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01
NOV
2010

Elvira Banotti, femminista d’assalto

Intervista esclusiva di Sergio Franchi a una figura storica della lotta per l’emancipazione della donna in Italia




Elvira Banotti


“Una volta a Napoli, in una manifestazione a favore della riapertura dei bordelli, Elvira Banotti mi rovesciò in testa un cesto di ghiande”. In un’intervista alla Stampa del 2007 così Tinto Brass sintetizzò, con bonaria arroganza e mordicchiando il perenne toscano, il suo rapporto con una donna che ha fatto della difesa dell’esser donna la sua ragione di vita. Conoscendola, posso assicurare che il cantore delle natiche, il teorico indiscusso dell’etica del sedere, può ritenersi fortunato che la Banotti disponesse al momento solo di ghiande. Elvira Banotti, prestigiosa intellettuale ed attivista della prima ora, fu promotrice con Carla Lonzi e Carla Accardi del gruppo di “Rivolta femminile” che può essere considerato il nucleo fondante della battaglia per i diritti della donna in Italia. Raffinata scrittrice di “Sfida femminile”, giornalista, pensatrice, ma sopra tutto donna, fondò il collettivo della “Città sessuale”. Protagonista di mille iniziative e di gesti clamorosi, in un’intervista a Radio Radicale, definì la prostituzione come l’”organizzazione dello stupro sociale... perpetrata da uno stato che punisce i reati collaterali ma tollera la violenza sempre subita dalla donna”. Personaggio scomodo, come lo sono tutti quelli che ripudiano il compromesso come mezzo di crescita personale, ha sempre rifiutato di diluire le proprie convinzioni col liquido massificante dell’ideologia. Mentre il femminismo militante imperava ed il Partito Comunista ne aveva fatto una bandiera per le proprie federazioni femminili, Elvira Banotti occupava la sede del Manifesto e si rivolgeva così ai suoi giornalisti “Mai ci avete fatto parlare, ne’ mai avete pubblicato gli scritti che vi abbiamo rimesso; ma noi parleremo lo stesso...Voi compagni falliti e voi donne marxiste sconclusionate avete per circa un secolo impedito a noi donne di parlare appellandovi a ragioni superiori; di fatto alimentavate la tradizione dello stupro come mediazione disonesta con e tra gli uomini, che è la ragion d’essere della falsa sinistra. Voi oggi, sbarrando la strada a qualsiasi chiarimento portato dalle femministe, rappresentate di fatto l’ultima bugia della storia della schiavitu’. “
Ospite di una trasmissione di Giuliano Ferrara si scontrò con Vittorio Sgarbi, Tinto Brass e con lo stesso moderatore Ferrara e non ne risparmiò nemmeno a Pia Covre, Presidente del Movimento delle Prostitute, candidata alle Europee del 2009 per una lista Comunista. Più recentemente ha dichiarato guerra alla pornografia propinata dalle televisioni private, con dettagliate denunce contro Retemia, Rete A e Retecapri, depositate presso la Procura della Repubblica, il Garante dell’Editoria e il Ministro delle pari Opportunità. In un’intervista al Corriere della Sera ha dichiarato: “gli spot pornografici, istigano alla violenza sulle donne, presentano lo stupro come un gioco erotico gradito al sesso femminile. Per il suo irriducibile anti-maschilismo qualcuno, a cui piace giocare con i nomi, la chiamò “Evira” Banotti . Mentre alcune “pasionarie” di sinistra hanno scelto, negli anni, il compromesso della politica e spesso del successo economico, Elvira Banotti resta fedele ai principi del manifesto di “Rivolta Femminile” che pubblicò nel 70 con Carla Lonzi e Carla Accardi ed al suo attivismo senza tregua e senza mezzi termini, memore delle battaglie di ieri ed impegnata in quelle di oggi. Elvira Banotti è una delle prestigiose e discrete presenze di Lavinio, dove vive dal 2001. Dopo qualche riluttanza si è fatta intervistare. Sono andato a trovarla nella sua villetta di Lavinio Mare, mi ha subito colpito la cura del giardino e una bellissima Lancia Fulvia grigia degli anni 70, lucidissima e completamente restaurata, parcheggiata nel vialetto d’ingresso. Mi fa accomodare nel suo studiolo carico di libri, di ritagli di giornale e di documenti vari e mi dice “spara!”. Attivo il registratore digitale e:
- Domada d’obbligo: che cosa è oggi il femminismo?
