Beppe fa causa a Giuseppe perché gli ha distrutto il Movimento
Vaffa Conte
Per molti fu una sorpresa, quel comico dai dialoghi paradossali che non faceva ridere quando si presentava nelle assemblee delle multinazionali a contestarne i bilanci e le decisioni aziendali. Poi fece scandalo con i suoi vaffa con cui riempiva le piazze sfidando un sistema politico ammuffito. Il mondo politico lo guardò prima con indifferenza, poi con sorpresa ed infine con la preoccupazione di un’oziosa comunità che paventa una tempesta. E tempesta fu. Beppe Grillo con il suo esercito di dilettanti allo sbaraglio invase le stanze di quei bottoni che non sapevano nemmeno a che cosa servissero. Erano belli, era il popolo vero quello fatto di decine di giovani con lo zainetto Invicta in attesa di essere registrati come deputati o senatori della Repubblica. Uno di loro fu eletto Presidente della Camera ed andò a prendere possesso della carica in autobus. Erano belli, erano dilettanti, erano genuini, erano tanti, era l’onda anomala di una rivoluzione con cui un guitto di grande estro ed un ideologo informatico volevano cambiare l’Italia.
Tanti sognarono con loro, tanti sperarono nel cambiamento che una democrazia dal basso avrebbe potuto portare ad una politica fatta di ipocrisia e di veleni. Una setta al potere con un guru che indicava il cammino. Beppe Grillo non era il Presidente del Movimento 5 Stelle e nemmeno il suo capo carismatico, Beppe Grillo era il Movimento 5 Stelle. Le lacune, i Di Maio, i Toninelli, i banchi con le rotelle mostrarono i limiti del sogno e di quell’ utopia senza la quale nessuna rivoluzione è possibile, ma i principi erano sani, erano solidi, erano stelle ed il tempo avrebbe certamente dato il giusto spazio a molte delle stravaganze che vivevano di una logica nuova: quella della democrazia diretta. I tempi di un sistema elettorale basato sulle alchimie della prima repubblica richiesero al M5S di assumere le responsabilità di governo forse con troppo anticipo rispetto al tempo necessario alla formazione di una classe politica adeguata e il guru dovette decidere a chi affidare l’incarico di guidarlo. Per evitare il ridicolo di un “bibitaro a palazzo Chigi” dovette scegliere un’estraneo anche se riteneva fosse un incapace.
Tutti sanno come andò a finire. Giuseppe Conte ha dimostrato la sua incapacità: ha preso un Movimento rivoluzionario, con regole rivoluzionarie nato per rappresentare la negazione dei partiti politici e lo ha trasformato in un banalissimo partito senza una struttura ideale che prendesse il posto dell’ideologia non ideologia grillina; tradendo ogni ragione per il cui il Movimento era nato.
Un Movimento con un’anima ribelle, un’organizzazione destrutturata e 5 stelle come obiettivo era diventato un partito con brandelli di ideologia presa in prestito dalla sinistra estrema. Il tradimento dei due mandati ha posto fine alla capacità del creatore di accettare lo scempio e ha deciso di farsi sentire.
La tesi è semplice: hai preso la mia scatola piena di giocattoli, li hai rotti uno per uno, ridammi la mia scatola. Chi, come il sottoscritto, vide con grande interesse il nascere di un meraviglioso sogno utopico plaude oggi al rigurgito di orgoglio di chi fu il braccio operativo, la voce e lo sberleffo di una proposta innovativa, di una sfida al pessimismo di una politica noiosa.
Non esiste ragione logica per cui Giuseppe Conte debba guidare un’organizzazione che pratica una politica totalmente diversa da quella per cui fu creata per il semplice fatto che non né un leader, almeno non può essere un leadercapace di guidare una rivoluzione. E’ come chiamare bistecca di chianina alla fiorentina una cosa amorfa nata di polimeri biodegradabili. Forza vecchio leone non mollare, i meetup esistono ancora basta convocarli. Le 5 Stelle sono ancora obiettivi di cui questa Italia ha ancora tanto bisogno.
