165 femminicidi
Nessuno riuscirà mai a spiegare in modo convincente, umano e logico perché mai ciò che è considerato delitto in tempo di pace sia lecito, anzi doveroso, in tempo di guerra. Il folle tentativo di cambiare regime politico in Iran perché l’ayatollah è “cattivo” è incominciato sabato 28 febbraio 2026 con il femminicidio di 165 (e forse più) ragazze, studentesse di una scuola di Teheran bombardata in pieno giorno. Se avessero bombardato la Scuola Santa Lucia, la cosa ci interesserebbe molto di più. Riflettiamo un momento: pensate davvero che chi ha perpetrato quel bombardamento avrebbe qualche esitazione a bombardare Siracusa? Dovrebbe esserci in giro qualche siracusano che ricorda il tragico bombardamento del 27 febbraio 1943 che causò circa 80 vittime civili. Se questa sera ritrovano il corpo di una donna ammazzata scattano le indagini per un terribile femminicidio. Le 165 (e forse più) giovani ammazzate a Teheran ci interessano un po’ meno. Eppure: non si tratta sempre di 165 padri e madri e famiglie che oggi piangono per un delitto che chiamiamo “guerra”, quasi che con questo nome lo si potesse giustificare? Ma non è altrettanto ingiusto e ingiustificabile e abominevole? Quando Caino sparge il sangue del fratello, «la voce di quel sangue grida a Dio dalla terra». E adesso, il sangue di quelle 165 ragazze non grida a Dio? È mai possibile che siamo diventati tutti così insensibili da non sentire quel grido? Pensiamo davvero che solo perché ci siamo convinti che Dio non esiste, Dio o Allah non riuscirà a sentire il grido di quel sangue? Dobbiamo essere diventati pazzi o dobbiamo aver deciso di fare gli struzzi per non vedere che i «segni dei tempi» indicano chiarissimamente che una disumana volontà malevola di distruzione e di morte domina le menti dei potenti che governano il mondo. Poi, dato che il pesce puzza dalla testa, quella volontà malevola di distruzione e morte si riverbera sulla gente comune, così spesso dominata dalla pessima «voglia di ammazzare», come scrive lo psichiatra Vittorino Andreoli. Voglia di violenza cui assistiamo ogni giorno. Ed è in questo modo che le «rivalità economiche» (E. Hemingway) preparano le generazioni alla guerra, sempre presentata come “inevitabile”, anzi “necessaria”, anzi “di difesa”, anzi “giusta”, e così via farneticando; perché nel giustificare la guerra, la prima che muore è la verità, sostituita dalla propaganda.
Il recente libro, «Critica della ragione bellica», del professore di filosofia del diritto dell’Università di Pisa, Tommaso Greco, ci dice come «solo pochi anni fa, nessuno avrebbe potuto immaginare che ci saremmo ritrovati all’improvviso in un clima di guerra. Politici, intellettuali e giornalisti fanno a gara per trovare argomenti a favore del riarmo e per convincerci che dobbiamo riscoprire il nostro ‘spirito bellico’. In un mondo in cui il motto più ripetuto è “se vuoi la pace prepara la guerra”, è diventato allora particolarmente urgente domandarsi se si possa pensare la pace a partire dalla pace e non dalla guerra. È possibile solo se mettiamo la pace al principio e non alla fine, così da impedire di giustificare in suo nome atti e comportamenti che la rendono sempre più precaria, se non addirittura irraggiungibile. Occorre ragionare sui mali del mondo, e sulla guerra in particolare, cambiando il nostro punto di vista e muovendo da un presupposto diverso rispetto a quello che ci vuole nemici gli uni degli altri. Perché è la guerra ad essere l’interruzione della pace, e non viceversa. E perché non è affatto vero che la guerra appartenga alla ‘natura’ degli esseri umani. Occorre quindi contrastare la ‘narrazione’ che relega la pace nell’‘utopia’ o nell’‘ideale’. Non c’è nulla di naturale nella guerra, e nemmeno nella pace. Ci sono solo le scelte che vengono compiute dai governanti e da chi li sostiene».
La guerra è uno «sporco delitto» contro l’essere umano attuato da esseri disumani. La guerra è un delitto contro Dio/Allah, il quale ha creato, e continua a creare, esseri umani «a sua immagine e somiglianza», vale a dire dotati di mente, cervello, spirito, anima, corpo che riflettono la Sapienza di Dio stesso. La guerra è il tentativo bestiale di uccidere la Sapienza di Dio e di sostituirla con la megalomania dell’uomo, il quale non si accorge di essere dominato dal suo avversario di sempre, cioè satana. Proprio contro satana Cristo Gesù si è battuto, ponendosi «in eterno» accanto ai poveri, ai mansueti, ai perseguitati, agli odiati, agli scacciati e a tutti i diseredati di sempre nel mondo. È per questo che scatenare la guerra significa «mettersi contro Dio». E chi si mette contro Dio ha già perso (chiesa di Cristo Gesù in Pomezia – email: cnt2000@alice.it).
