Marcello Fotia e le sue pizze di talento
La Divina Commedia
In un angolo di Anzio dove la tradizione culinaria si mischia all’innovazione, Marcello Fotia si conferma titolo d’eccellenza della La Divina Commedia - Pizzeria / Trattoria. Chef appassionato e guida creativa, Fotia è l’ideatore della pizza “Diversamente Romana”, un vero manifesto di gusto e tecnica che porta in tavola la firma di un maestro capace di coniugare identità e modernità.
La serata di festa che ha visto protagonista la Maria Monse è stata l’occasione per mostrare, ancora una volta, la cura e la precisa padronanza del mestiere. “Era la festa della Maria Monse… ha ridato le promesse con il marito Salvatore e ha festeggiato il suo compleanno; io come sempre ero il suo pizzaiolo per la festa,” racconta Fotia, con la genuina soddisfazione di chi lavora con passione e professionalità. L’evento, ospitato al Ristorante Il Tartarughino in Via Veneto a Roma, ha coinvolto oltre 100 invitati tra protagonisti del mondo dello spettacolo, artisti e giornalisti, confermando la capacità del tesseramento tra cucina di qualità e socialità esclusiva.
Tra le pizze che hanno fatto la differenza in quella serata, spiccano alcune creazioni celebrative della casa. Le Amatriciane con cipolla croccante hanno conquistato i presenti per la loro sapida dolcezza, una combinazione che gioca sul contrasto tra la rotondità dell’amaricante e la croccantezza della cipolla. Non meno apprezzate la radicchio crema al gorgonzola e noci, un abbraccio di verdi e cremosità che si sostiene con note di noce moscata e pepe fresco; e la versione con tre pomodorini, rucola e bufala, un trittico fresco capace di valorizzare la leggerezza della mozzarella di bufala e la brillantezza dei pomodorini.
Il “metodo Diversamente Romana” resta il cuore della proposta. Impasti lavorati con pazienza, lievitazione di 48/72 ore in cella e una miscela di quattro farine, tra cui riso e soia, per ottenere una consistenza leggera ma strutturata, capace di sostenere farciture ricche senza perdere identità. Il risultato è una pizza che racconta una Roma diversa, quella che rinasce dalla lentezza controllata della lievitazione e dalla precisione di chi sa bilanciar sapori tradizionali e innovazione.
“Abbiamo ricevuto tantissimi complimenti da tutti ed è questo che fa piacere a noi”, conclude Fotia, a testimonianza che la cucina non è solo tecnica, ma anche dialogo con i palati e le aspettative del pubblico. In La Divina Commedia, ogni impasto diventa un atto scenico, ogni topping una scena, e ogni servizio una piccola performance che lascia il segno.
In definitiva, Marcello Fotia non è solo un pizzaiolo: è un raccontatore di gusto, capace di ricucire tradizione locale e creatività contemporanea, offrendo a Anzio e a Roma una pizza che è, davvero, una divina commedia di sapori.
Il fondamento di una società civile
“Una società civile non può avere a fondamento della sua cultura le menzogne. È quindi necessario che l’uomo, cosiddetto moderno, si preoccupi di analizzare a fondo quali verità e quali menzogne sono contenute nel bagaglio delle sue conoscenze”. La frase è tratta dal libro “Perché credo in Colui che ha fatto il mondo” (1999) del famoso scienziato siciliano Antonino Zichichi (1929-2026). Frase rilevante, specie in un tempo in cui circolano quasi solo due tipi di notizie, le false e le cattive. Nonostante gli strumenti di ricerca a nostra disposizione (istruzione, biblioteche, internet etc.) è sempre più difficile distinguere le notizie false dalle vere. Così, le bufale sono credute da molti prima che qualcuno pensi a verificare l’attendibilità delle fonti. Quanto alle notizie cattive, si sentono così spesso che si rischia davvero la depressione, e comunque anche le cattive notizie possono rivelarsi false o vere. Ma come ricorda Zichichi, “una società civile non può avere a fondamento della sua cultura le menzogne”. Occorre “analizzare a fondo quali verità e quali menzogne sono contenute nel bagaglio” delle nostre conoscenze.
