Intervista ad Angelo Pugliese di Italia Viva Anzio
Casa riformista
In un momento così complicato sia a livello nazionale che internazionale si ricomincia a parlare di politica e di riformismo anche a livello locale. La pensa così il Presidente di Italia Viva Anzio, Angelo Pugliese, 51 anni, di professione comunicatore e da qualche anno prestato alla dimensione dell’impegno civile sia nel suo comune che oltre.
- Presidente Pugliese, lei ha contribuito nel 2024 a portare Italia Viva a sostenere ad Anzio, quello che era il candidato del PD e che poi è diventato il vincitore della campagna elettorale e da circa 15 mesi è il primo cittadino, Aurelio Lo Fazio. E’ ancora convinto di questa scelta?
“Si, sono ancora convinto di questa scelta. Arrivammo a sostenere il nome di Aurelio Lo Fazio, dopo avere ragionato per diverso tempo su un nome, anche fuori dalla dimensione del centrosinistra tradizionale, che potesse svolgere una funzione di garanzia per le forze riformiste e democratiche che lavoravano e lavorano ancora per il bene della mia città. Ma alla fine la vera funzione di garanzia l’ha fatta l’attuale sindaco, che comunque credo che stia veramente facendo davvero un grosso sacrificio personale per portare avanti questo incarico. Mi dispiace che il suo lavoro non sia apprezzato ora anche da chi allora in privato esprimeva simpatia per una sua candidatura, ma capisco che i tempi cambiano e me ne faccio una ragione. L’importante è che non manchi però al di là della diversità politica il rispetto umano”.
- Che contributo da Italia Viva alla maggioranza che governa ad Anzio dal dicembre 2024?
“Purtroppo non abbiamo un consigliere nell’assise consiliare. Abbiamo la prima dei non eletti nella lista civica del Sindaco, Simona Tribulati che da poco è entrata come membro esterno nella commissione consiliare cultura e sport e spero che possa dare il suo grande contributo di idee e di progettualità. Simona è consigliera regionale della Federazione Italiana Tennis Padel e ha molto da dire sulle tematiche sportive. Lei rappresenterà in quella sede anche la nostra proposta per la costituzione di un Comitato di studio per una candidatura congiunta Anzio-Nettuno come capitale Italiana per la Cultura. Abbiamo accolto con favore la partnership con la Università Luiss in tal senso e speriamo di essere coinvolti attivamente.Penso che dirà la sua anche su un eventuale comitato preparatorio per una ipotetica candidatura di Roma come sede alle Olimpiadi Estive nei prossimi anni che non può non vedere Anzio come una delle città protagoniste. Italia Viva anche a livello locale lavora per soluzioni riformiste. Se il Sindaco è disposto ad ascoltarci ne abbiamo tante da consigliare”.
- Italia Viva ora ha un nuovo Coordinatore per la Provincia di Roma, il giovane Francesco De Santis e sta avviando una campagna per la costituzione del brand “Casa Riformista”. Lei è stato coinvolto? Che ne pensa di questo progetto?
“La scelta di Francesco De Santis come nuovo coordinatore della Provincia di Roma al posto del dimissionario Vincenzo Marcorelli, sindaco di Rignano Flaminio è stata decisa in tempi brevi dai livelli regionali per dare alla nostra formazione politica una figura degna e capace per organizzare il Partito. Speriamo che possa avere gli strumenti giusti per farlo. Non è semplice.
Come non è semplice avviare il cantiere della cosiddetta “Casa Riformista”. Ma bisogna rimboccarsi le maniche e farlo. Spero che Francesco De Santis possa lavorare per costruire in prospettiva delle candidature competitive per le prossime elezioni politiche.
Ovviamente dipende da quale sarà la legge elettorale con cui si andrà a votare. Mi preme solo ribadire che seppure in una ottica di campo largo anche Italia Viva ha delle figure spendibili per questi ruoli. Purtroppo a causa di una riforma populista come quella del “tagliaparlamentari” del 2020 che Italia Viva ad Anzio non ha mai sostenuto, ci ritroviamo con meno deputati e meno senatori e questo penalizza come sempre realtà come Anzio e Nettuno che pure hanno ottime figure da valorizzare”.
- Secondo lei la Casa Riformista è un progetto realizzabile ad Anzio e Nettuno?
“I mattoni per edificarla li abbiamo. Abbiamo persone valide per mettere in piedi questa nuova costruzione politica. A Nettuno non posso non evidenziare il ruolo di traghettatore dell’amico Rosario Varriale, Presidente omologo di Italia Viva della città del Tridente che conosce bene i nostri territori e cerca costantemente di mantenere un dialogo con le persone che hanno una idea riformista sul territorio di Nettuno. Però ci devono dare una mano gli organi dirigenti. Non dico Matteo Renzi che ha tante altre cose a cui pensare. Ma penso a tutta la leadership regionale sia alla Pisana che negli organi di partito che invito già da ora a venire sulle nostre coste per parlare con i nostri elettori e ascoltare le nostre proposte”.
