SIMPOSIO
LIBERO INCONTRO ARTISTICO CULTURALE
Giuliana Bellorini
Coordinatrice corrispondente
del salotto sede del SimposioG
Riflettere sui momenti di vera felicità con-divisa.
Una telefonata ad un’amica che soffre, una visita di anziani amici, sorridenti e felici, un video che non ti aspettavi. Siamo tutti testimoni di come sia possibile adattarsi alle difficoltà e poter trasformare alla nostra attenzione un colore, un suono, un profumo e noi, insieme alle cose che ci circondano.
Quell’amica lontana, che puoi sentire solo al telefono, ti racconta di come il giardino di casa sia divenuto il luogo capace di lenire la solitudine dell’invalidità; gli amici diventati nonni, che hanno rinnovato l’entusiasmo per la vita; una visita improvvisa di chi ha pensato di trascorrere un’ora in compagnia.
Oggi la registrazione di un incontro tra gli amici del Simposio è un dono inaspettato, per chi non ha potuto a malincuore esserci. “Memorizzate questo link per poter visionare i nuovi e, più in là, i precedenti incontri!!!”, ci dice l’amico Franco Masiello, tramite la nostra preziosa e ineguagliabile Marilù, La Tamburina del Simposio. https://m.youtube.com/@SimposioLibero.
Che altro ancora? Piccoli e grandi momenti di felicità che impongono la nostra riflessione sull’importanza della condivisione.
Giuliana
YOUNG SOPHIA
Il pensiero dei giovani
LETTERA A UNA DONNA…
di Giuliana Perotti
3° Liceo Scienze Umane.
Santa Lucia Filippini - NETTUNO
Cara mamma,
scrivere questa lettera non è facile, perché parlare di te significa parlare di tutto ciò che mi ha fatta crescere e che mi ha resa quella che sono oggi.
Quando mi è stato chiesto di scrivere una lettera a una donna, non ho avuto dubbi: eri tu.
Per me la parola “donna” ha il tuo nome, il tuo sorriso e la tua forza.
Ho solo sedici anni e so che forse non capisco ancora tutto della vita, ma una cosa l’ho imparata: non tutti sanno essere forti come te.
È come se avessi una forza silenziosa, che non fa rumore, che non chiede attenzione. È quella forza che va avanti anche quando nessuno la vede, anche quando dentro tutto pesa (e anche troppo).
Nel tempo ti ho vista affrontare momenti che avrebbero “spezzato” chiunque. La vita, infatti, non è stata gentile con te, ti ha tolto tanto e spesso tutto insieme. Eppure tu sei rimasta in piedi, soprattutto per noi, cercando di non farci mai mancare una stabilità, anche quando il tuo mondo tremava.
Ti ho vista piangere poche volte, ed è proprio per questo che quei momenti sono rimasti impressi dentro di me. In quei silenzi ho capito quanto dolore tu abbia saputo tenere dentro senza mai farmelo pesare.
Dietro di te ho visto una donna, fragile e fortissima allo stesso tempo, che continuava a proteggermi anche quando avrebbe avuto bisogno di esser protetta lei.
La cosa che ammiro di più di te è che, anche nei giorni più difficili, sei riuscita a farmi sentire al sicuro. Hai sempre trovato un modo per starmi accanto, per farmi sentire amata, anche quando avevi mille ferite che nessuno vedeva.
E forse è per questo che oggi cerco in ogni modo di farti sorridere.
Perché vedere il tuo viso sereno, anche solo per qualche secondo, mi fa stare davvero bene.
Sapere di riuscire a regalarti un attimo di leggerezza, una risata, uno sguardo spensierato, per me vale tantissimo.
Sei una mamma, ma anche una migliore amica, una persona con cui posso essere davvero me stessa.
A volte non te lo dico abbastanza, ma ti osservo ogni giorno.
Ti guardo mentre affronti questa vita frenetica, mentre, allo stesso tempo trovi la forza di sorridere anche quando sei stanca, mentre vai avanti nonostante tutto.
Sai che non sono brava con le parole e spesso non riesco a dire tutto quello che provo, ma voglio che tu sappia che sono orgogliosa di te Orgogliosa della donna che sei, della mamma che sei, della forza che hai dimostrato ogni giorno.
Spero un giorno di diventare anche solo un po’ come te, di avere il tuo coraggio, il tuo cuore e la tua capacità di amare, anche quando la vita fa male.
Grazie per esserci sempre stata.
Grazie per non esserti mai arresa.
Grazie per essere la mia mamma.
Ti amo tanto, più di quanto riuscirò mai a spiegare.
La tua Giugiu
LA DANZA/4
La ‘resistenza intima’
contro la schiavitù.
con Tiziana Forcina
LA SCHIAVITÙ ESISTE PURTROPPO DA TEMPO IMMEMORE Il passaggio all'invenzione delle armi (circa 2,5 milioni di anni fa con l'Homo habilis), e consumo di carne, segnarono effettivamente la traiettoria della nostra specie,
L’ARMA STRUMENTO DI DOMINIO, ciò ha dato man mano adito all’inizio di una sempre più strutturata forma di schiavitù di massa.
