SIMPOSIO
Giuliana Bellorini
Coordinatrice corrispondente
del salotto sede del Simposio
LA POESIA
Non per dissipare un momento di noia, non per diletto dei sensi o di panici abbandoni, ma come il canto più sincero dell’anima. Diversamente la si disprezza, la si svilisce a gioco infantile.
Così raccomanda il poeta che crede nella luce degli occhi della donna, che similmente ad un angelo gli colma il cuore di gioia e gli fa sentire intensamente “la bellezza della vita”; che chiama “patria mia” la terra, un immane tesoro protetto nello scrigno del firmamento. In così tanta bellezza stridono i dolori e le sofferenze, le diseguaglianze, le ingiustizie di una società sciocca e frivola.
La poesia è “il più puro palpito dell’anima”. È Amore, “divino dono… del mondo anima e vita”. È possibilità di cogliere la verità delle cose.
Con i versi della cantica più bella di tutta l’opera, l’“Andrea Chénier” di Umberto Giordano (1867-1948), ci siamo affacciati alla primavera con la Festa tutta a lei dedicata.
Il dramma di ambiente storico (opera su libretto di Luigi Illica) fu ispirato al musicista italiano dal più grande poeta lirico del Settecento francese, l’André Chénier che cantava libertà e giustizia e che venne ingiustamente condannato, all’età di 31 anni, dagli stessi rivoluzionari.
Un sacrificio in nome dell’Amore e l’immortale sua presenza che la poesia rende possibile.
In attesa della nostra Pasqua che ricorda il sacrificio dello stesso Dio e la sua Resurrezione possiamo confonderci tutti insieme per ritrovare questa sincera e autentica gioia.
BUONA PASQUA A TUTTI
Giuliana
IL FASCINO E IL MISTERO
DELLA DANZA/3
con Tiziana Forcina
Abbiamo visto come la danza rappresenti un legame ancestrale di ritmo e sospensione, radicato nella nostra biologia prima ancora che nella nostra cultura.
Il ritmo del Cuore e della Vita.
Abbiamo visto come la danza affonda le sue radici in impulsi biologici e simbolici presenti fin dal concepimento. Abbiamo anche visto come nell’antichità ai suoi primordi, l’uomo attraverso la gestualità imparò ad utilizzare movimenti ripetitivi sempre più ritmici e codificati, come strumento di comunicazione ma anche come fonte di connessione spirituale con la natura, per celebrare la fertilità e per marcare i passaggi della vita. Abbiamo visto alcuni dei primi ‘strumenti musicali’, con cui l’uomo iniziò ad accompagnare questi movimenti che vennero man mano codificati e tramandati dapprima attraverso racconti gestuali, insegnati anche ai bambini, in seguito poi anche tramite graffiti (alcuni di questi tutt’ora visibili). Successivamente in seguito allo sviluppo del linguaggio, non più accompagnato e rappresentato soltanto da suoni gutturali, l’uomo poté tramandare tramite racconti orali, la propria conoscenza, le proprie storie di vita che contribuirono a rendere il nostro passato, le nostre radici, un prezioso bagaglio culturale e ricordo ancestrale, ben impresso nel nostro DNA. Abbiamo anche visto come attraverso la gestione dello spazio i primi uomini impararono a formare le prime ‘coreografie di danza’, come ad esempio la mimica di quella che era la processione del cacciatore, in cui si eseguivano movimenti in cerchio in cui gli uomini sfilavano uno dietro l’altro e, come questa danza ad esempio, non fosse solo un rito, ma la prima forma di geometria applicata e di organizzazione sociale. L’ uomo primitivo quindi, ha iniziato a codificare i movimenti (il passo del cacciatore, il battito dei piedi); ha inventato la frazione del tempo (ripetere un gesto ogni "tot" battiti, significa misurare il passare del tempo… il battito della terra… la vita del mondo). La processione ed il cerchio hanno trasformato lo spazio fisico in spazio sacro. Il cerchio, in particolare, eliminava le gerarchie visive: tutti guardavano lo stesso centro, creando l'unione del clan edi I graffiti lasciati loro in eredità dai loro genitori e da loro stessi continuati, non erano solo disegni, ma "manuali" di istruzioni, un messaggio indelebile delle proprie capacità.
Gli uomini guardavano i graffiti e traducevano le immagini in movimento. Un processo neurologico complesso, che ha permesso alla cultura di sopravvivere alle generazioni.