Edo Capri
Personaggi politici e giuristi liberi dalle ideologie votano per liberare la magistratura dalla politica
La sinistra per il si
L’imbarbarimento del confronto tra i partiti nel nostro Paese sta sempre piu allontanando i cittadini dai fatti della politica. Quello che predicava e continua a predicare Ralf Nader, campione di democrazia e di tutela dei diritti “se tu non ti occupi della politica la politica si occuperà di te”, non basta ad attrarre l’interesse di grandi masse di cittadini di fronte allo scempio della logica e della verità che spesso la classe politica di questo Paese perpetra ogni giorno ed in ogni occasione di conflitto. La logica e l’interesse genuino della gente vengono troppo spesso sacrificati sull’altare del becero partitismo ed anche i grandi e drammatici temi della politica internazionale vedono le fazioni sempre pronte ad alimentare il proprio arido orticello nell’illusione di mantenere o di raggiungere il potere. Anche nelle grandi scelte che vedono in ballo la modifica delle regole del gioco democratico i temi perdono ogni valore intrinseco e diventano solo modalità per contare le adesioni alla propria parte politica. Ricordo il referendum proposto dal Governo Renzi che prevedeva, tra l’altro, un logico riassetto del Senato per eliminare l’inutile bicameralismo paritario, una saggia razionalizzazione del titolo 5 e l’eliminazione dell’inutile CNEL e che fallì miseramente perché diventò un referendum sul governo e servì solo a mandare a casa Renzi. Fu persa una grande occasione per modernizzare il nostro Paese. Ci risiamo. Ora i cittadini, che restano il baluardo ultimo di ogni democrazia, sono chiamati a legiferare direttamente attraverso l’accettazione di una legge di modifica costituzionale oppure la non accettazione della legge e quindi della modifica.
Il confronto sulle varianti proposte, che sono solo di carattere tecnico e sono prive di qualsiasi colore di parte, si è trasformato nel più indecente scontro fra i partiti con la magistratura, che dovrebbe essere completamente al di fuori della mischia, che scende in campo allineandosi politicamente per difendere quei privilegi che il tempo e la storia hanno condannato e condannano ogni giorno. La logica dei contenuti e l’onestà etica ed intellettuale di tanti personaggi dell’area di sinistra contribuiscono a mantenere la scelta svincolata dalle appartenenze politiche.
La separazione delle funzioni e la responsabilizzazione dei magistrati nel processo penale è un progetto che nasce a sinistra dello schieramento politico ed è stato sempre difeso dalla cultura di sinistra anche perché figlio del processo accusatorio che sostituisce il processo inquisitorio in cui il Giudice non era certamente terzo; un processo tanto utile nei regimi totalitari come il Fascismo. Palmiro Togliatti ne sottolinea la necessità nella fase costituzionale. Bruno Vespa ha documentato dichiarazioni di tutti i segretari del PCI, PDS PD in favore della netta distinzione tra le funzioni di accusa, difesa e giudice terzo. Un socialista ed eroe della resistenza, Vassalli, ne crea le premesse attraverso l’introduzione del processo accusatorio. Governi e politici di sinistra ne hanno perorato negli anni l’attuazione e sempre rinunciato ad attuarla per non urtare una magistratura che è stata sempre storicamente amica e da qualche decennio è egemone. Marco Pannella ne fece ragione di vita politica, Giovanni Falcone ne sottolineò sempre la necessità così come Giuliano Amato, Tina Anselmi, Claudio Martelli, Claudio Petruccioli, Luciano Violante e più recentemente Stefano Ceccanti, Pina Picerno, Chiara Concia, Sebastiano Fusaro, Enrico Morando, Cesare Salvi, Goffredo Bettini e poi l’ala riformista con D’amato, Tonini, Pittella, Oliverio e tanti altri come l’ex ministro Bianco e poi personaggi della galassia PD come Coccia, Sterpa, Salvati, del Rio, Gentiloni e giuristi come Augusto Barbera ed anche il PM vivente più famoso d’Italia, ex senatore del PDS, cioè Antonio Di Pietro, che gira nelle TV per affermare in modo perentorio la necessità di votare SI. Logica vorrebbe che si vada a votare per mantenere o cambiare un assetto del sistema giudiziario e gli inviti a votare per dare una spallata al governo, spallata che al contrario del caso Renzi non sortirebbe in questo caso nessun effetto pratico, appaiono solo un becero invito a sostenere le ragioni di parte. Per aver voluto “mandare a casa Renzi” ora ci teniamo un sistema parlamentare lento, un decentramento amministrativo spesso caotico ed un CNEL che serve solo a far guadagnare a Brunetta 22.000 Euro al mese dopo che è stato impedito che ne guadagnasse 27.000, visto che l’assetto moderno dello Stato non necessita più di vecchi arnesi pensati per dare un premio ai sindacalisti ed ai politici trombati. Se si perderà questa occasione per cambiare il connubio fra PM e giudici, se non si libera la magistratura dai partiti politici, le carriere e le destinazioni continueranno ad essere decise in modo spartitorio fra le correnti politiche e lo Stato, cioè i cittadini, continueranno a pagare per gli errori casuali o dolosi dei giudici che continueranno a fare carriera come avviene oggi. E sarà masochismo allo stato puro,
Sergio Franchi
Un mondo senza regole può solo portare a guerre e distruzioni
Una riforma indispensabile
Nella storia dell’uomo e dei popoli la legge del più forte è stata sempre quella che ha regolato i rapporti ed i contrasti tra le tribù e gli stati.