Sergio Franchi
Trump fa un lavoro sporco che conviene all’occidente
Un gioco al massacro
Il lavoro dell’analista geopolitico è diventato estremamente difficile perché sono venuti meno gli elementi che dell’analisi sono parte essenziale e cioè un quadro normativo affidabile, la logicità delle dinamiche economiche la forza delle decisioni politiche. Fare analisi e previsioni affidabili nel contesto geo-politico attuale equivale spesso a leggere responsi nella sfera di cristallo. Tutto ha inizio dall’invasione dell’Ucraina da parte dell’esercito russo, che ha fatto saltare il già precario equilibrio della trattativa nell’ambito del Consiglio di Sicurezza che, comunque aveva portato allo spegnimento di un notevole numero di focolai dal crollo della cortina di ferro. L’avvento al potere per la seconda volta di Donald Trump ha fatto saltare il banco. Ogni regola di convivenza civile e legale è saltata, un’arroganza sconosciuta nella storia degli ultimi decenni ha caratterizzato la condotta dello stato più potente del mondo.
Gli analisti geo-politici cercano spesso di dare un valore strategico, anche se del tutto illegale, alle azioni economiche e politiche del Presidente; nessuno ha il coraggio di dire apertamente che il Presidente, che può sempre disporre della “Nuclear football”, la valigetta con cui può “innescare” un missile nucleare, non ci sta con la testa. Un giovane che volesse fare il “janitor”, il bidello, in una scuola elementare della Contea di Westchester deve essere sottoposto ad una visita per controllare le sue capacità psicosomatiche: una persona che può dare un ordine di distruzione di un popolo e delle sue infrastrutture, può ciondolare liberamente fra la logica e la follia, fra dichiarazioni in un senso e nel senso opposto senza che siano mutate le condizioni. Vere e proprie bugie vengono assecondate come dati certi da un contorno di sudditi timorosi di perdere il posto. Al povero analista, che deve cercare di approfondire motivi e strategie, per prevedere un percorso degli eventi non resta che limitarsi al livello di una logica primordiale, del rapporto fatto-conseguenza affidandosi alla logica della fattualità altrettanto primordiale che è quella che i tedeschi chiamano “faustregel”, la regola della logica più immediata. Ogni strategia politica sembra perdere peso e sostanza.
Un domanda per tutte: quale è la strategia dell’intervento degli Stati Uniti in Iran? A che cosa dovrebbero portare le minacce di distruzione lanciate un giorno si e l’altro pure dal Presidente Trump? In che modo il pur odioso slogan “America First” trova posto in quanto Trump sta combinando nel mondo? Se si può annoverare al più barbaro interesse di bottega l’intervento magistrale in Venezuela, che porta le compagnie petrolifere USA a controllare l’estrazione del petrolio, non è chiaro il motivo MAGA che ha portato il presidente ad impelagarsi nel Golfo. Fare un piacere all’amico Netanyahu? Certamente non si fanno tornare grandi gli Stati Uniti abbracciando la causa ebraica. Liberare il popolo iraniano da un’oppressione infame? Tanto meno. Prendersi il petrolio iraniano? Soluzione poco praticabile. Ed allora? Manie di onnipotenza? Ma allora non siamo più nella scienza dell’analisi geo-politica ma in quella della psichiatria. Al povero analista geo-politico non resta che fare il conto della serva e domandarsi “qui prodest?” Certo che l’Iran è in assoluto l’elemento di instabilità maggiore al mondo, un pericolo per tutti gli stati che con esso confinano, una maledizione divina per lo stato di Israele. L’Iran è da anni una centrale terroristica che alimenta bracci armati come gli Hezbollah in Libano, Hamas in Palestina, Houthi in Yemen e milizie varie in Iraq. L’Iran ha nella propria costituzione l’obiettivo della distruzione dello Stato di Israele che cerca, da anni di perseguire attraverso Hamas. Si può concepire che uno stato a guida teocratica si possa dotare di un ordigno nucleare? Lascio la risposta a coloro che vanno rompendo vetrine, auto e teste di poliziotti nel nostro Paese invocando la libertà di una Palestina nella quale l’unica assoluta autorità è quella degli Hayatollah iraniani. Se i rapporti internazionali sono ridotti al livello di mera convenienza allora io sto con Trump perché mi conviene che sia lui a prevalere perché se non fosse così prevarrebbero i rischi per il mondo civile, tutto il mondo occidentale e non solo. Non resta che cooperare affinché prevalga l’arroganza e le manie irrazionali di Trump. Almeno finché qualche altro elemento della struttura costituzionale del suo Paese non decida che è inadatto a guidare gli Stati Uniti. Una cosa è quasi certa, Donald Trump non accetterà di lasciare il potere con facilità.