“E’ stato uno psico-tsunami che ha lasciato dietro di sé molti fantasmi, cioè persone che sembravano aver vissuto un elettro-sciok. Una confusione alimentata dai media che pubblicavano articoli senza capire nulla di quanto accadeva tanto che nel termine “femminismo” assorbivano tutti gli eventi, anche quelli di segno opposto.”
- Ho letto il manifesto di rivolta femminile del 71, che trovo un pò prolisso, un pò anarchico, ed un pò scontato, sembra una raccolta di slogans... non credi che molte delle istanze di allora siano state oggi recepite dalla società italiana? Intendo vedi miglioramenti della condizione femminile negli ultimi 40 anni?
“Domanda superficiale. Tu hai letto soltanto ieri il manifesto quindi interpreti una vicenda (non solo un documento) straordinaria del 1969 con gli strumenti ancora inflessibili di un uomo che confonde l’oggi con il vivere di allora; sei imbottito di concetti che fanno scempio delle menti e dimentichi che gli uomini tiranneggiavano il mondo con quel parlar tra soli uomini e manifestavano rancori viscerali contro le donne, ritenute ininfluenti in ogni campo. Tanto che di fronte al nostro Manifesto erano traumatizzati! E tu parli oggi di contrapposizione? ma da parte di chi? Noi abbiamo soltanto interrotto quell’allucinante monologo maschile millenario, terrificante perché ha condizionato lo sviluppo umano. Prova a partire dalle tue sensazioni rispetto a tua moglie e tua figlia che sono il privilegio del tuo sentire e vedrai che le tue domande ti risulteranno inadeguate. A distanza di 40 anni vedo che il nostro Manifesto non ha ancora neutralizzato le scorie tossiche dell’autismo maschile. Ma l’uomo ha mai vissuto realmente l’amore?”
- Da una lettura critica del Manifesto mi accorgo che non è tanto rivolto alla rivedicazione sociale dei diritti della donna quanto alla ricerca di una sua contrapposizione all’uomo fine a se stessa... Forse sono la stessa cosa?
“Quanto ai “diritti” non farmi ridere... Vuoi forse esercitare ancora il potere concessorio? Se volete perseverare ottusamente concedete i diritti agli scimpanzé (vedi Zapatero) o al lupo siberiano... Questa storia della contrapposizione delle donne è antica quanto la Genesi, mitologia che conserva intatto il distacco micidiale del Maschile dal Femminile. Ecco perché l’ultima dannosa prova di forza degli uomini è sfociata negli anni ‘80 in quello stupido “progetto di parità” che rappresenta un insulto diretto alle donne. La Parità è una vistosa aggressione dei Partiti socialista e comunista che - avendo capito che avevamo sputato su Hegel ma anche su Marx - hanno imposto alle “compagne” l’uguaglianza con il mostro. Una prepotenza peggiore della emancipazione proposta dai despoti del’800 che almeno riconoscevano la donna come tale, inferiore magari, ma non trasformata in maschio. Negli anni 70 noi di Rivolta Femminile avevamo fatto decadere proprio l’orientamento emancipatorio, quindi il Femminismo nasce esclusivamente con il nostro manifesto: quello è il primo momento in cui la Donna parla autenticamente per sé e del mondo. Il progetto di Parità viene di fatto imposto alcuni anni dopo con lo scopo di sovrastare la nostra ideazione che aveva “disorientato le compagne” e inviperito i compagni dominanti, che hanno così consolidato la propria egemonia e sono ancora lì a tenere sotto controllo tutti i dinamismi sociali e statali mettendo le mani su immani depositi di Euro. Per le donne la Parità è un abbaglio, l’illusione di affermarsi aderendo a tutte le prepotenze sedimentate. Un travestimento distruttivo...perverso che le rende corresponsabili di tutti i crimini maschili. Le deputate sono dannose perché impersonali, “deformate” tanto che la loro clamorosa subalternità frena la creazione di idee, linguaggi e progetti Eterosessuali.”