La legge delle armi ha per millenni prevalso su quella della ragione. Dopo l’avvento di armi da fuoco semprepiù letali ed i milioni di morti della prima guerra mondiale la nascita della Società delle Nazioni non si rivelò adeguata ad evitare la tragedia ancora più grande della seconda guerra mondiale ed i vincitori, davanti a tanta distruzione ed a milioni di morti, condivisero la necessità e l’urgenza di un meccanismo più forte e più efficace per mantenere la pace.
Diedero quindi vita all’Organizzazione delle Nazioni Unite ed al Consiglio di Sicurezza a cui fu delegata la risoluzione delle divergenze e il mantenimento della pace. Bene o male, tra alti e bassi, l’ONU ha impedito, per 80 anni, che una terza guerra mondiale potesse essere quella capace di porre fine al genere umano ed ha contribuito a spegnere alcuni significativi conflitti regionali. Negli anni, però, la mancata presa di coscienza della necessità di allargare il Consiglio di Sicurezza a nazioni e consessi, che avevano assunto un grande peso economico e politico dopo la guerra, come il Giappone, la Germania e l’Italia e la permanenza del diritto di veto, ristretto ai 5 componenti permanenti, ha facilitato l’azione disgregatrice delle due potenze che più delle altre hanno contribuito alla nascita dell’ONU. Due potenze che, con atteggiamenti oligarchici si stanno muovendosulla scena mondiale e, nel nome di politiche violente e spartitorie, stanno ponendo fine ad ogni capacità delle Nazioni Unite di risolvere le controversie fra gli stati. Putin e Trump, con politiche diverse, modalità diverse e diverse circostanze hanno fatto carta straccia del trattato firmato nel 1945 ed a cui aderiscono 193 stati, la quasi totalità degli stati sovrani. Putin con l’invasione dell’Ucraina e la politica neo imperialistica di Trump, forse complici di un accordo scellerato, hanno riportato il mondo allo stato primordiale in cui vige legge del più forte. Continuare ad invocare il diritto internazionale appare sempre piu anacronistico se non esiste più chi può amministrare quel diritto.
L’ ONU sono gli stati che lo compongono ma l’ONU è anche il suo “governo” e la segreteria di Antonio Guterres non ha certamente brillato per capacità ed autonomia. Che agenzie ONU operanti nella striscia di Gaza fossero permeate da uomini di Hamas non credo fosse un segreto per nessuno e tanto meno per il Segretario Generale. Che l’Assemblea Generale sia diventata uno stadio con tifoserie manovrate da gruppi di potere è un fatto che ha contribuito non poco alla perdita di valore dell’Organizzazione, anche se essa continua ad operare in ambiti tecnici, come la sanità, le comunicazioni, l’agricoltura, l’infanzia ecc… nonostante che il disinteresse da parte dal player e maggior contributore come gli Stati Uniti ne riduca notevolmente le capacità operative. Il genere umano ha bisogno di tornare alle regole della convivenza civile se regimi feudali come la Corea del Nord continuano possedere un’immensa capacità di distruggere, se focolai regionali che coinvolgono i grandi della terra continuano a provocare distruzione e morte. Dopo l’Ucraina, il Venezuela e l’Iran, chi potrà negare il “diritto” alla Cina di riprendersi Taiwan? Il mondo ha assoluto bisogno di tornare al diritto internazionale, quello con cui al piccolo stato è dato lo stessadignità del grande stato e l’unica alternativa praticabile è quella di una riforma dell’ONU, nella speranza che bastino le gravi tensioni in atto a sollecitarne la necessità e che non ci sia bisogno di una terza e forse ultima guerra mondiale.
Sergio Franchi