La battaglia del PSI a fianco dei meno fortunati e degli anziani
Problema dei secchioni
Continua la battaglia del PSI portata avanti da Alessandro Leone e Sergio Busti a fianco dei soggetti meno fortunati e degli anziani.
Sono oltre 6 mesi dalla prima denuncia pubblica apparsa anche sul giornale il Pontino e ad oggi nulla è cambiato. L’amministrazione è assente nel risolvere i problemi dei cittadini.
Da un ennesimo giro nel nostro territorio (Pomezia e Torvaianica), allertati da cittadini che ci hanno accompagnato all’interno dei loro condomini, dove anziani e persone con disabilità, ci hanno fatto vedere le grandi problematiche giornaliere a smaltire i rifiuti ed inserirli nei cassoni della differenziata, in quanto 2 cassonetti su 3 non ha il pedale che solleva il coperchio, oppure è rotto.
Sono anni che non vengono sostituiti, questo consentirebbe un più agevole smaltimento, eppure dovrebbero essere compresi nell’appalto aggiudicato la manutenzione e la sostituzione di quelli rotti, eppure la Tari viene pagata inoltre sembrerebbe che per il 2026 dovrebbero essere previsti degli aumenti.
Psi sezione di Pomezia
Lavori male eseguiti
Spett.le Redazione,
scrivo in qualità di residente e di Architetto iscritto all’Ordine di Roma (n. 8491) per segnalare un caso di palese malesecuzione di opere pubbliche sul Lungomare delle Sirene a Pomezia.
A seguito dei lavori di riasfaltatura appena conclusi, i nuovi tombini sono stati installati senza rispettare la complanarità con il manto stradale. Il risultato è un incubo acustico: ad ogni passaggio di veicolo si produce un doppio impatto percussivo (uno per ogni asse delle ruote) che genera un fragore insostenibile, impedendo il riposo notturno dei residenti (Impossibile dormire da mesi (se non coi tappi, che però non ti fanno sentire la sveglia o sonniferi) e causando continui trasalimenti durante il giorno
Oltre al danno alla salute, si rileva un evidente danno erariale: la sollecitazione meccanica dei tombini non a “regola d’arte” sta già provocando vistose crepe e cedimenti nell’asfalto appena posato.
Per questi motivi ho già provveduto a:
- Sporgere formale denuncia-querela presso il Comando Stazione Carabinieri di Torvaianica il 15/10/2025 (Prot. Verbale: RMCS0Z2025 1015113403628) per il reato di disturbo del riposo (Art. 659 c.p.).
- Inviare una diffida legale al Comune di Pomezia, coinvolgendo il Difensore Civico della Regione Lazio e l’ARPA Lazio per i rilievi fonometrici.
Si segnala inoltre la riscontrata assenza del cartello di cantiere obbligatorio durante l’esecuzione dei lavori.
In allegato invio la documentazione video che attesta l’entità del disturbo e un paio di foto. Resto a vostra disposizione per interviste, eventuale inchiesta e sopralluogo video per tutto il lungomare recentemente asfaltato, oltre che per fornire ulteriori dettagli tecnici.
Distinti saluti,
Giorgio Pagano Architetto
Il numismatico Alberto D’Arcangeli ci spiega il valore delle vecchie lire
Un tesoro nei cassetti di casa
Il numismatico Alberto D’Arcangeli ci conduce nel suo mondo spiegandoci quale è il valore delle vecchie lire che custodiamo nei cassetti, spesso convinti di avere una rarità. L’unica certezza ci dice sono le monete d’argento.