- Va bene “sputare su Hegel”, come scriveva la tua amica Carla Lonzi, ma non credi che il dialogo, anche fino al duro il confronto, sia un mezzo di battaglia politica. Se così è perché il manifesto termina con la frase “comunichiamo solo con donne”: è l’autoghettizzazione?
“Lo “sputo” non era diretto solo ad Hegel ma anche a tutti gli autori delle Dottrine che hanno codificato la donna come ingrediente di pericolose perversioni (testi che dominano ancora indisturbati in scuole ed università). Lo sputo l’ho proposto io perché rispetto alle proposte di gettare i libri dalle finestre o di pestarli, lo sputo è una reazione di disprezzo manifesta tra gli africani e soprattutto tra alcuni animali; un gesto che ci richiamava alla forza della biologia. Fisiologicamente noi donne proviamo piacere nel riconoscere l’intelligenza di ogni Corpo, ne siamo affascinate mentre gli uomini hanno deriso questa nostra plasticità. Lo stupro cui l’uomo si è assuefatto (vedi la prostituzione diffusa dove la donna non solo non esiste ma viene assassinata) ha devastato tutti i reali percorsi umani perché rappresenta la sovrimpressione del Maschile sul Femminile. Per questi motivi, con il Manifesto, noi avevamo voluto restituire dignità alla parola di tutte le donne dando un diverso orientamento all’esistenza, unico percorso che può ricomporre il pensiero umano: la parola individuale è il solo imprinting della completezza di ciascuna/o. Dissolve l’autismo millenario di coloro che hanno sancito la propria superiorità con il delitto. “comunichiamo solo con donne” significava appunto che il nostro tempo e lo spazio della riflessioni erano dedicati a qualificare il nostro pensiero, poi ognuna nella vita comunicava con chi voleva. Serviva anche ad abbattere il bullismo e la presunzione maschile di possedere in esclusiva la capacità di “decifrare il senso della vita”. Pensa che Moravia chiese a Ginevra Bompiani (la quale aveva appena iniziato a frequentarci) di poter partecipare alle nostre riunioni. Ho detto “no” e lui ha replicato “io vengo lo stesso”. Mi sono infuriata ed ho risposto “se si fa vedere sulla porta della Casa della Cultura (ove facevamo le riunioni) mi ritroverà lì con un bastone!-”
- Che rispondi a quelle donne, anche intelligenti e consapevoli, che vedono, nel femminismo il fenomeno che ha castrato il maschio italiano?
“Chi la pensa così necessita di consistenti iniezioni omeopatiche di femminismo. Noi abbiamo acceso gli abbaglianti dirigendoli proprio sulle donne perché molte sono cresciute nella compressione dei ruoli attivo-passiva ed altre si erano lasciate corrompere dall’inganno delle Accademie e dei Partiti. Donne lagnose... patetiche, drammatiche perché senza orientamento. Assediate come siamo dal delirio di onnipotenza degli uomini che spiega ancor oggi tutti gli uxoricidi ritenuti legittimi per il passato ma anche quelli finalmente smascherati del presente che confermano quanto sia mancato un ponte comunicativo tra i Sessi. Molte donne non hanno vitalità “non sanno ancora dire in proprio”... Come si fa ad amare senza scambio di sensazioni di parole di idee che condensano la Sessualità? Sta di fatto che solo dopo il nostro intervento gli uomini hanno iniziato a modificare i propri percorsi mentale compiendo le prime vere conquiste individuali necessarie per liquefare gli enigmi dei totalitarismi religiosi e filosofici.”
