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06
MAR
2015

Isis: il pericolo attuale, gli errori del passato

Oggi, che il Califfato è arrivato in Libia, riflettiamo ed analizziamo gli errori commessi nel passato dalle democrazie occidentali




Mentre in Italia si discute di questioni apparentemente futili, ci si accapiglia su questioni irrilevanti, ci si lamenta, per carità, a volte, ma solo a volte giustamente, pensando di essere all’interno di una bolla che ci protegge, confidando peraltro, non si sa su cosa visto che questi ultimi anni hanno sconvolto il mondo, l’economia, gli stili di vita, tentiamo di resistere nei nostri comportamenti, spesso non più sostenibili, intorno a noi succedono cose di una gravità assurda. Noi sapientoni occidentali siamo voluti intervenire sugli scacchieri internazionali provocando danni inauditi. Per questioni prettamente economiche, altro che per esportare la democrazia e la libertà (dove erano le armi biologiche di Saddam Hussein). E che dire della guerra alla Libia voluta da Francia e Inghilterra e da noi subita. La Libia dove vivevano tantissimi Italiani e che era un partner fondamentale. Anche li c’era un dittatore, ma sia Gheddafi che Hussein erano stabilizzatori di quei paesi inquieti. Ma abbiamo voluto rompere gli equilibri usando metodi poco condivisibili.

Una guerra di religione
Adesso dobbiamo subire le conseguenze drammatiche di quella che è, io non ho paura a dirlo, una guerra di religione. Certo non da parte nostra visto che noi accogliamo tutti, persone dell’est, spesso non raccomandabili, filippini, cinesi, indiani, musulmani, gli costruiamo addirittura le moschee dove professare la loro religione. Loro invece bruciano le chiese, ammazzano i cristiani, addirittura anche gli stessi musulmani “infedeli”, schiavizzano le donne, rapiscono le bambine, sgozzano e si proclamano un califfato (religioso) che vuole abbattere tutto ciò che non risponde alla loro personale lettura del Corano. A me sembra un quadro inquietante. Dal Mar Rosso alle rive del Mediterraneo è possibile tracciare una vera e propria mappa del terrore, ed è una mappa che “fa paura” e ci arriva come un colpo al cuore. Cosa pensare del filmato intitolato “Messaggio firmato con il sangue alla Nazione della Croce” e del cupo avvertimento: “Ci avete visti in Siria, ora siamo qui, a sud di Roma”.  Cosa dire?

Inadeguatezza, inadeguatezza, inadeguatezza
Inadeguatezza della politica, inadeguatezza del nostro paese ma anche delle grandi potenze internazionali. Io ho l’impressione che il mondo abbia davanti sfide gigantesche in mano a personaggi inadeguati. Credo anche che gli estremismi, tutti gli estremismi rappresentino un pericolo, e non solo nei paesi arabi. Quando si fa ragionare la pancia e non il cervello mala tempora currunt. Questa però è la situazione a pochi chilometri, anzi a poche leghe navali. E’ vero che gli uomini del Califfato non stanno avanzando, ma sta succedendo qualcosa di assai più pericoloso. Sono i musulmani locali, le bande locali, senza controllo e senza regole che man mano si stanno affiliando a quello che potremmo definire un brand vincente per loro.

Il Califfato è un vero pericolo
D’altronde una cosa è chiara in Libia c’è tanta confusione, non c’è sicurezza per nessuno, una forza che prende il controllo del territorio e mette regole (inconcepibili per noi) potrebbe diventare una grande forza di attrazione.
Pensate di no, eppure anche in Europa alcuni musulmani residenti di seconda generazione prendono le armi e provocano atti inconcepibili. Bene, anzi male. Voglio chiudere questo triste, orrendo capitolo, purtroppo reale e brutale, con alcune frasi non mie, ma che ho letto qua e la, mi pare sulla Stampa: “E’ un crudele gioco di intimidazione in cui la palma della vittoria in battaglia è già conquistata dall’islam, la religione che ha tappato la bocca a un Papa di Roma, che ha reso riluttante e timido un potere imperiale e internazionalista come quello americano.
So di dire qualcosa di sconcertante, ma non si risponde a questa altezza di sfida e a questa brutalità santificante con lo stato di diritto, con un’idea di polizia internazionale, con la denuncia della violenza; l’unica risposta è in una violenza incomparabilmente superiore”.
Rilutta ad un pacifista come credo di essere, ma forse questa è la cruda verità. Intanto l’argomento però è finito nelle pagine interne dei giornali. Speriamo bene.
Giancarlo Testi