Le critiche sul Sistema Sanitario Nazionale
Un sistema quasi perfetto
Il fatto del piccolo Domenico e del suo drammatico epilogo nell’ospedale Monaldi di Napoli ha commosso tutta l’Italia ed ha riportato in evidenza il sistema della sanità nel nostro Paese dove giornalisti ed opinionisti sembrano offrire la loro massima capacità informativa raccontando episodi di mala sanità. Se è vero che è l’albero che crolla a far rumore e non i mille alberi che continuano a produrre fruttiè anche vero che troppi sono gli alberi che crollano se episodi di cattivo funzionamento del sistema continuano a verificarsi con inaccettabile frequenza.
Insieme a quello Danese Inglese e Svedese il sistema sanitario di assistenza in Italia è del tipo a copertura universale che vuol dire che chiunque si trovi sul territorio nazionale ha diritto alla completa assistenza sanitaria. Il sistema sanitario ai tempi nostri è soggetto a rapide e costose evoluzioni tecnologiche e quindi necessita sempre più di adeguamenti delle strutture e di aggiornamento del livello di professionalità degli operatori e pur se il sistema sanitario nazionale è il più socialmente avanzato e non è mai discriminativo è anche vero che esso non raggiunge sempre i livelli soddisfacenti specialmente nelle zone meridionali d’Italia.
D’altra parte il sistema sanitario non può non risentire del clima generale della società e negare che esistano realtà socio-economiche diversificate nel nostro Paese sarebbe poco credibile, come poco credibile sarebbe negare che posizioni apicali del sistema sono spesso ricoperte da professionisti che non sono stati selezionati per merito. Lacune organizzative e realizzative continuano a far gravare sui reparti di pronto soccorso pressioni che ne inficiano spesso le capacità operative e la stessa assistenza di base offre, come si è manifestato in occasione del Covid, risposte troppo spesso disomogenee. Un sistema italiano fatto di ciò di cui è fatta l’Italia, eccellenze e carenze, ma che, comparato con le realtà delle altre nazioni moderne, ha offerto negli anni ed offre un’assistenza universale e lo fa spesso con strutture di elevata qualità. I dati citati da coloro che, criticando un sistema che è socialmente più sensibile vogliono criticare il governo in carica, sono spesso strumentali come strumentale è criticare la presenza eccessiva di una “sanità privata” che invece opera spesso in convenzione con il servizio pubblico offrendo prestazioni di alto livello. Ricordo qualche anno fa, ma le cose non sono affatto cambiate, che mia figlia è restata oltre due ore nel pronto soccorso dell’ospedale di White Planes a nord di New York, in attesa che io potessi intervenire e presentare la carta della copertura di assicurativa diplomatica per poi essere sottoposta ad ogni forma di test e di controlli anche del tutto inutili. In Svizzera il sistema è simile ed anche selettivo è il sistema tedesco che lega l’assistenza all’attività lavorativa. Sono sistemi certamente più controllabili in quanto legati a budget bilanciati e bilanciabili e le prestazioni risentono di controlli severi da parte degli enti eroganti, mentre il sistema a copertura universale è quello può costoso, più soggetto a sprechi ed ad inevitabili carenze organizzative ma resta in assoluto il più giusto ed il più socialmente avanzato di tutti gli altri sistemi perché è garantito dallo Stato a tutti coloro che si trovano a qualsiasi titolo sul territorio nazionale. Non sono rari i casi in cui immigrati con permesso di soggiorno facciano venire parenti in visita in Italia al solo scopo di usufruire di una complessa prestazione sanitaria gratuita. Se, come i detrattori in servizio permanente effettivo continuano ad affermare, molti Italiani rinunciano a curarsi con un sistema in cui le liste di attesa posso imporre ritardi, come farebbero a curarsi se il sistema di assistenza fosse legato a coperture limitate ed a finanziamenti selettivi? Purtroppo il mondo non è perfetto e il sistema sociale lo è ancora meno per cui, avendo avuto occasione di conoscere e sperimentare altri sistemi di assistenza sanitaria continuo a pensare che il nostro sia fra i più giusti e tra i migliori e con qualche modifica organizzativa e in po' di operatori sanitari in più potrebbe raggiungere livelli di eccellenza.
