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Cronaca








Un saggio di Bauman pubblicato tre anni fa
Cose e valori

01/03/2010 -
Zygmunt Bauman, “Homo Consumens - Lo sciame inquieto dei consumatori e la miseria degli esclusi”, Ediz. Erickson, Trento 2007, pagine 101.
Sicuramente Zygmunt Bauman è uno fra i pensatori, a livello mondiale, più prolifico di questi anni. Una prolificità che riesce a mantenere sempre toni innovativi ed originali: è stato, in un passato relativamente recente, uno dei maggiori teorici della post modernità, poi, con il cambio di secolo, ha dato ulteriore impulso alla comprensione delle società occidentali enucleando il concetto di “modernità liquida”.
Concetto di notevole portata euristica ed esplicativa, nel quale si inserisce questo Homo consumens: “infatti la modernità liquida è segnata -proprio- dalla centralità dell’agire di consumo” (Presentazione di Mauro Magatti, p. 7). Un agire solitario di tendenziale artificiosità (cfr. p. 24), che destina sempre più l’uomo occidentale a “liquefare” i suoi rapporti interpersonali; tanto che il gruppo stesso, entità cardine dei rapporti umani e sociali, almeno nel caso dell’agire del consumatore post-moderno, tende ad essere sostituito dallo “sciame” (cfr. da p. 48 a p. 51).
Una entità, quest’ultima, quasi pre-sociale, alla inquieta e perenne ricerca di oggetti-feticcio, oggetti-totem (cfr. p.16) nei quali identificarsi (e da acquisire), cercando sempre più di anticipare le tendenze e le mode, per riscuotere così l’effimero apprezzamento dello sciame-tribù, trovando così temporanei frammenti identitari e acquistando, in maniera del tutto effimera, il senso di angoscia e di vuoto (cfr. pp. 22 e 23).
L’Homo Consumens ha tracimato in ogni ambito antropologico, sostituendo anche L’Homo Politicus e L’Homo Oeconomicus, mettendo così in crisi, come fa osservare Bauman nel secondo capitolo del libro in esame, oltre le tradizionali categorie della vita sociale e politica, anche le procedure basilari della democrazia, lo stato di Diritto e ponendo una seria ipoteca etica e finanziaria sullo stato del Welfare: il tutto sembra si avvii a essere sostituito dal populismo di mercato e dall’artificio, perennemente estemporaneo e illusorio, del consumo.
Fanno da contraltare all’Homo Consumens gli Outsiders:: l’estraneo, il povero, l’escluso, il carente, il consumatore avariato e imperfetto. “Il profugo e altro materiale di scarto delle frontiere globali “ (p. 74). E, fra questi, sopratutto “coloro che non sono nutriti, vestiti e calzati come si deve...gente con la pericolosa tendenza criminale, come chiunque che non voglia e non possa adattarsi alle norme... Fin qui nulla di nuovo... Quello che è nuovo, invece, è che la società contemporanea, a differenza delle precedenti, si rivolge ai suoi membri in quanto consumatori, e solo secondariamente in quanto produttori, come è stato in passato.
Per essere riconosciuti pienamente come membri attivi della società noi dobbiamo rispondere positivamente alle tentazioni del mercato, cioè dobbiamo continuare a consumare per mantenere attivo il mercato... Perciò quel che definisce la povertà, cioè l’anormalità, al giorno d’oggi non è l’occupazione, ma la capacità di consumare. I poveri oggi sono coloro che sono colpevoli di non contribuire al consumo” (pp. 56 e 57). Il contributo che Bauman offre, dopo questa disamina pessimistica ma lucidissima, è quello di una riproposizione e attualizzazione del tema dell’agire morale. Un agire intrinsecamente ancora libero e autonomo nonostante la totalitarizzazione del pensiero unico, coevo al dominio del mercato e dei consumi; un agire che è caratteristica e originaria dell’essere umano e che sta alla base della sua stessa socialità e della sua sopravvivenza come specie.



Autore:
Giuseppe Chitarrini




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