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GIU
2009

Borri docet

Un incontro sul training autogeno






Il 16 maggio presso la libreria Magna Charta si è svolto il secondo incontro tenuto dal Dott. Simone Borri sul tema dell’assertività relativo però al “Training Autogeno”. Lo psicologo spiega subito che un seminario sul training di comunicazione efficace dura almeno una giornata ma in poco tempo e con molta chiarezza chiarisce che si tratta di uno strumento necessario per migliorare il proprio benessere imparando a ottimizzare i rapporti interpersonali e a gestire situazioni che potrebbero essere conflittuali. Durante il training ci si mette in discussione per analizzare il tipo di risposte che si danno in situazioni di vario genere, per capire che spesso tali reazioni sono causate da cattive interpretazioni dei fatti, da emozioni incontrollate o da altre variabili che è bene imparare a conoscere perché causano dei comportamenti scorretti che pregiudicano la prosecuzione del rapporto. Per questo è necessario essere guidati e imparare tecniche adatte anche facendo esercizi a casa davanti allo specchio: a lungo andare sarà possibile controllare le proprie reazioni e pervenire a comportamenti più efficaci migliorando le proprie prestazioni personali e professionali. L’aspetto e l’atteggiamento del corpo sono molto importanti ma spesso contrastano con le parole che diciamo con cui invece dovrebbero essere all’unisono per avere più effetto e non mandare messaggi ambigui. “Il corpo, sostiene Borri, dà più informazioni della parola” e per fare un esempio ricorda che l’atteggiamento di chiusura di una persona è evidente dall’atteggiamento di chiusura che assume anche tutto il corpo; anche la distanza tra due persone va rispettata: quella ideale è di 75 cm (partendo dai piedi!). La mimica, il vestito indossato, gesti e silenzi come anche il parlare a ‘valanga’ sono atteggiamenti indicativi del tipo di persona che siamo. La capacità di rapportarci con gli altri senza prevaricare, si può apprendere esercitandosi a mettere in atto alcune tecniche che lo psicologo suggerisce. La prima che spiega serve a sviluppare la capacità di limitare l’altro quando è eccessivamente invadente e si chiama ‘tecnica del disco rotto’, molto conveniente per rispondere ad esempio a quei commercianti che spesso, anche per telefono, ci convincono a comprare prodotti che non ci servono affatto. Un’altra tecnica consiste nel saper costruire le frasi giuste da usare nel momento in cui ci si sente vilipesi; si chiama tecnica della ‘frase ternaria’ e consiste nell’imparare ad evitare frasi come “Non si fa!” molto usate in genere con i figli ma, come sappiamo bene, senza sortire effetti di alcun genere! In sostituzione Borri suggerisce di inserire nel nostro discorso alcuni elementi strategici che possano specificare cosa ha causato il nostro fastidio, il motivo per cui ci si sente disturbati e la soggettività dei propri sentimenti che emerge usando il pronome ‘io’ per attribuire il nostro disagio a noi stessi e non all’altro come succede invece usando la parola “tu” come nella frase ‘tu mi hai fatto stare male’; in questo modo manifestiamo le emozioni che proviamo, in modo chiaro ma scevro di accuse. Normalmente sono persone assertive coloro con cui si è a proprio agio perché non ci si sente giudicati e criticati, anche se a volte si è capaci di una buona comunicazione solo in determinate circostanze, perché il comportamento dell’uomo è “situazionale”; è necessario infatti con le tecniche di training, imparare a gestire bene quegli eventi che spaventano, non tanto le situazioni definite di ‘confort’. Spesso chi ha un’autostima esagerata tende ad incolpare sempre gli altri perché non ammette di sbagliare e le frasi che sentirete saranno più o meno queste: “E’ possibile che tu non sia mai in grado di fare nulla di buono?”; “Ciò che sto dicendo è solo per il tuo bene”, “Lavoro con dei colleghi inetti”, “Nel dire queste cose so di essere nel giusto”, “I miei colleghi non hanno voglia di fare niente”... essere convinti di non sbagliare mai, iper-valutarsi, non accettare il punto di vista altrui, non cambiare la propria opinione colpevolizzare e inferiorizzare gli altri, arrogarsi il diritto di giudicare; questi sono comportamenti tipici della persona “aggressiva”. Coloro invece che hanno un comportamento “passivo” in genere non sono in grado di dire “no”, subiscono gli altri, stentano nel prendere decisioni, non riescono a dire la propria opinione, ritengono che gli altri siano migliori, hanno paura del giudizio altrui; tutto questo comporta un forte senso di insuccesso e di mortificazione al punto da isolarsi e, nelle situazioni peggiori, cadere in depressione. Le frasi che diciamo non devono essere istintive ma studiate e analizzate, perché il comportamento altrui, quello che molto spesso critichiamo è lo specchio del nostro, è cioè influenzato dal nostro modo di fare. Questo significa che le persone che abbiamo vicine cambieranno il proprio atteggiamento se noi modifichiamo il nostro: provare per credere!

Nicoletta Gigli