Un nuovo servizio sanitario nel centro del quartiere di Campoleone
Studio polimedico Afe
Un nuovo servizio nel cuore del quartiere periferico di Campoleone, ma posizionato in una zona facilmente accessibile da Aprilia, ai Castelli e dal Litorale Romano.
Nasce Afe, il nuovo studio polimedico situato in via Cisternense 1 a Campoleone di Lanuvio, realizzato allo scopo di coprire gran parte dei servizi all’utente con la prospettiva futura di crescere ancora e diventare un vero e proprio poliambulatorio per visite specialistiche e un servizio a 360°.
Sabato 21 marzo al taglio del nastro, erano presenti i tre soci della struttura, il dottor Francesco Rosiello, medico chirurgo specializzato in igiene e medicina preventiva, l’infermiere dottor Antonio Del Giudice ed Emanuela Malaponti.
“Il nostro studio polimedico Afe - spiegano - nasce per rispondere alla necessità di coniugare la medicina in sede con quella domiciliare.
Infatti uno dei nostri punti di forza é proprio la possibilità di effettuare prestazioni domiciliari non solo mediche, ma anche infermieristiche, che sono sempre più richieste, soprattutto alla luce dell’invecchiamento generale della popolazione e quindi di conseguenza della sua fragilità. Quello che noi offriamo è la possibilità di avere un centro nuovo, con personale giovane e formato, non solo secondo i requisiti previsti dalla legge, ma anche oltre.
Tra i servizi offerti ad oggi, figurano medicina legale, medicina preventiva, sia la parte civilistica quindi INPS e Inail previdenziale, responsabilità medica e infortunistica stradale, medicina dello sport, fisiatria e osteopatia.
Ci saranno poi altri specialisti per altre consulenze in altre branche, che verranno coperte con la trasformazione in poliambulatorio”.
Francesca Cavallin
Pinete in pericolo
Il 9 aprile Anzio ospiterà, alle 10 presso la Sala Consiliare di Villa Sarsina - il convegno “Pinete in pericolo: una sfida territoriale”, appuntamento pubblico dedicato a uno dei temi ambientali più urgenti per le città costiere e per il territorio regionale: la tutela delle pinete minacciate dalla diffusione della cocciniglia tartaruga (Toumeyellaparvicornis).
L’iniziativa, promossa dall’assessorato alle Politiche ambientali del Comune, nasce per offrire a cittadini, operatori e amministrazioni un quadro aggiornato e scientificamente fondato sul fenomeno, favorendo un approccio integrato e libero da informazioni distorte.
Interverranno il direttore del Servizio fitosanitario centrale, Bruno Caio Faraglia, la responsabile del Servizio fitosanitario regionale, Alessandra Bianchi, il direttore del Crea – Difesa e certificazione, Pio Federico Roversi, e l’agronomo consulente del Comune di Anzio, Marco Spaziani, che illustreranno lo stato dell’infestazione, le conoscenze disponibili e le possibilità operative previste dagli strumenti normativi e tecnici.
“Si tratta di un appuntamento di livello nazionale che siamo orgogliosi di ospitare ad Anzio – dichiara il sindaco Aurelio Lo Fazio –. Solo ‘alzando l’asticella’ è possibile affrontare problemi di questa complessità. Ringrazio tutti gli ospiti e i relatori per la disponibilità dimostrata”.
Il convegno vuole essere un momento di confronto aperto tra istituzioni, comunità locale, professionisti e associazioni, con l’obiettivo di accrescere la consapevolezza collettiva e promuovere azioni condivise per la salvaguardia del verde urbano.
“La sfida della salvaguardia dei pini si inserisce in una più ampia strategia di promozione del verde urbano che stiamo portando avanti – conclude l’assessore alle politiche ambientali Luca Brignone –. Il Convegno sarà non solo l’occasione per dare una corretta informazione ai cittadini, ma anche un momento di definizione di una strategia di intervento a scala regionale e nazionale”.
La difesa delle pinete non è solo una questione ambientale: riguarda l’identità, la qualità della vita e il futuro delle nostre città. Per questo il Comune di Anzio invita la cittadinanza a partecipare e contribuire a un percorso comune di conoscenza e responsabilità.
Giovanni Del Giaccio
Staff Sindaco di Anzio