NETTUNO - Votata all’unanimità la mozione del PSI
Educazione affettiva
E’ stata sottoscritta e votata all’unanimità la mozione, presentata in consiglio comunale a Nettuno questa mattina, a firma del gruppo consiliare di maggioranza del Partito Socialista Italiano dei consiglieri Patrizia Palma e Flavio Catanzani sull’Educazione affettiva. Il primo a prendere la parola per ringraziare i consiglieri per la sensibilità su un tema centrale e per invitare tutto il consiglio a fare rete su una questione di rilievo assoluto è stato il Sindaco Nicola Burrini. “Grazie per questa prorposta che accogliamo in pieno, comune, scuola famiglie e consiglio comunale possono fare la differenza”.
Ecco il testo della mozione, letta in aula dal consigliere Patrizia Palma: “L’educazione affettiva costituisce un elemento fondamentale per lo sviluppo armonico della persona, favorendo la consapevolezza di sé, delle proprie emozioni, del rispetto reciproco e delle relazioni positive. Diversi Comuni italiani hanno avviato percorsi sperimentali di educazione affettiva e relazionale
nelle scuole dell’infanzia e primarie, tra cui il Comune di Genova sotto la guida della Sindaca Silvia Salis, con programmi che valorizzano letture, laboratori, giochi educativi e il coinvolgimento di personale formato e centri specializzati. Tali percorsi NON riguardano contenuti sessuali in senso stretto, ma si concentrano su identità, emozioni, cura di sé, valorizzazione delle diversità, prevenzione dei conflitti e promozione del
rispetto. L’educazione affettiva è riconosciuta come uno strumento efficace per la prevenzione della violenza, delle discriminazioni e della cultura dell’odio, e come un elemento essenziale della formazione civica dei giovani cittadini.
CONSIDERATO CHE
Anche nel Comune di Nettuno appare necessario sviluppare percorsi strutturati e continuativi di educazione affettiva e relazionale all’interno delle scuole dell’infanzia e, progressivamente, della scuola primaria;
Le famiglie, la scuola e le istituzioni locali condividono la responsabilità educativa e possono, attraverso la collaborazione, promuovere una cultura del rispetto, della parità e dell’inclusione; L’Amministrazione comunale, attraverso il Sindaco Nicola Burrini, l’Assessore alle Pari Opportunità Giardiello e l’Assessore all’Istruzione Roberto Imperato, può assumere un ruolo centrale nel promuovere tali iniziative, garantendo un segnale politico e culturale significativo.
IMPEGNA IL SINDACO E LA GIUNTA
Ad avviare, per l’anno scolastico 2026/2027, un progetto pilota di educazione affettiva e relazionale nelle scuole comunali dell’infanzia e, ove possibile, nelle scuole primarie;
Ad istituire un tavolo tecnico con l’Assessorato all’Istruzione, l’Assessorato alle Pari Opportunità, dirigenti scolastici, insegnanti, rappresentanti dei genitori, pedagogisti, psicologi e centri specializzati per definire contenuti, metodologie e modalità operative;
A garantire che i percorsi siano condotti da personale qualificato e formato e che il coinvolgimento delle famiglie sia pieno, trasparente e partecipato sin dall’inizio;
A prevedere strumenti di monitoraggio e valutazione del progetto pilota, per consentire un’eventuale estensione agli altri plessi scolastici;
Ad inserire nel bilancio comunale le risorse necessarie, riconoscendo il valore educativo, sociale e culturale dell’iniziativa;
A promuovere una comunicazione pubblica chiara e inclusiva che illustri obiettivi, contenuti e benefici del progetto.
MOTIVAZIONE
L’introduzione dell’educazione affettiva nelle scuole di Nettuno rappresenta un investimento nel futuro della comunità, nella prevenzione della violenza e nella promozione della parità, dell’inclusione e del benessere relazionale delle nuove generazioni. È un atto politico, culturale e civile che rafforza il ruolo della scuola come luogo di formazione integrale della persona.
Ufficio stampa
Comune di Nettuno
MAGISTRATURA - Quanto la giustizia non è compresa dai cittadini
Pesi e misure del giudice
Si dice, con grande senso di approssimazione, che il giudice non interpreta le leggi ma le applica come se prima di applicare una legge il giudice non debba leggerla, comprenderne il significato relativamente al contesto per poi utilizzarla per definire i contorni del reato ed, eventualmente, comminare la pena. Considerare un giudice come un’entità asettica significa togliergli la capacità di fare giustizia, che non è la mera applicazione di una norma ma implica la comprensione profonda della norma stessa e dell’ambito in cui un reato è stato commesso. Insomma il giudice ci mette del suo quando esercita la sua funzione e, quando il “suo” assume i caratteri dell’ideologia allora la giustizia ne risulta inquinata.
Nel nostro ordinamento di Stato democratico ogni fatto, ogni aspetto della nostra vita risente della presenza di un giudice perché ogni fatto ed ogni aspetto deve essere improntato alle norme che regolano la vita civile. Quindi il giudice non deve solo essere giusto ma deve anche apparire giusto. Affermare che in Italia la magistratura sia scevra da condizionamenti ideologici significa prendere a calci la storia politica di questo Paese dopo tangentopoli, forse a partire da quel giorno in cui un miliardo di vecchie lire scomparve nei corridoi di via delle botteghe oscure e vuol dire che una realtà drammatica come quella documentata da un magistrato d’eccezione come Luca Palamara, che avrebbe dovuto far collassare il sistema giudiziario italiano, debba essere ignorata. Il magistrato interpreta e poi decide ed allora mettiamo a confronto alcune decisioni recenti prese da magistrati: il 9 ottobre 2021 un gruppo di violenti di destra assalta la sede della CGIL a Roma in un giorno festivo, fanno danni e mettono a soqquadro gli uffici, nessun ferito; il giorno 31 gennaio 2026, durante una manifestazione a Torino, centinaia di violenti di sinistra assaltano la Polizia, mandano all’ospedale 104 agenti e provocano milioni di danni a beni pubblici e privati. Due casi vengono evidenziati: quello di un gruppo che cerca di evitare ad un agente di uscire da un blindato in fiamme; l’altro, di alcuni violenti che si scagliano su un agente dopo averlo fatto cadere ed uno di loro lo prende a martellate. Esito giudiziario ad oggi: nel caso dell’assalto alla CGIL, un gruppo di responsabili sono stati trattenuti in carcere per 9 mesi e poi condannati ad 8 anni di reclusione.
