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LUG
2007

La vita per la Patria

Una toccante cerimonia al Campo della Memoria di Nettuno




Bartolo Gallitto della Decima Mas con il dottor Pietro Cappellari



Sabato 16 giugno 2007, è un’assolata mattina al Campo della Memoria di Nettuno. Sono accorsi al Sacrario giovani e meno giovani per una piccola ma toccante cerimonia in ricordo dei Combattenti dell’Onore. Una cerimonia fuori dalle consuete date “storiche”, ma non per questo meno sentita. Proprio in questo mese, 63 anni fa, terminava la Battaglia in Difesa di Roma, scontro iniziato all’indomani dello sbarco angloamericano a Nettunia (22 gennaio 1944).
Si concludeva una battaglia durissima, con atti di valore in entrambi gli schieramenti, una battaglia che lasciò sul terreno 27.000 soldati germanici, 29.200 soldati angloamericani ed oltre 600 soldati italiani. Chi erano questi italiani che per decenni sono stati ignorati dalla loro stessa Patria?
Erano i ragazzi della RSI che, dopo la resa incondizionata dell’Italia, ripresero le armi gettate a terra da un Governo imbelle e chiesero di poter continuare difendere la propria Patria combattendo contro il nemico angloamericano. In loro non c’era nessuna ambizione, nessun opportunismo. L’unica meta era il fronte dove riscattare l’Onore d’Italia. Ci riuscirono?
Potremmo facilmente rispondere di sì, ma forse non basterebbe a far comprendere il valore del loro sacrificio. Per questo siamo orgogliosi di poter ricordare l’onore delle armi concesso ai reparti della RSI dalle unità angloamericane negli ultimi giorni dell’aprile 1945. Un rispetto ed una stima che dura tutt’oggi, riconfermato dalle visite degli Ufficiali della Marina inglese al Campo della Memoria nel gennaio scorso e, soprattutto, dalla partecipazione dei reduci della RSI con i loro labari e gagliardetti alle cerimonie ufficiali in ricordo dei caduti dell’Impero Britannico presso il Cimitero Militare Inglese di Anzio nel maggio 2007. Proprio per ufficializzare questo “gemellaggio” tra combattenti, al Campo della Memoria è stata inaugurata una lapide in inglese che servirà a spiegare ai visitatori stranieri l’importanza del luogo che si trovano di fronte. La cerimonia ha visto la partecipazione ufficiale di una delegazione della Fiamma Tricolore guidata da Paolo Salvoni e Franco Pesce. Presente anche l’Assessore Luigi D’Arpino con fascia tricolore in rappresentanza del Sindaco di Anzio ed alcuni esponenti della cultura nazionale come il Prof. Avv. Augusto Sinagra dell’Università “La Sapienza” di Roma, il Prof. Giandomenico Tanza, il Conte Cav. Gr. Cr. Prof. Fernando Giulio Crociani, il Dott. Pietro Cappellari della Fondazione della RSI - Istituto Storico. La Santa Messa, officiata con il Rito Romano pre-conciliare da un Sacerdote della Fraternità San Pio X di Albano, ha riportato tutti alla comprensione del sacrificio dei combattenti della Repubblica Sociale Italiana. Dolcissime le parole del Sacerdote in ricordo di chi non c’è più fisicamente, ma vive accanto a noi nel ricordo godendo della pace che li ha accolti nella Patria del Signore. Parole che ormai sono desuete in Italia, ma anche in una Chiesa in preda ad un modernismo autodistruttivo, un modernismo apostata scaturito dalle incredibili revisioni dottrinarie e teologiche introdotte dal Concilio Vaticano II. Il Sacerdote ha invocato l’unità di tutti i credenti e di tutti gli italiani contro l’assalto dato dalle sinistre, dal consumismo e dalla globalizzazione alle radici stesse delle nostra identità nazionale e religiosa. In un mondo dove si parla di “diritto” all’aborto, di “diritto” alla droga, di “diritti” omo-transessuali, di “laicismo di Stato” che altro non è che ateismo militante, v’è bisogno di unità nella Fede come nella Patria. I nemici della nostra Nazione, della nostra Storia, della nostra Civiltà, delle nostre Radici, della nostra Identità, sono stati già sconfitti una volta. La cerimonia si è conclusa con una breve allocuzione dell’Avv. Bartolo Gallito, già Agente Speciale del Battaglione “Nuotatori Paracadutisti” della Decima MAS. Ha comunicato ai presenti la morte, dopo una lunga malattia, dell’Architetto Alessandro Tognoloni, uno degli ideatori del Campo della Memoria. Tognoloni è stata una persona eccezionale, Ufficiale del Battaglione “Barbarigo” della Decima MAS, compì diverse azioni di guerra contro le unità americane sbarcate a Nettunia. Il 24 maggio 1944 il Battaglione “Barbarigo” e il Gruppo d’Artiglieria “San Giorgio” della Decima MAS ricevettero l’ordine di ritirarsi dal fronte di Nettunia dopo il crollo della Linea Gustav. Le tre Compagnie in linea si sganciarono in direzione di Sermoneta e Bassiano. La 2a fu attaccata da mezzi corazzati nei pressi di Cisterna, la 4a resistette agli attacchi nemici nell’abitato di Norma. Gli artiglieri del “San Giorgio”, dopo aver esaurito tutte le munizioni a loro disposizione, fecero saltare le bocche da fuoco. La 3a Compagnia ripiegò da Terracina ricongiungendosi al resto del Battaglione “Barbarigo”. La postazione del Plotone comandato dal Guardiamarina Alessandro Tognoloni venne accerchiata da carri Sherman americani. Al grido di “Decima! Barbarigo!”, i marò andarono all’assalto dei carri. Tognoloni lanciò una bomba a mano e cadde colpito squarciato nel torace. Prima di perdere i sensi scaricò i colpi della sua pistola e, vuoto il caricatore, la lanciò contro il carro avanzante. Per gli atti di valore compiuti sul fronte di Nettunia gli fu concessa la Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria in quanto creduto morto. Invece, il Guardiamarina Tognoloni non era morto e raccolto gravemente ferito sul campo di battaglia dagli americani sbalorditi dal suo gesto, fu curato e quindi inviato in un campo di concentramento per prigionieri italiani nel Texas. Quando venne liberato, dopo la fine della guerra, il Comandante del campo si rivolse a Tognoloni dicendogli: “Se dovessi andare in guerra, vorrei al mio fianco dei combattenti come Voi”. Ecco, questo era Alessandro Tognoloni, questi erano i ragazzi della Repubblica Sociale Italiana.

Lemmonio Boreo