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06
MAR
2015

La riforma dei corpi di Polizia

La bozza di riforma del comparto sicurezza è a firma di Marco Ferraglioni




E’ a firma dell’anziate Marco Ferraglioni Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio del Governo Ombra la bozza di Riforma del Comparto Sicurezza del terzo millennio. Fermo restando che l’ultima riforma del Comparto Sicurezza risale alla legge 121/81 a circa 34 anni fa con la smilitarizzazione della Polizia di Stato, ritengo che sia doverosa una nuova riforma, basti pensare che nel 2015 l’Italia resta l’unico paese al mondo ad avere cinque forze dell’ordine a carattere nazionale (la Polizia, i Carabinieri, la Finanza, la Forestale e la Penitenziaria) a cui vanno sommati i Vigili del Fuoco e le Capitanerie di Porto. Su oltre 20 miliardi totali spesi ogni anno, ne potremmo risparmiare da tre a sei. Evitando la settuplicazione degli apparati logistici, di sicuro, i risparmi sarebbero enormi. Inoltre costituendo una centrale operativa unica potremmo liberare risorse umane per controllare meglio il territorio: se sommassimo tutti i piantoni d’Italia avremmo un’ottava forza di polizia, la più numerosa del Paese.
In Italia ci sono, attualmente, 1.850 centri di comando della Polizia di Stato, 6.140 dei carabinieri (di cui oltre 4 mila stazioni), oltre a una ventina di direzioni centrali, a cui vanno aggiunti i distaccamenti della Finanza. Anche per quanto riguarda la catena di comando della politica, divisa tra cinque ministeri: se la polizia fa capo al ministero dell’Interno (così come i carabinieri, ma solo quando fanno ordine pubblico), l’Arma dipende direttamente dal ministero della Difesa, mentre la Guardia di Finanza da quello dell’Economia; la Penitenziaria è legata invece al ministero della Giustizia, e i Forestali prendono ordini da quello delle Politiche agricole. Finora, a parte l’ipotesi di cancellare i Forestali, il governo non ha messo sul tavolo nessuna riforma di rilievo. Dal 2004 la Ue ha infatti obbligato tutti i Paesi membri a usare il 112, in modo da smistare rapidamente le telefonate agli agenti più vicini o ai reparti specializzati. Su 28 nazioni siamo gli unici che non l’hanno ancora attivato, se non in via sperimentale a Varese, Milano e Brescia. Nell’effettuare confronti, tuttavia, è necessario considerare le diverse funzioni svolte dalle Forze di polizia che in Italia le Forze di polizia si occupano anche dell’ordine negli stadi, mentre ciò non avviene in altri paesi.
L’Unione europea favorisce e auspica a progetti di armonizzazione organizzativa delle polizie europee, senza però nascondere le difficoltà emerse dalla forte asimmetria tra Stati: alcuni hanno una pluralità di forze di polizia (Italia, Francia e Spagna), altri come la Germania conoscono una distinzione di tipo territoriale, altri ancora, come la Gran Bretagna, presentano una forza di polizia avente soprattutto una caratterizzazione locale. Il modello è quello francese che l’Italia deve perseguire,dove è stato celebrato il matrimonio tra polizia nazionale, presente nelle città e gendarmeria, per tradizione presente prevalentemente in campagna.
Le due forze, 120 mila uomini i primi e 100 mila la seconda, hanno ora una sola guida e sono entrambe alla dipendenza del Ministero dell’Interno. Ormai è chiaro che non è più rispondente ai tempi di oggi una suddivisione delle forze di polizia in cinque corpi, come previsto dalla l. 121/81 (art. 16): Polizia di Stato (108 mila unità), Arma dei Carabinieri (110 mila unità), Corpo della Guardia di Finanza (60 mila unità), Polizia Penitenziaria (39 mila) e Polizia Ambientale e Forestale (8 mila unità).
Siamo il solo paese europeo ad avere cinque forze di polizia, di cui solo due (Polizia di Stato e Carabinieri) impiegate per il controllo del territorio urbano ed extraurbano; fanno eccezione, in qualche caso, solo le fiamme gialle.
Occorre avviare un iter di unificazione delle forze dell’ordine, con la creazione di un’unica Polizia Nazionale, composta da circa 325 mila uomini e donne, che ponga fine alle duplicazioni di competenze tra Carabinieri e Polizia di Stato e possa contare sulla specificità delle competenze di Finanza, Penitenziaria e Forestale.
E’ necessario, invece, utilizzare al meglio ciò che si ha, evitando duplicazioni che recano con sé innegabili sprechi di risorse economiche e di personale. La soluzione non può che passare attraverso un programma di unificazione delle forze dell’ordine, ovviamente coi necessari e dovuti accorgimenti che rispettino la storia e la struttura di ciascuna di esse.
Peraltro, la legge n. 121 del 1981, si proponeva di aumentare il grado di coordinamento delle attività fra le Forze dell’ordine.
La Polizia di Stato è stata riformata, anzi istituita come tale, dalla legge n. 121 del 1981.
Il quadro è stato rivisto nel 2001 con il decreto n. 208 del Presidente della Repubblica, mentre per i Carabinieri si è provveduto nel 2000 con il decreto legislativo n. 297, che ne ha ridefinito anche la collocazione all’interno del Ministero della difesa. Secondo i calcoli dell’ex commissario alla spesa, Carlo Cottarelli, i cinque corpi di Polizia (Arma dei Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di Finanza, Corpo Forestale dello Stato e Polizia Penitenziaria) costano allo Stato 20 miliardi l’anno. Secondo Cottarelli, solo con un piano di accorpamento delle strutture e la centrale unica di acquisto si potrebbero risparmiare 800 milioni nel 2015 e 1,7 miliardi nel 2016. Ad oggi esempio,l’Arma dei Carabinieri costa 5,6 miliardi l’anno di cui 3,8 sono impiegati per il personale. 
Il risparmio dovuto all’unificazione in un’unica Polizia Civile stimato dai 3 a 6 miliardi di euro, potrebbe essere reinvestito all’innalzamento salariale dell’intero Comparto oggi sotto la media Europea,(basti pensare che lo stipendio medio di un poliziotto italiano in entrata è di circa 1260 euro contro le 1910 di un suo collega tedesco), inoltre tali risparmi permetterebbero l’atteso riordino della Carriere in discussione da più di un decennio dall’intero Comparto Sicurezza, nuove assunzioni in quanto l’età media è oggi di 48 anni nella Polizia di Stato, acquisto di mezzi tecnologici e l’istituzione di corsi in lingua Araba e Inglese, visto l’escalation del terrorismo di matrice islamica che sta insanguinando tutta Europa.