Sergio Franchi
Referendum: gli italiani hanno perso un’altra buona occasione
Vince il metodo Palamara
La pratica della consultazione popolare rappresenta certamente la modalità più equa e democratica per misurare il volere prevalente e per prendere le decisioni più importanti necessarie per amministrare un popolo. Ma i meccanismi dell’informazione e quelli della divulgazione sono spesso più forti di quelli necessari a far prevalere la decisione migliore per la gente. Hitler, Mussolini sono figli di scelte popolari come, più banalmente, è una scelta popolare quella che hanno bloccato la produzione dell’energia da centrali nucleari e che ha messo in ginocchio il nostro Paese. L’Italia ha perso un’altra occasione per rendere la giustizia forse, se non più veloce, certamente per renderla più giusta e cioè libera dai legami e dai compromessi che da decenni la vincolano alla politica in genere e ad quella della sinistra in particolare.
Da quei tempi in cui il magistrato Di Pietro, oggi fautore del si, non riuscì a sapere chi prelevò quella valigetta con un miliardo dio Lire che varco i portoni di via delle Botteghe Oscure; si proprio quel Di Pietro che diventò successivamente senatore del PDS, L’hanno visti tutti i magistrati che, non in un club privato, ma in un palazzo di giustizia, ballavano e brindavano e non cantando l’inno nazionale ma “bella ciao” che è un inno dalla chiara connotazione politica, e li hanno visti tutti beffeggiare il Capo del Governo ed attaccare duramente una loro collega magistrato che si era schiera per il si al referendum. Ma come si fa a credere che quel magistrato che inveiva contro il capo del Governo del suo Paese in un “palazzo istituzionale” sia nelle condizioni di fare giustizia nei confronti della parte politica che il Capo del Governo rappresenta?
Chi lo crede è in mala fede. Ha vinto il No ed il volere del popolo si accetta anche quando, come in questo caso, ha deliberato che i magistrati che sbagliano per colpa, come avviene in centinaia di casi ogni anno, non debbano rispondere dei loro errori, ma che possano far carriera a prescindere e che i risarcimenti ai danneggiati dai loro errori vengano risarciti con le tasse dei cittadini onesti. Il No ha deliberato che le carriere nella magistratura, le assegnazioni degli incarichi, i provvedimenti disciplinari avvengano come nel mercato delle vacche, siano oggetto di scambi e trattative che devono soddisfare il metodo “Cencelli” e certamente non l’etica professionale ed i meriti. Palamara, che queste cose le faceva e le faceva fare, lo ha documentato in modo indiscutibile come indiscutibile era il metodo di intervento della vita politica. Niente appartenenza alle correnti di partito: niente carriera. La volontà popolare va rispettata anche quando decide di lasciare in vita il metodo Palamara. I cittadini sono stati chiamati a votare per una norma di sinistra, che aboliva i rimasugli del processo inquisitorio tanto gradito al regime fascista. Le analisi del voto sono chiare: sotto il bombardamento mediatico di comitati e magistrati mobilitati i cittadini hanno votato no per “mandare a casa la Meloni”, “per punire i comportamenti di Del Mastro e della Santanchè”, per “punire il governo per la sua vicinanza a Trump e per non aver riconosciutola Palestina” e così via, la scelta sulle ragioni tecniche del quesito referendario non è stata marginale ma certamente non è stata prevalente. La scelta del popolo deve essere rispettata anche quando il popolo, in prevalenza, ha deciso di non apportare quelle modifiche che avrebbero permesso all’Italia, di uscire dalla cerchia di Cina, Iran, Russia, Turchia, Pakistan, Bangladesh, Bolivia, oligarchie Arabe ecc.. in cui le carriere fra giudice ed accusatore sono unite. E siccome questi sono fatti reali e le ridicole richieste di dimissioni del governo del giorno dopo rappresentano, in modo plastico, la pochezza etica della classe politica di questo Paese.
Per buttare giù a spallate “la Meloni”, ci vogliono spalle più possenti di quelle di Giuseppe Conte ci vogliono elezioni politiche e, il giorno dopo il referendum i sondaggi sulle intenzioni di voto misurano valori del tutto simili a quelli di prima del referendum. Ma il giudizio popolare va accettato anche quando prende decisioni masochistiche.
Sergio Franchi