La lancia o la pietra scheggiata, nate per abbattere la preda, hanno dato all'uomo il potere tecnologico di sopraffare non solo gli animali, ma anche i propri simili. Quella stessa attitudine al dominio, affinata nella caccia, è stata “trasferita” in larga scala sugli altri esseri umani nel momento in cui l’abilità intrapresa nel gestire meglio l'agricoltura delle prime civiltà stanziali permise di accumulare ricchezza.
Le armi hanno creato la capacità di sottomettere, ma la schiavitù è nata solo quando divenne conveniente farlo, attraverso una maggiore quantità di cibo si potevano meglio sfamare gli schiavi affidando loro compiti più gravosi ed al contempo, continuare a tenerli legati alla propria stregua.
La schiavitù in antichità rappresentava un pilastro produttivo e domestico, non intrinsecamente razziale. I prigionieri provenivano da svariate zone.
TRATTA ATLANTICA - A partire dal XVI secolo, lo sviluppo delle piantagioni (soprattutto in Brasile) creò una domanda enorme di forza lavoro, portando alla deportazione di 10-15 milioni di africani.
Gli schiavi erano considerati proprietà (beni mobili), senza diritti giuridici né familiari. Questa forma di schiavitù attiva dal XV al XIX secolo, rappresentò un fenomeno complesso che ha coinvolto attivamente non solo le potenze europee, tra cui il Portogallo, ma anche le élite locali africane.
Il sistema "collaborazione" forzata e opportunistica, tra mercanti europei e leader africani ha devastato le strutture sociali del continente africano per secoli.
INSOPPRIMIBILE VOLONTÀ DI VITA E DIGNITÀ - Nonostante la privazione totale dei diritti, la vita per gli schiavi continuava e la danza, il canto, il movimento, talvolta tollerati e talvolta praticati di nascosto, racchiudevano atti di resistenza culturale e celebrazione della vita stessa.
LA RESISTENZA INTIMA - La danza, rappresentava un modo per mantenere integra l'anima quando il corpo era invece ‘costretto in catene’. Spesso proprio attraverso la danza ed il movimento venivano trasmessi cultura, pensieri e messaggi codificati (non decifrabili dagli schiavisti). La danza diventa così un ‘linguaggio nascosto’.
ATTO DI SOPRAVVIVENZA CONTRO LE CATENE - La schiavitù è quindi un fenomeno antichissimo che ha attraversato quasi interamente la storia della civiltà umana, ma mentre la schiavitù legava il corpo nel mondo fisico, la danza per gli schiavi divenne un atto di sopravvivenza e di affermazione della propria identità che come una medicina per l’anima poteva elevare e sanare l’individuo.
Domenica 10 maggio 2026 - ore 16.30
L’ITALIA E L’ENERGIA
di Francesco Bonanni
BUIO
La disponibilità di energia, fin dai primordi della Civiltà Umana ha avuto sempre una grande importanza che poi è costantemente aumentata col progredire della Tecnologia.
Per millenni la principale fonte di energia era ricavata dalla combustione del legno che consentiva non solo la cottura dei cibi ma assicurava anche la difesa dal freddo.
Alla fine del XVIII secolo la Rivoluzione Industriale provocò un profondo cambiamento: non più il legno ma il carbone prima e il petrolio successivamente furono i fattori indispensabili sia per la fornitura di energia necessaria alla Produzione dei beni che per gli usi domestici.
Ai nostri giorni il gas naturale si aggiunge al petrolio per quanto riguarda le necessità energetiche.
Anche se in una prospettiva di Transizione Ecologica è previsto che ci sarà un sempre minore ricorso ai combustibili Fossili, per ora il loro utilizzo rimane ancora indispensabile.
Il sano ripensamento riguardo la possibilità di utilizzare l’Energia Nucleare, in Italia tanto demonizzata nel secolo scorso, potrà dare un notevole contributo ai nostri Bisogni Energetici senza produzione di ossido di carbonio.
Gran parte delle guerre del XX secolo sono state causate dalla necessità di “accaparramento” delle Fonti Energetiche.
La vicenda di Enrico Mattei si è svolta in questo contesto si è conclusa con la tragedia del sabotaggio dell’aereo su cui viaggiava.
Mattei è stato uno dei protagonisti della Rinascita italiana nel Secondo Dopoguerra. Agli occhi delle Potenze Petrolifere straniere la sua grande colpa è stata il suo impegno a rendere autosufficiente il suo Paese: l’Italia. Il suo non è stato un Patriottismo retorico e di maniera ma, corroborato dallo spirito mai sopito del Partigiano Cattolico, reale che ha pagato con la vita.
Inizialmente la caduta dell’aereo fu fatta passare per un incidente da addebitare al maltempo o ad un errore del pilota, ma un coraggioso Magistrato, V. Calia, che dopo omissioni, bugie e depistaggi e la stessa complicità di una parte della stampa, scoprì che il velivolo di Mattei era stato oggetto di un sabotaggio. Tutti coloro che hanno cercato di indagare sui mandanti dell’attentato sono stati assassinati.
Dal giornalista dell’ORA di Palermo, scomparso nel nulla, al Commissario Boris Giuliano, al Pubblico Ministero Pietro Scaglione, al Giudice Cesare Terranova, al Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa ed infine a Pier Paolo Pasolini che stava scrivendo un romanzo dal titolo “Petrolio”.