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16
MAG
2012

Maestri del restauro

Il CEFME si muove anche nell’ambito dei beni archeologici e culturali




Si è concluso nei giorni scorsi il Progetto Orientamento, Formazione, Tirocinio per l’inserimento lavorativo nelle imprese e botteghe artigiane del settore Restauro-Beni Culturali. Un’iniziativa del Cefme, Centro Formazione Maestranze Edili di Roma e Provincia, finanziata dalla Regione Lazio con il contributo del Fondo Sociale Europeo.
Il corso era riservato a disoccupati italiani e comunitari con conoscenze pregresse nell’ambito del restauro di età compresa tra i 20 e i 29 anni, con lo scopo di acquisire competenze teorico pratiche per l’avvio alla professione artigiana del restauratore. Sono state molte le domande di partecipazione, ma solo 13 sono riusciti a vivere quest’avventura durata più di sei mesi tra attività teoriche in aula e tirocini professionalizzanti presso laboratori e cantieri di restauro, per un totale di 800 ore. Le lezioni teoriche hanno avuto luogo presso la sede romana del CE.F.M.E., in via F. Fiorentini, mentre la parte pratica in diversi cantieri capitolini di rilevante interesse culturale. “L’attività teorica è stata programmata per fornire una preparazione che, integrata con le altre azioni del progetto, consentisse a giovani disoccupati di conoscere più approfonditamente il mestiere tradizionale del restauratore – spiega il Direttore Generale del CE.F.M.E. Fernando Santucci - gli insegnamenti sono stati impartiti da esperti del settore del restauro. Si sono succeduti, inoltre, insegnamenti teorici finalizzati all’acquisizione della conoscenza delle tecniche artistiche come le tecniche pittoriche su tela o murali o decorative, le varie tecniche di restauro su affreschi, mosaici, dipinti su tela e su muro; la storia e la teoria del restauro sino ai giorni nostri; le modalità di organizzazione di cantiere; il restauro conservativo; la preventivazione e progettazione degli interventi di restauro conservativo. Poi i nostri allievi hanno effettuato lezioni sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro ai sensi del D.lgs 81/08 e s.m.i., sulla creazione e gestione di micro imprese artigiane”. Poi la seconda parte, quella tanto attesa dagli allievi, la più lunga e la più interessante dal punto di vista dell’acquisizione delle competenze professionali. I corsisti sono stati divisi in gruppi di lavoro e affidati a diversi maestri restauratori dell’Impresa Artigiana C.S.R. Restauro Beni Culturali, hanno potuto operare sul campo e applicare le metodologie studiate durante le lezioni in aula. “I tirocinanti hanno lavorato al fianco dei maestri artigiani all’interno del laboratorio del C.S.R. Restauro Beni Culturali – spiega il Presidente del CE.F.M.E. ing. Giuseppe D’Ascenzo – ma hanno anche affiancato gli stessi nei lavori esterni su cantieri di interesse nazionale. Un gruppo di allievi ha lavorato in quella che gli archeologi definiscono ‘La Pompei in miniatura’, il sottosuolo di Colle Oppio nell’area sottostante le Terme di Traiano, all’altezza della cancellata che disegna la fine del parco. Un altro gruppo invece si è trovato a lavorare nel Villaggio Olimpico, per il restauro di 3 gruppi scultorei bronzei realizzati dall’artista Amleto Cataldi nei primi anni del Novecento”. Un lavoro, quello sul campo, che è durato quasi 6 mesi. “In questo modo i ragazzi non solo hanno affiancato i maestri restauratori - ci fa notare il Vice Presidente del CE.F.M.E. dott.sa Elena Schifino – ma si sono cimentati in prima persona nei vari momenti del lavoro, dal restauro di dipinti su tela e tavola, manufatti lignei, guidati dalla restauratrice Silvana Franchini, suppellettili provenienti da scavi archeologici e sculture in bronzo, diretti dai restauratori Francesca Angelo e Riccardo Mancinelli e su mosaici, con a capo i restauratori Eugenio Mancinelli, Riccardo Mancinelli ed Eliana Billi”.
I luoghi in cui gli allievi hanno lavorato, come detto prima, sono di interesse nazionale. Per quanto riguarda il cantiere delle Terme di Traiano, i tirocinanti hanno affiancato i maestri restauratori in quella che è ancora una miniera da esplorare. Due diversi centri urbani del primo impero. L’ultimo rinvenimento, che ha visto protagonisti gli allievi è stato un gigantesco mosaico parietale , esempio unico della capitale dei Cesari, raffigurante, tra l’altro, cinque figure femminili. E proprio su questo esempio unico hanno potuto prestare la propria opera gli allievi del CE.F.M.E.. “I ragazzi hanno lavorato in tutte le fasi – spiegano i maestri restauratori Eugenio Mancinelli, Silvana Franchini, Riccardo Mancinelli, Francesca Angelo ed Eliana Billi – intervenendo sul materiale archeologico che è emerso dallo scavo. Un lavoro di pulitura sullo scavo e sui materiali, come suppellettili che lo scavo ha restituito, fino a lavorare sul consolidamento, pulitura e restauro dei mosaici parietali rinvenuti. Un lavoro che hanno affrontato con passione e devozione, completamente calati nel ruolo di restauratori, consci di operare in un luogo, quello della Roma Antica che è patrimonio dell’umanità”. Per quanto riguarda il secondo gruppo, anche in questo caso è stato effettuato un gran bel lavoro nel restauro dei bronzi di Amleto Cataldi degli inizi del ‘900. “Si tratta di sculture in bronzo di proporzioni gigantesche raffiguranti tre gruppi di due atleti ciascuno in procinto di esprimere le loro categorie sportive – spiegano il responsabile del progetto del CE.F.M.E. Massimiliano Neri e i maestri restauratori Riccardo Mancinelli e Francesca Angelo - il celebre Arch. Marcello Piacentini nel 1927 ebbe l’incarico di ristrutturare il vecchio “Stadio Nazionale” risalente al 1911 nel quartiere Flaminio e su quattro colonne, nella parte superiore della nuova facciata in pietra da lui realizzata, fece collocare questi pregevoli gruppi di atleti. Nel 1957, lo stadio divenuto nel frattempo troppo piccolo fu abbattuto per far posto all’attuale stadio Flaminio e in questa circostanza l’impresa che eseguì i lavori li rimosse, danneggiandoli profondamente. Furono poi raccolti e abbandonati in differenti depositi comunali. Fu solo grazie al lavoro investigativo di un attento e scrupoloso giornalista che abitava al Villaggio Olimpico che a poco a poco e con impegno e perseveranza si riuscì a ritrovare i gruppi bronzei e a ottenere che, dopo un sommario restauro, fossero negli anni sessanta collocati su adeguati piedistalli nella attuale sede. Da lì arriviamo ad oggi e all’opera di restauro iniziata nei mesi scorsi, con un lavoro di pulitura e di lucidatura e consolidamento dei bronzi, grazie al lavoro dei ragazzi che anche in questo caso non si sono risparmiati, noncuranti delle intemperie e della fatica fisica”.

Ufficio stampa CEFME