“Capita spesso, - mi sottolinea D’Arcangeli - riordinando vecchi armadi o aprendo i cassetti dei nonni, di imbattersi in contenitori pieni di vecchie Lire. Sono monete che tintinnano, pesanti di storia e di ricordi, e di fronte a questi ritrovamenti scatta quasi sempre la fatidica domanda su un loro possibile valore, nella speranza di aver trovato una piccola fortuna dimenticata. Purtroppo, e allo stesso tempo per fortuna, la risposta richiede un bagno di realtà che deve distinguere nettamente tra il mito popolare e la sostanza del mercato.In questo panorama di ferraglia affettiva, brilla un’unica, pesante eccezione rappresentata dalle monete d’argento. Parliamo in primis delle 500 Lire coniate tra il 1958 e il 1967 (le celebri “Caravelle”, ma anche gli esemplari “Centenario” e “Dante”), ma non bisogna dimenticare un’altra moneta che seguì un destino simile: la 1000 lire commemorativa dei 100 anni di Roma Capitale, emessa nel 1970. Quest’ultima, sebbene coniata in abbondante quantità, circolò pochissimo: fu immediatamente tesaurizzata dagli italiani proprio per il suo valore argenteo intrinseco, sparendo dalle tasche per finire dritta nei salvadanai. Qui il discorso cambia radicalmente perché non stiamo parlando di rarità numismatiche, ma di pura chimica: queste monete contengono argento nobile con titolo 835 e il loro valore è legato al metallo prezioso, non alla conservazione.
Analizzando l’andamento del mercato assistiamo infatti a un crescendo impressionante. Grazie all’esplosione delle quotazioni dell’argento, il valore intrinseco di questi pezzi è triplicato: se le 500 lire contengono oltre nove grammi di argento fino e valgono mediamente tra i 15 e i 18 euro, le 1000 lire del 1970, essendo più pesanti, hanno una valutazione proporzionalmente superiore che si attesta oggi intorno ai 25-28 euro. Si tratta di un “tesoretto” che si è rivalutato da solo, silenziosamente, garantendo un capitale liquido e immediato. Tuttavia, questo scenario roseo non deve illudere chi possiede le altre tipologie di lire, quelle monete “spicciole” che hanno circolato nelle nostre tasche per decenni.
Diciamolo chiaramente per sgombrare il campo da equivoci: la quasi totalità delle monete demonetizzate che ritroviamo in casa non ha alcun valore economico. Parliamo delle classiche monete in alluminio (Italma), come le 5 e 10 lire che iniziarono a circolare massicciamente dal 1951, delle 50 lire dal 1954 e delle 100 lire Minerva dal 1955 in Acmonital, fino ad arrivare alle 200 lire in Bronzital del 1977 e alle 500 lire bimetalliche introdotte nell’1982. Il motivo del loro valore nullo è tecnico: la convertibilità in Banca d’Italia è scaduta per sempre nel 2012, facendo perdere loro il valore nominale garantito dallo Stato, e i metalli di cui sono fatte sono materiali industriali poveri che non hanno alcun valore di fusione rilevante. Esistono pochissime eccezioni, ma vanno prese con le pinze. A parte le note rarità, si può citare la 50 Lire del 1958 in Acmonital: una moneta che mantiene un lieve appeal collezionistico ma che, contrariamente alle leggende metropolitane, raramente supera i 10 euro a meno che non sia proprio perfetta (Fdc). E qui cade la trappola in cui scivolano molti non addetti ai lavori: il problema della conservazione.
Qualsiasi moneta ha un valore di mercato solo se si trova in conservazione “Fior di Conio”, ovvero intonsa e mai circolata. Il classico sacchetto o barattolo ritrovato nel cassetto nasconde però un nemico invisibile: lo sfregamento. Le monete, stando a contatto l’una con l’altra per decenni, hanno subito un continuo attrito ogni volta che sono state spostate. Questo processo ha graffiato le superfici e smussato i rilievi, rendendo quei pezzi numismaticamente “comuni” o addirittura distrutti agli occhi di un perito. Dunque, se trovate un vecchio sacchetto di monete miste, conservatele per il piacere del ricordo, consapevoli che il loro valore è solo nella memoria. Ma se sentite il suono cristallino dell’argento delle vecchie Caravelle o delle 1000 lire di Roma Capitale, sappiate che avete in mano un piccolo capitale reale e in costante crescita: in quel caso, e solo in quel caso, il vecchio cassetto ha funzionato davvero da cassaforte. Nota tecnica – I valori riportati riguardano esclusivamente il metallo contenuto nei tondelli; l’eventuale plusvalore dovuto alla conservazione unitamente alla eventuale rarità sarà l’esperto a dichiararlo dopo aver esaminato l’esemplare”.
A.S.