Da carrozziere a Nettuno, a cantante di “My Way” nelle crociere e nei locali di New York
Roberto Tarani, il nettunese che si è fatto strada in America
Roberto Tarani, è un pezzo d’uomo, quasi cento chili, che conosce palmo a palmo New York, ogni strada, ogni piazza, anche perché dal 1968 il suo posto di lavoro era al numero civico 2372 di Hoffman Street, nel Bronx, dove aveva aperto un’officina di carrozzeria.
ROBERTO’S AUTO BODY – Expert Collision Work – All work Guaranteed, era scritto all’esterno del grande locale dove riparava gli automezzi. Il fabbricato, alto sette metri circa, tutto realizzato con mattoni marroni all’esterno, aveva due grandi saracinesche di ferro dello stesso colore e quattro grandi finestre in alto; era un corpo unico e aveva uno spazio esterno, un cortile, per il parcheggio dei mezzi in riparazione, chiuso con un cancello in ferro e rete metallica. Era a Manhattan, dentro l’area di Little Italy, tra la 184ma strada e la 187ma, nel quartiere Bronx. Si trovava vicino alla chiesa cattolica Nostra Signora del Monte Carmelo, alla Columbus Square e a ristoranti italiani, pasticcerie, forno, edifici con scale metalliche di fuga esterne.
La New York che tutti noi conosciamo è una sorta di Disneyland. Ma non è stata sempre così. Negli Anni ‘70 e ‘80 la Grande Mela era più simile al selvaggio West che a un parco di divertimenti. E il posto peggiore era il Bronx, il cui nome è tuttora utilizzato per apostrofare qualsiasi quartiere povero, ai margini e pericoloso.
Roberto non era tipo da mettersi paura però e spesso usò i pugni e spintoni per allontanare i giovani delle bande che avevano il controllo di ogni traffico di cose e persone nel quartiere. Roberto ha anche un cuore così grande che tanti nettunesi che sono andati a New York, per lavoro o in vacanza, li ha ospitati e fatti sentire a casa loro. Bastava informarlo al suo numero di telefono 001/718/5849314 ed è capitato spesso di coglierlo col boccone tra i denti, per via del fuso orario.
“Scusa per l’ora Roberto…”. “Niente scusa, dimmi cosa posso fare per te?”. “Volevo dirti che verrò a New York la settimana prossima con alcuni amici e volevo chiederti se possiamo incontrarci, c’è anche il vice sindaco”.
La sera del 6 novembre del 1990 Roberto Tarani fermò la sua autovettura fuori l’albergo Madison Tower, per fare il giro della città. Quattro anni dopo: “Ciao Roberto, come stai?”. “Bene, che devi venire a New York?”. “Si, stavolta col sindaco e altre cinque persone. Siamo in sette”. “Quale aeroporto? Ce ne sono tre”. “Kennedy”. “Va bene, verrò con due macchine insieme a mio figlio”.
Per due serate Roberto e il figlio Roberto junior, robusto e grosso quanto il padre, tanto che di notte, dopo aver lavorato in officina, andava a fare il buttafuori nei locali notturni, ci fecero visitare New York di notte e sempre Roberto offrì due cene: la prima appena arrivati a tarda notte in una hamburgheria e la sera successiva in un ristorante italiano di Little Italy. Robertone, come lo chiamano gli amici, è figlio di Fernando, detto Spaghetto, nato a Rieti, il 26 aprile 1909, da Camillo e Rosa Nioni. Di mestiere pittore imbianchino, il 4 maggio 1933, sposò la nettunese Clotilde Bagialemani, nata in via S. Giovanni, dopo la gemella Santina (deceduta nel 1965), figlia di Sante e di Agnese Finelli. Fernando e Clotilde ebbero tre figli: Rossana, nel 1934, che sposò Tommaso Soria (genitori di Maria Pia); Maria Pia Tarani, nata il 12 febbraio 1937 e morta il 13 aprile 1938; Roberto, nato il 6 febbraio 1940, il quale emigrò negli Stati Uniti d’America nel 1968.
Amante del mare – gli bastava voltare l’angolo del Baluardo per scendere in spiaggia – ha scelto la Florida per godersi la pensione. Perciò Roberto Tarani ora non vive più a New York, adesso viaggia molto con le crociere organizzate, dove si esibisce come cantante.
Nel suo repertorio ci sono canzoni italiane, napoletane e americane, tra queste ultime non poteva mancare la famosissima My Way, portata al successo da Frank Sinatra. Anche se non lo fa intendere, Robertone ha sempre avuto nostalgia di Nettuno. Quando era in America tornava a Nettuno col pensiero, ne percorreva le strade, si inoltrava nel borgo, rientrava nella sua vecchia casa al Baluardo. Oggi Roberto, il potente richiamo di Nettuno lo porta in giro per il mondo. Forse un giorno non potrà più resistere e rimpatrierà definitivamente. Chi lo può dire? Intanto ci si aspetta che la prossima estate farà la sua solita esibizione a piazza Colonna o a S. Giovanni e ci farà ascoltare di nuovo la canzone My Way, per non dimenticare la sua seconda patria.
Silvano Casaldi