CITTA’ INSIEME
Conclusa la Tre-Giorni dedicata agli eventi del 1849
Dopo l’analisi storica esposta dal prof.Marcellino e l’empatica ricostruzione delle vicende del tempo offertaci dalla prof.Rosati, è arrivata lunedì 9 febbraio la terza e conclusiva giornata dedicata alla Repubblica Romana, la breve ma importante esperienza politica nata appunto il 9 di febbraio di 177 anni fa, nel 1849, e violentemente repressa ai primi di luglio dello stesso anno.
Nella Sala consiliare di Nettuno il gruppo dei Poeti Estinti ha proposto brani che hanno mirato dritto al cuore degli avvenimenti dell’epoca, dando al pubblico scorci coinvolgenti di quello che la popolazione romana aveva vissuto in quei fatidici mesi.
Mentre lungo le pareti della sala erano esposte, raccolte da Cittainsieme, riproduzioni di documenti, cartine e varie testimonianze di una vita quotidiana che, pur nella concitazione di quei mesi, doveva continuare.
Il pannello intitolato FATTI e ANTEFATTI inquadrava così il contesto degli eventi:
1848
15 novembre: viene assassinato Pellegrino Rossi, Capo del Governo pontificio; seguono tumulti e una folla minacciosa si avvicina alla residenza papale. Il papa fugge da Roma e si rifugia a Gaeta sotto la protezione del Re di Napoli;
12 dicembre: i deputati rimasti a Roma nominano una Giunta per governare lo stato ma il papa la scomunica;
26 dicembre: la Giunta indìce elezioni per formare l’Assemblea che dovrà scrivere la nuova Costituzione;
1849
24 gennaio: dalle elezioni vengono eletti 179 membri dell’Assemblea; il papa li scomunica.
9 febbraio: il Presidente dell’Assemblea proclama la Repubblica;
18 febbraio: il papa chiede aiuto a tutte le potenze straniere (Francia, Austria, Napoli, Spagna); l’Austria occupa Ferrara, territorio della Chiesa;
12-24 marzo: il Piemonte rompe la tregua con l’Austria ma viene subito sconfitto e da quel momento si disinteressa dei problemi romani; a Roma temendo il peggio ci si affretta a formare un governo di tre membri (Triumvirato); da tutta Italia affluiscono volontari in difesa della Repubblica; arrivano anche Mazzini e Garibaldi;
24 aprile: a Civitavecchia sbarca un contingente francese in aiuto del papa;
27 aprile:a Porto d’Anzio sbarcano 600 bersaglieri lombardi volontari in difesa della Repubblica, li guida Luciano Manara;
30 aprile:i Francesi attaccano Roma ma vengono respinti nella battaglia del Gianicolo (con Garibaldi a Villa Pamphili e Villa Corsini);
3 maggio:dal sud i soldati del Re di Napoli invadono il territorio; Garibaldi li blocca a Palestrina, Albano, Velletri;
20 maggio: soldati spagnoli sbarcano a Gaeta;
31 maggio: Mazzini stipula un accordo con i Francesi che si impegnano a non intervenire;
3 giugno:il comando francese, ricevute nuove truppe, smentisce l’accordo e attacca Roma a tradimento (un giorno prima di quanto annunciato); i difensori si asserragliano a Villa Spada e al Vascello; seguono 25 giorni di bombardamenti;
30 giugno: i Francesi dilagano in città; la Repubblica si arrende;
2 luglio: Garibaldi lascia la città con 4000 volontari e si dirige verso Venezia;
4 luglio: l’Assemblea approva la resa ma non si dimette e anzi approva il testo della nuova Costituzione; i Francesi sgomberano l’aula dell’Assemblea e proclamano la legge marziale;
5 luglio: Mazzini scrive una lettera ai Romani (vedi testo a parte);
1850
12 aprile:Pio IX rientra a Roma, abroga la Costituzione, reinstaura la pena di morte, cancella la libertà di espressione, ecc.