Abbiamo visto come in alcune tavolette giunte sino a noi, l’uomo iniziò a trascrivere la musica che accompagnava alcune melodie per celebrare riti sociali e religiosi, come l’inno che abbiamo ascoltato, era dedicato a Nikkal, la dea della fertilità e della natura, impresso su di una tavoletta cuneiforme scoperta in Siria e che risale a circa 3.400 anni fa.
Alcune melodie venivano riprodotte dalle persone all’interno della propria intimità familiare, un esempio di ciò è una ninna nanna babilonese che abbiamo ascoltato, incisa su una tavoletta d’argilla cuneiforme risalente a circa 4.000 anni fa che riporta il testo usato per calmare e far addormentare il bambino. Abbiamo visto come nell’antica Grecia, Pitagora ed i suoi seguaci credevano che i corpi celesti producessero musica… ‘la musica delle sfere’… ed abbiamo ascoltato il suono proveniente dal cosmo, riprodotto per renderlo udibile a noi, da parte di alcuni scienziati americani. Abbiamo esaminato poi le immagini di alcuni reperti che ci han portati all’introduzione della spiegazione del Pi greco da parte del prof, Alessandro Moriconi di come sia una delle costanti più famose ed affascinanti per capire cos’è e perché è così importante e come importanti ed imprescindibili siano fra loro fino a formare un tutt’uno con la Creazione: la danza, la matematica, la poesia, la musica ed ogni forma d’arte espressione dell’uomo e dell’armonia che possiamo ritrovare in ogni forma della Creazione intorno a noi.
Nella prossima puntata vedremo (prossimo 24 maggio) alcune danze che per questione di tempo non abbiamo potuto presentare domenica scorsa ed inizieremo a vedere alcune danze ed alcuni aspetti sociali e culturali inerenti al periodo della schiavitù (nonostante essa esista da millenni), in particolare vedremo la tratta transatlantica (XV sec.) ed i balli di corte, avvalendoci della collaborazione di alcuni musicisti e della rappresentazione di alcune danze rappresentative di quel contesto storico-sociale.
Domenica 12 aprile 2026 ore 16.30
NOI E L’INGHILTERRA
una storia lunga più di tre secoli
di Francesco Bonanni
L’Italia per la sua conformazione, a forma di stivale, protesa nel Mediterraneo ha una posizione strategica di notevole importanza in quanto rappresenta un ponte naturale tra il Continente Europeo, le Coste Africane e quelle Mediorientali. Proprio questa sua particolare collocazione ha segnato le sorti del nostro Paese fin dall’Epoca Risorgimentale fino ai nostri giorni. Chi più di altri ha cercato di assicurarsi, per i suoi interessi coloniali ed economici, una particolare posizione di “Nazione Preferita” è stata proprio la Gran Bretagna. Sin dai primi passi del Processo di Unificazione del nostro Paese fino agli anni settanta del secolo scorso i Servizi Segreti di Sua Maestà Britannica, nell’ombra e nella massima discrezione, con alterne vicende hanno operato nel nostro Paese per difendere i loro interessi, prima coloniali all’epoca dell’Impero, e successivamente petroliferi dopo la dissoluzione del loro Impero. Interessi che spesso non hanno collimato con quelli del nostro Paese per cui certe drammatiche vicende politiche ed addirittura di cronaca degli anni sessanta e settanta sono state eterogestite con la massima segretezza dallo stesso Foreign Office della Gran Bretagna. La nostra Penisola dopo la caduta dell’Impero Romano ha subito numerose invasioni e varie dominazioni: nell’Alto Medioevo dai Popoli Germanici, Scandinavi e dagli Arabi mentre nel Basso Medioevo dai Francesi, dagli Spagnoli e dagli Austriaci e con Napoleone nel primo quindicennio del XIX secolo, ma mai dagli Inglesi. Eppure sono stati proprio gli Inglesi a esercitare una regia occulta nelle vicende del Regno d’Italia prima e della Repubblica Italiana, perlomeno fino agli Anni Settanta dello scorso secolo. I Rapporti della nostra Penisola con l’Inghilterra sono iniziati nel lontano XVII con la costruzione del porto di Livorno. Livorno nasce come un piccolo villaggio desolato e malsano dal 1407 al 1421 sotto il Dominio della Repubblica di Genova. Nel 1421 venne acquistato dalla Repubblica fiorentina per cento mila fiorini d’oro. Nel 1540 a causa della ormai inagibilità del Porto di Pisa, Il Duca Cosimo I dei Medici, dopo aver effettuato degli importanti interventi sul territorio, lo sostituì con quello di Livorno. Il Duca per indurre le persone a trasferirsi nella costruenda città emanò un Editto che prevedeva per coloro che decidessero di stabilirvi le seguenti agevolazioni: Esonero dalle varie Gabelle: Cancellazione dei debiti contratti in passato, Salvacondotto per i Delitti Comuni con esclusione dei presenti: Eresia, Lesa Maestà, Falsificazione delle Monete. Protezione dall’Inquisizione. Diritto di professare qualsiasi Religione compresa quella Ebraica. Privilegi Mercantili e relativi Regimi Fiscali favorevoli.