- Che pensi dell’aborto e della 194?.
“E tu hai mai percepito i processi della spermatogenesi per quel che significano sostanzialmente o hai vissuto l’accoppiamento come un automa? L’aborto è una scelta intangibile perché chi espelle un nucleo nascente cancella soprattutto la memoria fisica di un contatto fisico violento, estraniante. Come nasce questo gesto pavloviano del’ eiaculazione precoce che prescinde dai suoi reali significati? Dalla tradizione dello stupro e dalla prostituzione che hanno rovesciato sulle donne tendenze maniacali, sadismi che hanno impedito nell’uomo lo scoprire il sentire orgasmico partecipato come culmine del riconoscimento tra donna e uomo. Gli uomini devono tenere sotto controllo gli spermatozoi perché mettere incinta una donna scavalcando il suo desiderio di fecondazione è una declassazione evidente del patrimonio corporeo femminile ma anche maschile.”
- Che pensi dei matrimoni fra omosessuali? Non credi nella indispensabilità delle due figure di sesso diverso nell’equilibrata educazione dei figli?
“E’ l’ultimo rigurgito di Sessaggio maschile. Ma quando mai gli uomini hanno prestato attenzione alla cura dei piccoli? Hanno sempre considerato i figli come potenziali assassini...pensa alle teorie di Freud, grande interprete della psiche maschile come De Sade (le cui opere sono state di recente pubblicate da Gallimard sotto il titolo “l’erotismo maschile”). Cosa nasconde la coscienza degli uomini? L’Omofilia appunto e non l’Omosessualità cioè quei legami che nella storia umana riflettono l’assenza della Donna e la scomparsa dai fondali culturali del Femminile: la ginofobia ha impregnato tutti i comportamenti maschili. Gli omofili ora affermano di avere “desiderio di paternità” (Nichi Vendola lo definisce senso di genitorialità) però cancellano le madri dal loro orizzonte! E poi come si fa a definire “sessuale” quello stravolgimento dei naturali dinamismi degli organi genitali che porta alcuni uomini a trasformare il condotto anale in canale vaginale? Quell’atto è un grave insulto al Corpo e conferma la presenza di psicosi sadiche ed il senso di paternità si manifesta come estensione del conflitto contro il Femminile capace di affossare ancora una volta il significato sessuale ed estetico dell’accoppiamento. In tal modo essi marcano un allontanamento siderale dal corpo della propria madre e dalle donne in generale tanto da pretendere persino di togliere loro il figlio (congelando quelle crudeltà istituite fin dall’Impero Romano quando si sottraevano i piccoli alle donne per affidarli ad istruttori carnefici). Ma siete impazziti? La paternità è un rispecchiamento nel Materno, un sentimento che i giovani padri stanno scoprendo soltanto ora perché si pongono in modo diverso rispetto all’orgasmo femminile e alla fecondità; scoprono cioè che solo in quel momento magico il Femminile ed il Maschile creano quell’alchimia che permette di generare i figli dell’Eterosessualità. L’Orgasmo simultaneo è il più alto dei sentimenti e serve a far evolvere le rispettive identità corporee ed il senso di sé!”