Sergio Franchi
Le carenze del nostro sistema giudiziario che commette troppi errori e crea sfiducia nella Giustizia
Garlasco ma non solo
Il problema delle carenze del nostro sistema giudiziario è un tema troppo trascurato se, dopole discussioni originate dal referendum fallito, non se ne dibatte molto nei salotti TV. Forse perché spesso è un argomento che interessa altri, una ristretta cerchia di sfortunati e noi non siamo coinvolti; mi riferisco a quel tritacarne orribile che può diventare il sistema della giustizia italiano.
Garlasco, il tormentone giudiziario dell’anno che, tranne che nelle previsioni meteo e nelle partite di calcio, entra in ogni angolo delle trasmissioni TV, è solo un esempio sconvolgente ma sintomatico di una realtà che incide in modo drammatico nel sistema sociale del nostro Paese.
Tutti conoscono il dramma della povera Chiara Poggi, tutti sanno che un colpevole, ritenuto tale da un processo che ha coinvolto decine di giudici, basato su decine di perizie, sta scontando la pena; tutti assistono oggi alle fasi di revisione di indagini condotte a suo tempo con modalità che definire drammaticamente ridicole è fare un complimento a chi le ha condotte. E poi assistiamo alle fasi di nuove indagini, di Magistrati indagati di corruzione, di investigatori condannati, di lotte fra Procure, di perizie e contro perizie: un’onda anomala che sembra portare verso la graduale rimozione dei brandelli del vecchio condannato innocente per sostituirlo con un altro innocente condannato. Prove granitiche che diventano suggestioni e suggestioni che si trasformano in prove granitiche per soddisfare il nuovo quadro accusatorio.
Come ai tempi di Coppi e Bartali due fazioni di italiani si confrontano in un tifo tragico; si, perché trovarsi nei panni del nuovo indagato corrisponde a trovarsi alla porta dell’inferno ed è del tutto indifferente se da innocente o da colpevole.
Si chiede spesso ad un indagato se crede nella giustizia e la sua risposta deve necessariamente essere affermativa ma sarebbe diversa se gli si chiedesse se crede nella magistratura. Ritengo che questo sia un problema colossale che viene scandito dal numero di errori giudiziari documentati ogni anno in Italia, che sono soggetti al risarcimento del condannato innocente.
Si misura statisticamente che tre cittadini al giorno vengono riconosciuti come condannati da innocenti a fronte di molti altri che non hanno i mezzi per poter dimostrarlo; sono milioni di risarcimentiprelevati dalle tasse dei cittadini e non dallo stipendio di chi ha commesso l’errore; sono errori che distruggono famiglie, rovinano carriere e massacrano in modo non risarcibile la vita di tante persone per bene.
Sono i grandi processi a tenere in evidenza il problema: è Garlasco ma non solo.
La storia giudiziaria di questo Paese, in cui vige il processo basato su tre successive scale di giudizio, è pavimentata da un numero inaccettabile di errori giudiziari commessi spesso contro ogni logica, a volte per incapacità di chi era chiamato a giudicare qualche volta per dolo.
Giuseppe Gullotta, diciottenne condannato per una confessione estorta con una tortura e assolto dopo decenni di battaglie legali.
Beniamino Zuncheddu condannato su prove fragilissime e confutabilissime e assolto dopo 33 di reclusione.
Angelo Massaro condannato per una telefonata male interpretata ed assolto dopo 21 anni di reclusione e poi Enzo Tortora condannato su testimonianza di un pentito e per un nome male interpretato; fu assolto dopo anni di battaglie legali.
Grandi processi di oggi e del recente passato lasciano perplessi osservatori e cittadini, battaglie di famiglie che si spendono per evitare archiviazioni che stridono con la realtà, come l’omicidio di Liliana Resinovich che si voleva risolvere nel presupposto che la povera donna si fosse suicidata ed impacchettata dentro buste di plastica a mo’ di suicidio contorsionistico o il caso di Serena Mollicone con testimoni suicidati o di Elisa Claps il cui cadavere è rimasto occultato per 17 anni proprio nel luogo in cui tutti l’avevano vista entrare.
Casi riaperti dopo decenni che rivelano errori ed omissioni, revisioni e battaglie a colpi di costose perizie e controperizie che contribuiscono a conferire lentezza e ulteriore sfiducia al sistema. Quello giudiziario, Un sistema che dovrebbe crescere a livello strutturale, per quanto attiene agli strumenti investigativi e professionale per quanto riguarda coloro che amministrano la Giustizia nel nostro Paese e per ridare fiducia ai suoi cittadini.
Sergio Franchi