Dal 1990 al 29 gennaio 2026 sempre a Pomezia fino a diventare Comandante
Il comandante Orsara in pensione
Il Comandante della Stazione dei Carabinieri di Pomezia Luogotenente Carica Speciale Roberto Orsara dal 29 gennaio 2026, nonché al compimento del 60° anno di età, ha cessato la sua attività dal servizio permanente, sostanzialmente è stato posto in congedo e collocato nella categoria della riserva.
Incontro il Comandante Orsara e gli chiedo di raccontarmi la sua storia personale.
“Sono nato a Cetraro (Cosenza) nel 1966 ed a 21 anni, agli inizi del 1988, sono partito militare di leva nell’Esercito Italiano. Mentre ero militare, mi veniva notificato l’avviso quale vincitore di concorso per entrare nell’Arma. Nel settembre del 1988, sono partito per la Scuola Sottufficiali dei Carabinieri di Velletri, dove ho frequentato il primo anno del biennio dal 1988 al 1989.
Successivamente, ho proseguito frequentando la Scuola Sottufficiali di Firenze, fino al 1990. Terminato con ottimi risultati il corso, il 12 giugno del 1990 sono stato assegnato alla Stazione dei Carabinieri di Pomezia, con il grado di Vice Brigadiere. La Stazione, all’epoca, era comandata dal Maresciallo Capo Enrico D’Alessandro, che è stato per me un punto di riferimento professionale e umano. A Pomezia ho svolto poi tutti i miei 36 anni di servizio: dal 1990 al 1992, ho ricoperto l’incarico di addetto al Comando Stazione e dopo un breve periodo, quale Capo equipaggio presso l’Aliquota Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Pomezia fino al 2000, ho ricoperto l’incarico quale Comandante del Posto Fisso TLC (telecomunicazioni) di Pomezia e contemporaneamente ero Vice Comandante della Stazione di Pomezia. Inoltre dal 2000 al 2007 ho ricoperto l’incarico di Comandante dell’Aliquota Radiomobile di Pomezia, alle dipendenze della Compagnia; anche se la mia ambizione era quella di ritornare a prestare servizio nell’ambito del Comando Stazione. Di fatto, nell’anno 2007 ritornavo in servizio alla Stazione dei Carabinieri di Pomezia, ove assumevo il comando a partire dal 2010 e fino al 29 gennaio del 2026”.
- Come mai è rimasto sempre a Pomezia?
“Perché mi sono sempre trovato bene non solo con i colleghi ma anche con tutta la cittadinanza. Tant’è che ora che sono in pensione io e la mia famiglia, consideriamo Pomezia la nostra casa e quindi abbiamo deciso di continuare a viverci”.
- Lei mi è sembrato sempre una persona riservata, è una questione di carattere o era il ruolo che lo costringeva ad esserlo?
“Entrambi i motivi. Di carattere sono molto riservato e poi anche il ruolo istituzionale che ho ricoperto nel corso degli anni, mi ha imposto di esserlo”.
- Ci sono stati momenti difficili?
“In 36 anni di servizio sul territorio, ovviamente ho attraversato momenti difficili dovuti soprattutto all’impegno costante che ho posto in essere a favore della comunità, in quanto unico presidio presente a garantire la sicurezza in un territorio densamente popolato alla periferia della Capitale. Spesso i cittadini si sono rivolti a me per un supporto morale e familiare e questo mi ha reso partecipe dei loro problemi. Ho svolto la mia professione tra la gente e per la gente, con immutata passione e spirito di servizio, questo ha comportato un impegno costante e spesso complicato. Il comando di una Stazione importante come quella di Pomezia, impone un impegno quotidiano e instancabile nella gestione degli uomini, nelle relazioni esterne, in particolare con le istituzioni e naturalmente nello svolgimento delle molteplici attività di polizia giudiziaria. Un ruolo che è stato molto gratificante perché oltre a grandi sacrifici, mi ha dato anche enormi soddisfazioni, anche impensabili, quando giovanissimo sono partito dal mio piccolo paese del tirreno cosentino. Tra l’altro proveniente da una famiglia che pur con modeste possibilità economiche, ha cresciuto con decoro e onestà tre figli, di cui solo io appartenente alla Benemerita”.
- Lei, volendo, poteva restare ancora in servizio per qualche altro anno. Perché ha deciso di congedarsi?
“Si, sarei potuto transitare nella categoria dell’ausiliaria, ma ho preferito non farlo. Quando l’impegno è assoluto, arriva poi il momento in cui ti senti appagato e senti il bisogno di fermarti. Capisci che si è chiuso un ciclo lavorativo ma soprattutto una missione di vita, che ti accompagnerà sempre.
Ho indossato la divisa con orgoglio e onore, l’ultimo giorno è stato per me molto emozionante e anche difficile nel sapere che non l’avrei più indossata, ma poi capisci che tuttavia, è la vita che ti impone certe scelte”.
- Cosa si porta via dall’ufficio?
“Oltre il ricordo di tante preoccupazioni e di notti insonni legate alle molteplici attività istituzionali, porto con me anche i vari riconoscimenti ottenuti dall’Arma e dalle Istituzioni. Tra tutte, la più grande soddisfazione mi è stata concessa il 5 giugno del 2025, ossia durante il 211° anniversario della fondazione dell’Arma dei Carabinieri, dove davanti a migliaia di colleghi e spettatori ho ricevuto, a piazza di Siena in Roma, dal Comando Generale dell’Arma, un attestato di merito come migliore Comandante di Stazione per l’anno 2024, per essermi distinto per dedizione e professionalità. Basti pensare che in Italia vi sono oltre 4500 Stazioni dell’Arma e quindi un riconoscimento importante, impreziosito ancor di più, quando la mattina io e gli altri premiandi, siamo stati ricevuti al Quirinale, dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Ricordo ancora la grande emozione quando gli ho stretto la mano”.
- Cosa farà da pensionato?
“Penso di dedicare più tempo alla mia famiglia, alla quale durante questi anni di Comando ho potuto garantire poco la mia presenza, perfino durante momenti di festività. Non ho hobby particolari, ma essendo un appassionato di moto, spero di dedicarmi a frequenti gite fuori porta. Inoltre, per ultimo ma non per importanza, mi piacerebbe trascorrere più tempo nel mio paese di origine e di vivere di più la mia città di adozione”.
- Chi si sente di ringraziare?
“Innanzitutto la mia famiglia, per il supporto silenzioso e fondamentale che mi ha dato in questi anni; l’Arma dei Carabinieri che mi ha permesso di vivere una vita dignitosa, dandomi la possibilità di realizzarmi dal punto di vista professionale e umano. Un ringraziamento lo rivolgo anche ai miei superiori gerarchici, che nel tempo si sono succeduti e che hanno riposto in me tanta fiducia e stima, oltre ai colleghi che mi hanno affiancato in questo lungo percorso in divisa”.
A.S.