Dal 1570 ebbe luogo un notevole afflusso di Inglesi nel Mediterraneo e quindi a Livorno.
Lungo tutto il Seicento con le loro navi gli Inglesi trasportavano nel Mediterraneo stagno, piombo, panni di lana e pesce salato mentre per rivenderli sul loro Mercato caricavano Spezie provenienti dal Lontano Oriente, uva passa, vino campano, malvasia greca, olio d’oliva e seta grezza o filata. Inoltre realizzarono cospicui profitti col trasporto Merci per conto terzi e col traghettare passeggeri da un porto all’altro del Mediterraneo. Con le Conquiste Coloniali e la costituzione dell’Impero il Mediterraneo, per un Potenza Talassocratica come quella britannica, divenne di vitale importanza. E la nostra Penisola proprio per la sua collocazione geografica nel Mediterraneo divenne al centro delle attenzioni della Politica Britannica. Due veri Giornalisti di razza come Giovanni Fasanella e Maria Josè Cereghino in questi ultimi dieci anni hanno trovato e pubblicato una massa di documenti classificati inglesi custoditi a Londra negli Archivi di Kew Gardens che hanno consentito di conoscere tutte le operazioni sotto copertura effettuate dai Servizi Britannici in Italia, che al prossimo incontro del nostro Simposio del 12 Aprile cercherò di illustrarli.
OSSERVATORIO LINGUISTICO
Rubrica aperta ai contributi
di tutti gli interessati
Il linguaggio come
specchio del mondo:
da Alma Sabatini a oggi
di Antonella Bontae
Nel 1987, Alma Sabatini pubblica per la Presidenza del Consiglio dei Ministri il lungimirante volume Il sessismo nella lingua italiana, seguito dalle Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana. A trent’anni di distanza, gli esiti ancora parziali di quel lavoro sono stati analizzati in una giornata di studi a Modena, i cui contributi sono confluiti in una raccolta edita nel 2023.
La tesi della studiosa era netta: «La lingua italiana non solo riflette la società che la parla, ma ne condiziona e ne limita il pensiero, l’immaginazione e lo sviluppo sociale e culturale».
Il convegno muove proprio dalla consapevolezza che il linguaggio è una componente simbolica fondamentale: un linguaggio "monosessuato" (al maschile) agisce come un potente strumento di neutralizzazione, capace di condannare le donne a un'irreversibile invisibilità linguistica. Purtroppo, l’evoluzione della lingua verso una piena espressione del femminile incontra ancora forti resistenze. Spesso si fa leva su argomenti extragiuridici, come il desiderio di evitare presunte "cacofonie" o forzature grammaticali, declassando la questione a problema non prioritario. Così facendo, però, si nega il diritto di ogni persona a essere nominata in concordanza con il proprio genere. Eppure, come sottolinea la filosofa Adriana Cavarero, è possibile - e necessario - fare filosofia partendo proprio da un linguaggio sessuato, rifiutando il "neutro universale" che non lo è. Se analizziamo l'uso comune, notiamo un’accettazione pacifica per coppie come cameriera, infermiera, parrucchiera o cassiera. Anche termini come dottoressa o professoressa sono ormai consolidati, così come senatrice e la forma corretta deputata (preferibile a "deputatessa"). Il vero nodo critico emerge altrove: se accettiamo quotidianamente il termine "fornaia", perché incontriamo tali resistenze per "notaia" o "avvocata"? La risposta è evidente: la resistenza si annida nelle professioni storicamente ritenute elevate e di dominio maschile. Tuttavia, la grammatica italiana insegna una regola elementare: il genere grammaticale deve seguire quello naturale. Per chi desidera approfondire e migliorare l'uso della nostra bella lingua, segnalo un'eccellente risorsa: il corso online gratuito e aperto a tutti dell’Università Ca’ Foscari, disponibile sul portale EduOpen, che è intitolato Linguaggio, identità di genere e lingua italiana e tenuto dalla professoressa Giuliana Giusti. Rappresenta un’opportunità preziosa per rendere il nostro parlare quotidiano più inclusivo e rispettoso della realtà.