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25
FEB
2015

La riforma dello Statuto comunale

Il PD vuole porre all’attenzione dei cittadini che si deve partire dalla democrazia partecipata




Il titolo di questo articolo è molto suggestivo, perchè evoca la costruzione di una visione della città e al contempo preme sulla moralità politica dei partiti, delle associazioni e dei cittadini di Pomezia.
Se ci soffermiamo ad esaminare la fenomenologia della città di Pomezia, non possiamo non accorgerci di come essa sia scissa nel proprio interno in sfere sociali, frammentata in una dimensione privatistica.
Le realtà sociali, il mondo dei costruttori, il mondo dei commercianti, degli imprenditori e dei professionisti, non sono funzionali ad una visione comune della città. D’altra parte anche le fasce deboli: i senza casa, i disoccupati, i meno abbienti, la condizione di disagio femminile e dei minori, non trovano sostegno al loro vissuto di disuguaglianza.
Questa scissione tra interessi e fini logora il tessuto cittadino, e degenerano la vita sociale e democratica di Pomezia in quanto non hanno un confine morale che abbia come obiettivo il Bene Comune.
A partire da queste analisi, occorre dircelo, almeno qui ed ora, essere democratici significa avere uno sguardo ed un interesse preminente per la cura di quelle disuguaglianze e di quelle differenze. L’uguaglianza formale del diritto deve essere penetrata da una concezione che faccia emergere i rapporti di dominio e di dipendenza insiti nel territorio.
C’è, allora, un principio basilare che dobbiamo avere ben presente: sono le realtà politiche a determinare la serietà degli argomenti morali. E non c’è argomento morale più fondante che quello di porsi la domanda: a quale modello di democrazia aspira la città di Pomezia?
Ebbene: proprio questa domanda è stata deprivata sino ad oggi nell’immaginario collettivo, e proprio questa domanda è stata altamente sottovalutata, negli ultimi 25 anni, in modo trasversale da tutte le forze politiche.
L’argomento che vogliamo porre con forza è quello della democrazia partecipata e della difesa dei beni comuni. Non come vacuo esercizio accademico, ma come raggiungimento di una meta collettiva – di comunità - che sposta i confini nell’approccio della logica politica nelle nostre città. Se vogliamo conservare una qualche adesione a valori democratici, dobbiamo costituire un modello democratico che consenta alla comunità di cittadini di risalire dal pantano dell’ineguaglianza.
Tale modello non può prescindere dai principi che ispirano la democrazia partecipata. Un sistema di regole che disciplinano la necessità di includere le fasce di disagio sociale nei meccanismi decisionali istituzionali del Comune.
Per questo occorre mettere mano ad una profonda modifica dello Statuto comunale e dei regolamenti. Il fine è di dare vita a prassi diffuse di partecipazione diretta: piani sociali, piano regolatore, piani di riqualificazione urbana, contratti di quartiere, bilancio partecipativo, consulta, istituzione di centri d’ascolto ed altro.
Tutto ciò significa dare una valutazione democratica e quindi un valore ai cittadini ed ai loro bisogni. Questo vuol dire rendere la politica più accessibile e avvicinare i cittadini ad essa. Se la politica si lascia toccare direttamente dai cittadini, essa li coinvolge così da strutturare le “questioni” in modo diretto ed immediato.
Le persone non si realizzano interamente da sole, è vero il contrario: la città è inclusiva se partecipata, e partecipando genera democrazia.
Il totem fin qui elaborato è che i potenti si sono realizzati senza il supporto di altri. Per questo occorre una prassi politica che abbatta questo totem. Occorre unificare i “poteri dei deboli” in modo che tentare di persuadere chi è più potente a rinunciare a parte del proprio potere.
Questo ambizioso programma non è utopia. In altre città si è realizzato. Entrare in questo nuovo stadio morale può cambiare prima di tutto noi stessi e condizionerà le forme della politica della nostra città.
“Quanto più un’immagine è unita con altre immagini, tanto più spesso si fa sentire” (Baruc Spinoza)
Noi vogliamo iniziare a comporre questa immagine. L’appuntamento per un primo incontro sul tema dello statuto comunale si terrà a Pomezia, presso l’Hotel Enea di Pomezia, venerdì 6 marzo alle ore 17,30.

Francesco Falco Stefano Mengozzi PD Pomezia