”, richiedendo un sostanzioso rimborso ai 9 membri della Commissione Finanze, che ne aveva richiesto la cancellazione, l’amministrazione prosegue con una azione legale nei confronti di “funzionari ed ex amministratore per rilevare eventuali responsabilità penali di chi ha consentito che non esistessero da contratto clausole rescissorie e stabilito che i lodi arbitrali fossero affidati sempre al medesimo collegio”.



Autore:
Francesca Cavallin




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