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07
DIC
2009

Parco in Movimento

Una bella esperienza insieme agli amici della cooperativa Jolly Italia







Una nuova attività, presso “Parco in Movimento”, sito in via Galileo Galilei e via Antonio Meucci, in cui l’utile si unisce al dilettevole. Questa volta, protagonista dell’iniziativa è stata la Jolly Italia, una piccola cooperativa sociale che si occupa della formazione e dell’inserimento nel mondo del lavoro di soggetti fragili.
Durante l’evento, avvenuto mercoledì 25 novembre, alle ore 10, otto ragazzi di Ardea, in cura presso il dipartimento di salute mentale presso l’Asl di Roma H/4 e tirocinanti presso la Jolly Italia, hanno dato luogo ad una giornata di autocura dell’area accessibile del parco. A parlarci dell’iniziativa, il coordinatore responsabile della cooperativa, Filippo Guarrasi. “La nostra attività inizia 5 anni fa circa, ed ha come finalità il recupero di ragazzi con diverse abilità. Inizialmente collaboravamo con gli istituti, poi ci siamo spostati nelle scuole pubbliche, grazie all’approvazione della provincia. Ora il nostro aiuto si è esteso nell’ambito ospedaliero. Il progetto di ortoterapia, che abbiamo intrapreso con gli 8 ragazzi di Ardea ed interamente finanziato dal comune di Ardea, ha avuto inizio nel mese di ottobre e sta procedendo più che bene. Questa, in particolare, è un’occasione per mettere in luce le possibilità di questi ragazzi, per dimostrare la loro operatività. Già l’anno scorso la nostra cooperativa ha collaborato con il parco, attraverso la realizzazione della staccionata, la creazione del manto erboso e la semina delle piantine.
Questa volta, gratuitamente, si è occupata della manutenzione generale, curando la siepe, tagliando l’erba e togliendo le foglie cadute a terra”. D’altronde, le attività di auto-cura del Parco Manaresi favoriscono la rinascita di un sentimento d’appartenenza alla comunità locale e rappresentano azioni concrete di contrasto al degrado sociale.
Questa iniziativa si aggiunge quindi al processo di crescita della nostra città che evidenzia una cronica carenza di “luoghi identitari” nei quali la comunità locale possa ritrovarsi, come in passato avveniva nella “piazza” del centro cittadino.
Alessandra Flamini