- “La donna è di un grado inferiore all’uomo” recita il Corano nella Sura della Vacca. L’antropologa Ida Magli si scaglia contro il Governo (Il Giornale dell’8-7-2010) che non tutela le donne Islamiche in Italia. La Fallaci accettava l’aborto solo se fosse stata messa incinta da un Islamico, Dacia Maraini definisce il fondamentalismo come “una grave malattia dell’Islam” Tu che fai? “C’e un parallelismo tra i Monoteismi come mito del maschile. Pensa che nel segno simbolico del cattolicesimo, la Croce che tutti indossano, si nomina il padre il figlio e lo spirito santo omettendo la Madre. Così l’umanità entra nella storia del mondo senza la madre (ricorda cosa ho detto degli omofili). Un Matricidio che la dice lunga sulla Genesi che fa nascere Eva dalla costola di Adamo mentre di fatto l’uomo nasce dal corpo della donna. Una distorsione del senso delle Origini. Nel prosieguo dei tempi cattolicesimo ed islamismo combaciano su molti punti: il burka e la tonaca delle suore fanno il paio perché coprire il capo per obbligo significa seppellire i propri pensieri e la propria dignità. Infatti le Suore e le islamiche non hanno diritto alla parola; pensate alla somiglianza delle Suore di Clausura (spose di Cristo e lontane da tutti gli uomini) con le donne dell’Harem (spose del sultano e lontane da tutti gli uomini anche loro). Infamie delle religioni. Se il Corano parla di inferiorità (che è una classificazione gerarchica seguita da delitti) il cattolicesimo ha snaturato la Sessualità (che è l’unico vero patrimonio umano) definendoci tentatrici demoniache, streghe. Perciò io sputo anche sulle banalità della Fallaci della Magli e della Maraini.”
- Tu che, per la tua storia, conosci anche la realtà di paesi come l’Etiopia e la Somalia, che pensi del fenomeno delle mutilazioni genitali femminili oggi?
Un errore definire mutilazioni genitali quella delittuosa amputazione praticata su bambine inermi; una tragedia peggiore della Shoa. L’assunzione di definizioni che minimizzano sono il prodotto di donne che nella politica operano in modo sbrigativo, senza capire. Si mutila la Clitoride e si chiude la Vulva (che sono l’essenza della identità delle donne) per distruggere la bambina, devastandole la psiche fin dall’infanzia.
Quindi non solo mutilazione genitale, perché questa ha il compito di infierire sui processi nervosi, neuronali e psichici, quindi sulla vita intera. Si vuole creare un corpo disfunzionale, privato di completezza che percepirà solo il dolore... compresa l’impotenza nella diuresi e nelle mestruazioni; un corpo dimensionato sulla malattia perché si è fatto scempio dei suoi fondamentali caratteri fisiologici. Una infamia assoluta pretesa da uomini che siedono persino alle Nazioni Unite.”
- Per la tua storia, il tuo impegno e per le tue scelte hai mai pagato prezzi personali?
“No, perché io mi sono sempre espressa fin da bambina mettendo in ansia i miei genitori. ho neutralizzato tutti i divieti ed ho protetto le mie intuizioni sulla volgarità di una scuola che mi obbligava a stare seduta per ore di fronte alla mitizzazione del “maschio assoluto” condannando le donne al nulla. Mio fratello maggiore si inorgogliva sempre più e cresceva in quella manomissione psichica considerata “pensiero universale”. Pretendeva di dominarmi ma ha visto i sorci verdi. Io ho saputo far parte di quella esperienza che chiamo “primavera dell’Eterosessualità”, una condizione ancora poco conosciuta all’umanità. Quanto alla mia vita sociale posso dire che tutte le svalutazioni e le opinioni che alcuni si fanno di me sono irritanti ma sono solo un loro delirio. Non mi ostacolano perché circoscrivono più esplicitamente il loro l’orizzonte mentale. Sputo su loro, ed è un marchio indelebile!”
L’intervista è finita. Ne esco, non sorpreso ma piuttosto frastornato, un pò messo a nudo. La ringrazio, ci salutiamo con un breve sorriso ed io me ne vado con un pizzico d’orgoglio per avere registrato pensieri della nostra storia recente, dalla viva voce di Elvira Banotti, che di questa storia è stata indomita protagonista, interprete e testimone di momenti di lotta ed evoluzione di quegli anni di rivolta che verranno ricordati, anche se impropriamente, come il “sessantotto”.
Sergio Franchi