Per fare quest’analisi occorre tempo, calma, serenità. Invece sembra che si debba fare tutto velocemente. Si mangia in fretta, si lavora di fretta, si parla in fretta e purtroppo si accettano in fretta notizie di ogni genere, senza esercitare la critica necessaria a valutarne la veridicità. Ma la velocità è tipica di chi fugge. In fuga dagli altri. Forse in fuga da noi stessi e, certo, in fuga da Dio, per il quale non troviamo posto nella vita. Dio richiede riflessione e calma, soprattutto nei momenti più pesanti della vita, quando crisi, malattia o morte bussano alla porta. Occorre il tempo calmo della preghiera. Contro coloro che pregano per mettersi in mostra, Gesù insegna a pregare in segreto: “Fai la tua preghiera al Padre tuo che è nel segreto, e il Padre tuo che vede nel segreto te ne darà la ricompensa”. Questo buon consiglio va seguìto con serenità. Scrive il salmista: “Io invocherò Dio per tutto il corso dei miei giorni”; ecco una “invocazione” che va certo fatta con calma e deliberata dedizione. Il giovane è capace di rendere “pura” la sua vita, cioè degna di essere vissuta, quando “bada” a come vive e allo scopo per cui vive. “Badare” significa porre attenzione e agire con lenta calma. Ancora, il giovane salmista dice: “Io ho cercato [Dio] con tutto il mio cuore”: una ricerca fatta di cuore, con cura e amore. Pietro apostolo scrive la sua seconda lettera esercitando verso i lettori la “cura del ricordare” cose veraci e quindi fondamentali per la loro fede pratica. Ecco alcune cose che sono a fondamento della cultura cristiana.
Le notizie riguardanti Cristo Gesù, la vita, la morte e soprattutto la risurrezione non sono “favole composte con artificio”, dice Pietro, non sono fake news, come si dice oggi, ma notizie fondate sulla testimonianza oculare di persone attendibili, gli apostoli. Il testo della sacra Scrittura non si basa sulle “vedute particolari” di questo o quel personaggio che dice di aver avuto una visione o di aver fatto un sogno. L’uomo, con la sua volontà, non avrebbe mai potuto neppure pensare le cose che Dio ha attuato in Cristo. Le Scritture sono infatti il frutto dell’azione dinamica (ispirazione) di Dio che ha “spinto” alcune persone ben precise a scrivere. Ciò esclude le bufale di quanti, nei secoli, hanno avanzato la pretesa di parlare/scrivere a nome di Dio. Dio ha già parlato mediante il più alto dei Suoi inviati: “Dio, che nei tempi antichi aveva già parlato molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha costituito erede di tutte le cose e per mezzo del quale ha fatto anche il mondo”. Cristo Gesù è la definitiva rivelazione di Dio. Parafrasando l’espressione di Zichichi, una società civile non può avere le menzogne a fondamento della sua CULTURA RELIGIOSA. L’unico fondamento veritiero è “quello già posto, cioè Cristo”. Cristo è verità, non bufale (chiesa di Cristo Gesù, Pomezia – email: cnt2000@alice.it).
Pagine di Sicilia. Miti e novelle
Antonella Colonna Vilasi, “Pagine di Sicilia. Miti e novelle”, (Prefazione D. Catalano, Introduzione di E. Di Girolamo) Edizioni Ex Libris, Palermo 2025, pp. 65, Euro 15,00.
L’autrice di questo bel libro non è siciliana e neanche attualmente vive in quella terra, ma ha compiuto gli studi universitari a Catania e, nell’isola, ha trascorso e trascorre molto tempo subendone un incantesimo che l’ha incatenata indissolubilmente a quella terra, quelle città e paesi, quella gente, quel mare e quei monti. L’essenza di questo incantesimo è, in parte, trasfuso in queste pagine, con un risultato straordinario nella sua enigmatica e poetica originalità.
Il libro costituisce fra le altre cose un interessante ibrido di “elementi di narrativa di viaggio, memoria personale, tradizione e mito” (introduz. E. Di Girolamo, p.7); ogni pagina è dedicata a una città, un paesaggio, una leggenda di quella terra, ponendosi fra letteratura e leggenda, fra lirica, storia e rievocazioni mitologiche. Catania, Palermo, Enna, Siracusa e poi contrade, mari, paesaggi e monumenti legati dal mito a quella città a quel mare a quel paesaggio.
Alfeo e Aretusa che formano l’Ortigia a Siracusa; il gigante Encelado che giace imprigionato nelle cavità sotterranee dell’Etna.
Colapesce: metà uomo e metà pesce, che dalle profondità marine sostiene le tre colonne della Trinacria; la testa del moro e il basilico, Scilla e Cariddi, il faro di capo Peloro, Efesto il dio che sovraintende l’Etna…Miti, leggende, tradizioni, rituali ancestrali e sacrali una coralità che l’autrice fa propria e la racconta in queste suggestive pagine attraverso la scrittura e le immagini disegnate a fronte.
L’autrice è professore universitario di Intelligence e in varie agenzie ed istituti che si occupano di questa materia. Ha all’attivo oltre cento pubblicazioni scientifiche in riviste accademiche ed è responsabile del Centro Studi Intelligence ente scientifico riconosciuto dal MIUR iscritto alla Commissione europea e al Registro della Trasparenza del MISE.
Accanto a queste attività di natura tecnica e scientifica è anche studiosa e autrice di pubblicazioni più legate a materie quali la poesia, la narrazione favolistica e mitologica.
Giuseppe Chitarrini