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Accanto ad esso era affissa la mappa delle province dello Stato Pontificio e un po’ più in là ecco apparire l’appello con cui il papa dall’esilio di Gaeta esorta le potenze cattoliche a correre in suo aiuto; vicino ad esso, e per contrasto, la lettera ai Romani con cui Mazzini a luglio dichiara dispersa ma non soppressa l’Assemblea che Roma si era eletta in quei mesi, “dispersa e pronta ad essere riconvocata” – proclama orgogliosamente - “quando la Storia lo consentirà”.
Poi, tra il manifesto con i 4 “principi fondativi” con i quali nel febbraio si era proclamata la Repubblica e quello con gli 8 “principi fondamentali” che aprono il testo costituzionale redatto nei mesi successivi, facevano capolino dei poster dedicati alla vita quotidiana.
C’è l’editto “giraporte” con cui si ordina che tutti i portoni di via del Corso vengano modificati in modo da aprirsi verso l’interno, provvedimento curioso ma necessario ad evitare incidenti per aperture improvvise nella strada evidentemente già al tempo molto trafficata.
C’è il manifesto che raccomanda ai cittadini di comportarsi con moderazione durante l’imminente Carnevale e c’è quello che ordina la vaccinazione obbligatoria contro il vajuolo arabo che, lamenta, “non è così estesa fra noi come s’addice a popolo incivilito”.
C’è uno strano opuscoletto che in forma di dialogo dà istruzioni ai cittadini su come funzionano le elezioni, iniziativa essenziale visto che il voto era stato appena esteso a tutti.
E c’è la riproduzione delle monete del tempo: il Baiocco romano, un dischetto bronzeo con un fascio littorio su un lato e l’anno 1849 sull’altro; di baiocchi ce ne volevano 100 per fare uno Scudo, la monetona d’argento unità principale delle transazioni finanziarie dell’epoca.
Poi fra i pannelli affissi spunta una lettera inviata al Governo romano dal “Municipio di Nettuno e Porto d’Anzio”, una lunga lettera con cui il Comune chiede che venga riattivato l’antico porto di Nerone al posto del moderno ma inefficiente porto innocenziano. Lo fa sostenendone la convenienza economica rispetto alla parallela richiesta con cui Civitavecchia vuole una strada veloce per collegare il proprio porto a Roma: la soluzione nettunese costerebbe ben 593.000 scudi di meno! E se nel progetto ci si potesse anche inserire una ferrovia Roma-Anzio-Nettuno il successo sarebbe assicurato!
* * *
Insomma addentrarsi in certi documenti trascina nel mondo di tutti i giorni, quello che, allora come oggi, le persone vivono.
Ma se ci fermiamo a leggere quella Costituzione, o anche solo a estrarne alcuni elementi essenziali che la caratterizzarono, scopriamo che fra vita di tutti i giorni e vita politica di una nazione non c’è poi alcuna vera distanza. Eccone la prova:
Nella Costituzione della Repubblica Romana del 1849, considerata la più democratica, per quei tempi, Costituzione d’Europa, venivano affermati principi innovativi quali:
•libertà di culto
•laicità dello Stato
•abolizione della pena di morte e della tortura
•abolizione della censura
•libertà di opinione
•suffragio universale (di fatto solo maschile anche se ufficialmente non vietava il voto delle donne)
•anche le donne potevano ereditare
•riforma agraria e diritto alla casa, tramite la requisizione dei beni ecclesiastici
•divisione dei poteri dello stato (legislativo, esecutivo, giudiziario)
•abolizione della leva obbligatoria
Queste riforme furono cancellate al ritorno del papa. Riemersero circa un secolo dopo in varie costituzioni europee che hanno preso quello statuto come base di riferimento.
Anche la Costituzione della Repubblica Italiana del 1948 si richiama a quella della Repubblica Romana stilata 99 anni prima quando il popolo cantava:
Se il Papa è andato via buon viaggio e così sia.
Viva l'Italia e il popolo e il Papa che va via.
Se andranno in compagnia viva anche gli altri re.
Prosegue il Concorso teatrale allo Studio8 di Nettuno.
