Le storie all’interno del borgo medievale di Nettuno. Il fantasma di donna Olimpia e la pollacca di Filomena Maiozzi, le storie fantastiche
“Olimpia butta l’acqua” E “’O Monichitto” - Leggende del passato
All’interno del borgo medievale di Nettuno, esistono due dimore storiche di rilievo: il palazzo Doria – Pamphilj e il palazzo baronale, detto anche la Rocca oppure palazzo camerale. La famiglia romana della casa Pamphilj, con il potere, la ricchezza e la magnificanza dei grandi prìncipi, trasformò, in soli quattro anni, un villino acquistato dai Cesi, in un palazzo ritenuto degno di ospitare il papa Innocenzo XII e la sua corte nel 1697. Siamo in piazza Marcantonio Colonna. Camillo Pamphilj che lo costruì, era figlio di Pamphilio, fratello del papa Innocenzo X, e di Olimpia Maidalchini, detta Donna Olimpia, la famosa papessa, una delle protagoniste della storia di Roma. Tra gli ecclesiastici, la famiglia contava – oltre allo stesso papa Innocenzo X – i cardinali Girolamo Pamphilj (1574 – 1655) e Benedetto Pamphilj (1653 – 1730). Camillo sposò il 10 febbraio 1647, Olimpia Aldobrandini, nata a Roma, il 20 aprile 1623, figlia di Giovan Giorgio e della principessa Ippolita Ludovisi. Olimpia Aldobrandini era vedova del principe Paolo Borghese (1624 – 1646). Il preambolo è per la Storia, adesso raccontiamo due aneddoti. In tutti i paesi del mondo, dove esistono castelli e dimore storiche, sin dal 1700-1800, si raccontano storie di presenze di fantasmi, spiriti, folletti dispettosi. Una leggenda è legata al palazzo Doria – Pamphilj di Piazza Colonna, dove si racconta che fosse abitato dallo spirito di Donna Olimpia Maidalchini. Di lei si racconta che per le strade di Roma correva su un carrozzone in fiamme, per spaventare i passanti nottambuli. Qui a Nettuno, nacque il detto popolare: “Olimpia, butta l’acqua”, dopo che era ospite del figlio e della nuora, Olimpia non voleva che le persone del posto si fermassero a chiacchierare sotto le sue finestre e l’unico modo per allontanarli era appunto, svuotare secchi d’acqua sulle loro teste. In seguito il detto “Olimpia, butta l’acqua”, fu utilizzato dagli operai addetti alla mola (ubicata di lato del palazzo, in fondo della discesa a mare), per dire ad altri operai in cima alla scalinata, di aprire la saracinesca dell’acqua per far girare la mola. Più fantasiosa è la presenza del fantasma di Olimpia, la quale non apprezzava molto la nuora, un’altra Olimpia, ma Aldobrandini e si dice che non la lasciava dormire di notte e di giorno le faceva dispetti. Qui soggiornò il papa Innocenzo XII (famiglia Pignatelli, 1691-1700), nel 1697, quando venne per la costruzione del nuovo porto. Attualmente è diviso in proprietà privata e in proprietà della famiglia Borghese.
Il palazzo baronale che sta di traverso tra piazza Marcantonio Colonna e piazza Guglielmo Marconi, fu costruito dagli Orsini, feudari di Nettuno dal 1191 al 1427, dopo i monaci di Grottaferrata che furono i primi feudari del vasto territorio e del castello di Nettuno. Agli Orsini succedettero i Colonna che ne ebbero il possesso fino al 1594, per cederlo poi alla Camera Apostolica, Attualmente è di proprietà dei Borghese. Siamo in piazza Gugliemo Marconi. Questo palazzo, si diceva, fosse visitato da un personaggio stravagante, piccolo di statura, calvo e con indosso, una tunica corta nera, e per questo chiamato “’O monichitto”. Era dispettoso, spengeva le candele nei corridoi, nelle stanze e nell’atrio. Si diceva che volessa stare da solo. Probabilmente tutto ciò era dovuto agli spifferi delle finestre. Tuttavia, il timore dell’esistenza de “’O monichitto”, faceva paura a chi ci abitava. Uno degli ultimi episodi legati alla presenza di questo “spiritello” è ancora raccontato dai discendenti di Filomena Maiozzi (all’anagrafe Magliozzi), che abitava all’ultimo piano. Filomena era nata in via della Fontana, numero 10, l’8 gennaio 1876. Sposò nel 1895, Aristide Zaino. Filomena vestiva, come tutte le donne di quel tempo, lunghe gonne e una veste scura detta “La pollacca”. Una sera decise di uscire per una commissione. Mentre scendeva gli scalini, allungò la mano sulla veste che s’impigliò nel riccio del poggiamano. Si sentì perciò trattenuta e strattonò la gonna, ma non riuscì a liberarsi. A quel punto cominciò a chiedere aiuto. “Correte c’è ‘o monichitto”, sempre strattonando la gonna. Quando sopraggiunsero i famigliari la trovarono in lotta con la sua pollacca. “Ferma, non agitarti perché ti si è impigliata la gonna al poggiamano”, le dissero. Qui soggiornò il papa Alessandro VI (famiglia Borgia, 1492-1503), quando venne con Giuliano e Antonio da Sangallo per la costruzione del forte e per l’inaugurazione (1503).
Silvano Casaldi