Nel caso di Torino, solo tre delle centinaia di violenti solo stati denunciati, il martellatore, per il quale è fortemente ipotizzabile il reato di tentato omicidio, è stato trattenuto due giorni e poi rilasciato con obbligo di firma. Coloro che avrebbero voluto arrostire un agente non sono stati identificati. Dopo 3 giorni dai fatti tutti i fermati sono fuori dal carcere. Il reato ipotizzato per i tre fermati: resistenza a pubblico ufficiale per cui non c’è nessuna speranza che un delinquente che prende a martellate un poliziotto possa finire in prigione. Se la giustizia per essere giusta deve essere compresa, io non la capisco e mi domando quale sia la modalità con cui il magistrato ha interpretato i fatti e quanto di ideologico vi sia nelle sue decisioni. Altro esempio: boschetto di Rogoredo, supermercato della droga a Milano, tardo pomeriggio del 26 gennaio 2026, una pattuglia della Polizia di Stato sta controllando due sospetti di vendere droga, quando un noto spacciatore marocchino della zona, con una sfilza di precedenti penali, a circa 15 metri di distanza, gli punta una pistola calibro 9; l’agente reagisce e lo uccide.
In un paese civile a democrazia moderna l’agente sarebbe stato insignito di medaglia al merito perché “in un’azione di difesa legittima ha eliminato un boss locale responsabile di distribuire morte tra i giovani di Milano”. In Italia il magistrato, chiamato ad intervenire, non lo indaga per omicidio in difesa legittima o preterintenzionale ma per omicidio volontario, ipotizzando, quindi, che l’agente di polizia sia uscito di casa pensando “ora vado ad ammazzare uno spacciatore al boschetto di Rogoredo”. Con questo clima non dobbiamo meravigliarci se un Carabiniereo un Agente della Polizia di Stato eviterà di inseguire una moto che ha infranto il posto di blocco, per non rischiare di diventare un imputato o se si girerà dall’altra parte in presenza di un fatto delittuoso per evitare di subire un processo, o se si farà ammazzare per non aver reagito ad un delinquente che gli stava sparando.
Già la magistratura di questo Paese non gode di ottima salute se l’amministrazione della giustizia offre spettacoli come il caso Garlasco, quello di Liliana Resinovich e tanti altri ese si riaprono indagini archiviate solo per la strenua battaglia di un padre o di una madre e le decisioni prese per danneggiare o avvantaggiare politicamente non fanno bene al nostro sistema giudiziario. La giustizia deve essere compresa ed il magistrato deve essere come la moglie di Cesare: ma come si può credere che un magistrato, che tiene nel proprio studio la foto di Che Guevara, possa procedere secondo giustizia nei confronti di un imputato di destra? Come si può credere all’equità ed all’imparzialità di un giudice che manifesta contro il governo per le sue politiche sull’immigrazione se è chiamato a giudicare un reato commesso da un immigrato clandestino?
Sergio Franchi
Arte di strada
Il Consiglio Comunale di Anzio ha approvato con 15 voti favorevoli, un contrario e 5 astenuti, il regolamento per l’esercizio dell’Arte di strada, dotando per la prima volta la città di una disciplina organica dedicata alle espressioni artistiche spontanee negli spazi pubblici.
Il nuovo regolamento riconosce l’arte di strada come espressione culturale e creativa, capace di animare la città e arricchire l’offerta culturale e turistica, introducendo al contempo regole chiare a tutela del decoro urbano, della quiete pubblica, della sicurezza e della convivenza civile.
“Con l’approvazione di questo regolamento – dichiara l’assessore al turismo e alle attività produttive Valentina Corrado – Anzio colma un vuoto normativo che per anni ha generato incertezze e difficoltà. Prima mancavano le regole, oggi c’è una base certa per farle rispettare. Non si tratta di un atto punitivo, ma di un regolamento abilitante, che riconosce l’arte di strada come risorsa e la governa con equilibrio. Abbiamo voluto regole semplici, trasparenti e uguali per tutti, a tutela degli artisti corretti, dei cittadini e delle attività economiche”.
Il regolamento disciplina l’uso degli spazi pubblici, le fasce orarie, i limiti sonori, la turnazione delle esibizioni e le modalità di comunicazione preventiva, con particolare attenzione alla tutela del centro storico, delle piazze e delle aree di maggiore pregio urbano. I controlli spettano alla Polizia locale e agli organi di vigilanza, che finalmente avranno uno strumento normativo chiaro su cui intervenire.
“Questo provvedimento – afferma il sindaco, Aurelio Lo Fazio – si inserisce pienamente nella visione di una Anzio più viva, ordinata e attrattiva. La cultura diffusa e accessibile è un valore per la città e l’arte di strada, se ben regolata, contribuisce a rendere gli spazi pubblici luoghi di incontro, socialità e bellezza. Oggi Anzio compie un passo avanti nel governo del territorio e nella valorizzazione delle energie creative”.
Segreteria del Sindaco di Anzio