Le amare riflessioni di un cittadino qualunque
Frane d’Italia
01/03/2010 -
Essendo un inguaribile pessimista, vado spesso controcorrente ed ogni tanto ho l’impellente necessità di sfogarmi, come vorrebbe fare ogni cittadino che sia convinto di compiere il proprio dovere e nello stesso tempo pensi che trovandosi in un paese democratico, la sua parola valga la pena di essere ascoltata. Questa lettera aperta è formata da un coro di tante voci; infatti molte persone mi hanno chiesto di esprimere e scrivere anche i loro pensieri, che si sono rivelati comuni alla maggioranza dei cittadini; tanta gente amareggiata che vorrebbe finalmente vivere in un contesto di “legalità”, termine questo, con cui molti bene in vista si riempiono la bocca, lanciando anatemi a destra e a manca, cosa che dovrebbero fare solamente davanti ad uno specchio. Sicuramente il male dell’Itala sono gli italiani, in quanto godere del favoretto piace a tutti noi ma, grazie anche a questo (il mercato è fatto di offerte e richieste), la Corte dei Conti ha lanciato un preoccupante allarme: la corruzione in Italia, ha raggiunto livelli a dir poco inaccettabili. Questa è una cosa gravissima ed ancora più grave è l’esistenza di chi si serve delle istituzioni per remare a proprio vantaggio, mandando questo disgraziato “paese” in un baratro così profondo, che mai si ricorda nella storia, escluso il medioevo che comunque ha le sue attenuanti storiche e culturali. Oggi, anno 10° del terzo millennio, l’istruzione o comunque la cultura personale dovrebbe fornire all’individuo un potenziale analitico e critico/costruttivo notevole, in quanto l’individuo stesso dovrebbe essere parte attiva della società emancipata ed industrializzata. Invece no. Il nostro è il popolo dei dormienti, di quelli che “se mi conviene lo faccio, sennò, no”; di quelli che si fanno scivolare tutto addosso, anche quando quel tutto ci danneggia. Abbiamo una corte di individui pagati solamente con i soldi di chi paga le tasse (che sembra siano neanche il 70% di chi dichiara un reddito); sono i vincitori di poltrone con rendite vitalizie, segretari, portaborse, lacchè, tecnici, commessi, autisti e chi più ne ha più ne metta, facenti parte di un esercito che produce il vuoto. Esattamente questo: il vuoto. Vuoto di leggi, di posti di lavoro, di “legalità”, istruzione, assistenza; vuoto sociale, vuoto costituzionale, vuoto di cassa. Chi paga le tasse e rispetta le leggi non ha servizi, non ha diritti; vede i propri figli nel precariato più nero; ci sono quotidianamente quarantenni che perdono il posto di lavoro perché la fabbrica chiude per aprire fuori Italia, dove la manodopera è a più buon mercato; e questi dopo il lavoro perderanno anche la casa se hanno un mutuo da pagare, perché non saranno più in grado di onorarlo; tanti giovani figli di “nessuno” non possono permettersi di mettere su famiglia; dirigenti scolastici che chiedono alle famiglie di contribuire alle spese della scuola, perché non hanno neanche i soldi per una risma di carta da fotocopie grazie ai tagli, mentre paradossalmente (forse perché rappresenta un serbatoio di voti?) la scuola Privata viene favorita; detto questo si verifica un generale “si salvi chi può”, ed è naturale che in un paese dove ormai regna la paura del futuro, la corsa alla raccomandazione diventi a questo punto un massacro e dia luogo ad un mercimonio spaventoso. Tagli su tagli mentre la corruzione dilaga in ogni settore, e si ratificano leggi a raffica coprendo (cercando di coprire) gli scandali. Per fortuna c’è la libertà di stampa; sì, quella di dire bugie, che tutto va bene, o parlare di gossip. Ma affacciamoci un attimo sulle nostre strade (e per vedere questo basta usare anche solamente i nostri occhi): sono dei colabrodi, in quanto gli enti locali non hanno più fondi e qualcuno si è accorto che i cittadini (che pagano le tasse) non possono essere spremuti più di tanto, quindi si tappa la buca alla bene-meglio o alla male-peggio e si tira avanti; nessuno però parla e denuncia gli appalti milionari che molti amministratori (incapaci, o pro-loro ed affini?) gonfiano.
Grazie a Dio l’ICI non si paga più, ma in compenso sulla busta paga sono aumentate le cifre della Imposta Comunale e quella Regionale dell’ IRPEF; intanto i soliti furbi, dato che l’Italia è il paese dei furbi, continuano a non pagare, o addirittura a riscuotere assegni dallo stato e si continua a rubare soprattutto ad alti livelli, dove più si va in alto, più (giustamente) le cifre sono sostanziose. Per fortuna, l’industria che tira avanti tutta la allegra baracca, è quella cementifera; infatti conserva posti di lavoro, crea un mare di mutui e distrugge quel poco che è rimasto di tutti gli scempi già fatti.
I cittadini, gli -italiani- iniziano a chiedersi quale sia il modo migliore di produrre quell’Energia che tanto ci occorre, presentando studi e proposte: abbiamo più di 1800 chilometri di coste e molti tratti potrebbero essere utilizzati per produrre energia dal movimento delle maree; sovvenzionare seriamente la ricerca a favore del fotovoltaico o per la produzione di idrogeno, creando alternative al petrolio (di cui siamo succubi e che ci danneggia in tutti i sensi) e nuovi posti di lavoro; si danno invece le preferenze alla realizzazione di pozzi senza fondo dove finiranno i nostri soldi, chiamati centrali nucleari, che probabilmente non funzioneranno mai, in compenso forniscono alibi sullo sperpero incontrollato di risorse pubbliche; vogliamo dire qualcosa sulle turbogas, criticate da ricercatori rimasti inascoltati e derisi, ed osannate da chi le fabbrica, mentre il belpaese si incancrenisce e si sgretola. Vedi L’Aquila (qualcuno ha ringraziato il terremoto!), vedi Sarno, Ischia, San Fratello con la sua montagna; immagini emblematiche che dovrebbero indurci a pensare. Ed ancora: con un referendum abbiamo chiesto un Parlamento Pulito: trecentocinquantamila firme che giacciono accatastate nei sotterranei del Palazzo a marcire da più di due anni, segno evidente che molti perderebbero poltrone e privilegi; infatti mi sembra che ci sia un senatore a cui è stata comminata una condanna a 9 anni e continua a sedere in Parlamento, quindi non hanno alcun interesse a tirarle fuori. Questo è il rispetto che si ha per il popolo italiano. Si dà il caso che guidare una nazione significhi mettersi a sua disposizione, non il contrario. Altri esempi plateali sono il referendum contro il nucleare o l’abolizione del finanziamento pubblico a favore di quelle lobby chiamate partiti. Si potrebbe continuare all’infinito senza soluzione di continuità in ogni settore, oppure fare come un fiumarolo romano detto Baciccia, socialista seguace di Mussolini e poi, nell’avvento del fascismo, ad egli avverso; quando si sentì totalmente impotente di fronte agli eventi, a chi aveva indossato la camicia nera e che gli chiedeva da Ponte Milvio per sfotterlo: “a’ Bacì’ indò và la barca?” lui rispondeva: “Indò va la barca, va Baciccia!”. Allora via, tutti insieme allegramente verso il mare, come i topi di Hamelin.