"Non c'è trippa per gatti" verrebbe da commentare entrando nella realtà della famiglia Parenti con la commedia COME SI RAPINA UNA BANCA andata in scena sabato 7 febbraio al Teatro Studio8 di Nettuno con la Compagnia Stabile di Trastevere Merry del Val, la regia di Pino Lagrasta, le scene di Salvatore Esposito, i suoni e le luci di Valerio Lanciotti, nell'ambito del concorso teatrale "Premio Città di Nettuno 2025-2026" che si avvia a conclusione.
La commedia, liberamente tratta dall'opera omonima di Samy Fayad, mantiene i toni grotteschi e surreali tipici di questo autore.
Anche se le vicende della povera e sgangherata famiglia Parenti sono ambientate a Roma anziché Napoli, gli elementi tipici della tradizione teatrale napoletana vi sono tutti, in primo luogo l'arte suprema dell'arrangiarsi.
Così, il giornale preziosamente conservato anche se datato serve di giorno alla lettura e di notte per ripararsi dal freddo sotto le lenzuola. E la trippa destinata a sfamare una colonia di felini del quartiere viene abilmente dirottata con uno stratagemma finendo nella pentola della famiglia. Una cena da leccarsi i baffi!
A questo è ridotta la famiglia Parenti in pieno boom economico degli anni Sessanta e Settanta, dove i palazzinari fanno soldi a palate, l'abusivismo dilaga e la povertà pure, e chi, come Agostino Parenti (Claudio Iotti), parte svantaggiato avendo ricevuto in dono dalla sorte un metro fatto di novanta centimetri anziché cento, come dovrebbe essere per tutti.
Insieme alla moglie Regina (Andreina Ciucci) alle prese con le difficoltà quotidiane, l'ingenuo e poco soddisfacente figlio Tonino (Pino Lagrasta) frequente bersaglio delle critiche paterne, la figlia Giuliana (Flaminia Lombardi), incinta di sette mesi con futuro padre latitante, la madre novantenne Palmira (Luciana Di Donato) a cui l'età ha piegato la schiena ma non certo il cervello, Agostino, inventore a tempo perso, tira a campare giorno per giorno. Ma con un sogno nel cassetto: lanciare sul mercato l'invenzione del secolo, un clarinetto a pedale per suonatori affetti da enfisema polmonare.
In questo quadretto famigliare si inserisce la svampita ed eclettica vedova Altavilla, amante dei gatti ma anche degli agi che gli ha lasciato il defunto marito di cui in segno di riconoscenza bacia ad ogni momento il medaglione in bella vista.
Personaggi resi molto bene in chiave umoristica e grottesca ma che nascondono una realtà ben diversa che si intuisce nei lunghi ed amari sfoghi del capofamiglia: un disagio sociale fatto di povertà abitativa, disoccupazione, lavoro in nero, cassamutua inadeguata, maternità vista come incidente di percorso e così via. Ecco allora l'idea folle di rapinare una banca per risolvere i problemi economici della famiglia. In fondo i soldi in banca non hanno nome né volto, non come il portafoglio sfilato all'ignaro passeggero sul bus affollato. Detto fatto, prende in mano la situazione il capofamiglia trascinando l'intera tribù in una avventura rocambolesca dai risvolti inaspettati.
Molto brillante e dinamico il secondo atto che vede il coinvolgimento di nuovi personaggi: le sorelle Mastelloni (Lauretta Pompei e Marilena Ciucci), rigide difenditrici della legalità, l'austero direttore di banca (Fabrizio Roncoli) che dovrà alla fine scendere a patti con i rapinatori.
Nel finale tutto a sorpresa di questa commedia ben articolata che ci ha fatto ridere e al contempo riflettere per oltre due ore in piacevole compagnia di attori bravi e simpatici, emerge l’Agostino uomo, il quale gira le spalle all'opportunità che gli offre infine la vita di "sistemarsi" insieme alla famiglia, per inseguire il suo sogno senza il quale si sente solo, inutile. Il sogno, che dà significato alla vita, che sia ambizioso o più modesto, come brevettare un clarinetto a pedale.
[Claudia Sebastiani]