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MAG
2006

Gas nocivi

Un interessante convegno al “Selva dei Pini”





Nell’ambito del programma “Lo Sguardo Della Dea - Il paesaggio come teatro”, ideato e organizzato dal Comitato Promotore per il Lazio Latino e Virgiliano, sabato 22 aprile nella sede di Pomezia dell’Università “La Sapienza” - College Selva dei Pini - si è svolto un interessante convegno divulgativo sul tema ambientale “Cosa c’è sotto: il gas radon ed altri gas nocivi - conoscenza e prevenzione”. Il convegno è stato organizzato dall’Asso.Ci.T. in collaborazione con il Comitato Promotore dell’iniziativa culturale “Lo sguardo della Dea” e con il Consorzio per l’Università “La Sapienza” di Pomezia. Ha svolto il ruolo di moderatore il sig. Mario Campo, il quale dopo una breve introduzione ha dato la parola a Giosuè Auletta, storico locale ed ideatore e regista del programma, il quale molto sinteticamente e con l’ausilio di carte murali ha messo in evidenza il rapporto esistente tra la presenza del gas radon nel territorio e l’iniziativa “Lo sguardo della Dea” la quale, per dirla con Virgilio, il territorio lo guardava dall’alto di un vulcano, quindi in modo panoramico. La prima relazione è stata svolta dal dott. Mario Voltaggio dell’Istituto di Geologia Ambientale e Geo-Ingegneria del C.N.R. di Roma, il quale esordisce affermando che nella vulcanologia e nella geochimica si studiano anche problemi di tipo storico, come già avveniva ai tempi di Dionigi, e secondo l’approccio con cui si è affrontato il problema del vulcano laziale sui Colli Albani. Si ha in questo modo la memoria storica delle manifestazioni gassose. Si riscontra la presenza di gas, anidride carbonica (CSO2) e acqua.
I gas sono immessiu dall’attività endogena. Nella fascia pre-tirrenica le emissioni di anidride carbonica sono tra le più alte del mondo (5 volte maggiori). Alla solforata di Pomezia ci sono 500 tonnellate al giorno di emissioni di acido solforico (H2S). Si tratta di gas di origine vulcanica, il vulcano dei Colli Albani fino alla fine del 1800 è stato ritenuto un vulcano attivo. L’acido solforico (H2S) presente in 100 parti per miliardo si manifesta con il caratteristico odore sgradevole di uova marce. Al di sopra di 400 parti per milione (CO2) non si respira più. Ne derivano i seguenti problemi: congiuntivite, effetti gastrointestinali, ecc. Dove si avverte l’odore la presenza è 12 volte maggiore della soglia di sopportabilità. H2S si ossida rapidamente e diventa acido solforico. La differenza tra solforata (p. es. quella di Pomezia) e solfatara (p.es. quella di Pozzuoli) è che la prima presenta un’emissione secca, mentre nella seconda c’è la presenza anche di acqua (vapore acqueo). L’uranio si trova in una sorta di discariche naturali radioattive profonde e viene alla superficie attraverso i soffioni. 40 mila anni fa minerali argillosi hanno impedito la migrazione dell’uranio. Alla solforata misurando il radon si sa la pressione del CO2 dalle 10 alle 20 atmosfere di profondità. Il radon è pericoloso alla distanza di 800 metri. Il dott. Antonio Di Lisa, geologo precisa che il pericolo del radon per l’uomo si ha con l’inalazione e non con l’ingestione. Può dare luogo alla formazione di cellule cancerogene. Dopo il fumo da tabacco, il radon incide nella formazione del cancro. La mappa delle zone a rischio è preparata dall’ARPA. L’uranio proviene dal mantello (rocce vulcaniche, rocce granitiche). Dove è più è più elevata la presenza di uranio c’è il radon (solfatara di Pozzuoli: zona di arricchimento di uranio. L’acido solforico fa da barriera, l’uranio si deposita, si abbassa. Le regioni più a rischio sono il Lazio, la Campania, la Lombardia, il Friuli e l’arco alpino. Nella pianura padana i gas provengono dalle montagne granitiche e vengono portati in pianura dai fiumi. Nel Lazio la maggiore presenza si registra a Bagni di Tivolo, Ciampino, Albano, Ardea, Pomezia, Cava dei Selci a Marino.
Nel comune di Pomezia è stato monitorato tutto il sottosuolo e si è registrata una forte presenza di radon, anidride carbonica e acido solfidrico in via della Solforata (via dei Castelli Romani) e via della Solforatela (Santa Palomba).
Il convegno si è concluso con numerose domande da parte del pubblico presente, che ha voluto sapere le distanze di sicurezza, le modalità di costruzione degli edifici per attenuare i rischi, la rimozione del gas dai pozzi d’acqua ed altri interessanti quesiti.

Salvatore Amendola