Eliminati i pochi parcheggi davanti alla stazione
Rotonda a S. Palomba
Il testo di un post che ci ha fatto sobbalzare sulla sedia: “Udite udite, nell’area antistante la stazione faranno una rotatoria ed elimineranno tutti i pochissimi parcheggi. Inoltre il cantiere che è stato transennato per anni e abbandonato (a sinistra del cancello per ingresso dei dipendenti FS per capirci) sarà destinato solo a motorini e disabili. Questa amministrazione non ha capito proprio nulla, lei e i dirigenti di cui si avvale. Il tutto mi è stato riferito da un addetto al cantiere. Sono rimasta sbalordita”.
Questa è la logica di chi non comprende come la sistemazione di un’area fatiscente ed abbandonata da anni, con parcheggi selvaggi, o sarebbe meglio dire con parcheggio che pochi “intimi” utilizzano, mettendo in difficoltà gli autobus della Linea UDR10 gestita da Troiani, dai mezzi del Cotral che fanno capolinea in quella piazza e per non parlare dei numerosi mezzi pesanti che per raggiungere i siti industriali, sono costretti a delle vere e proprie manovre peggio delle gimkane. Tutte le opinioni meritano rispetto e attenzione, Però sarebbe opportuno guardarsi un po’ intorno e vedere la realtà dell’area della Stazione Ferroviaria di Santa Palomba a Pomezia.
Ci sono due aree di parcheggio, una lungo via della Ecologia, e l’altra verso il ponticello della stazione ferroviaria in Via della Siderurgia. Sarebbe giusto, come più volte sostenuto in passato, che le varie amministrazioni comunali che si sono susseguite alla guida dell’Amministrazione comunale di Pomezia, adottassero dei sistemi di sicurezza per quelle aree in modo da far stare tranquilli le centinaia o anche miglia di pendolari che utilizzano il treno per raggiungere il loro posto di lavoro. Mettere quelle aree in sicurezza significherebbe anche mettere le auto dei pendolari in sicurezza e non trovarsi al ritorno la propria auto danneggiata dai soliti vandali.
Ci sarebbe da inviare all’amministrazione comunale una sollecitazione affinché quelle due aree di parcheggio che sono destinate a queste finzioni e non ad altro, fossero messe in sicurezza e disponibili 24/24 per i pendolari, senza la preoccupazione di vedersi depredata la propria auto.
Sabatino Mele
Caro Renato
La famiglia Marsiglia, profondamente commossa per la scomparsa del caro Renato, ringrazia sentitamente tutti coloro che, con la loro presenza, le parole di conforto, i messaggi, le preghiere e i gesti di affetto, hanno manifestato vicinanza e solidarietà in questo momento di grande dolore.
Un ringraziamento particolare va a quanti hanno contribuito con le loro offerte, il cui ricavato è stato interamente devoluto alla Caritas di Pomezia, trasformando il ricordo del caro Renato in un gesto concreto di solidarietà verso chi ne ha più bisogno.
Con profonda gratitudine, la famiglia custodirà nel cuore ogni segno di affetto e partecipazione ricevuto.
La famiglia Marsiglia
Daniele Terenzi primo ballerino al mondo che danza con una protesi transfemorale
La danza della rinascita
L’inclusione, l’empatia e la condivisione sono stati alcuni degli elementi affrontati in mattinata all’istituto comprensivo “Via della Tecnica”.
Il dirigente scolastico Stefano Colucci ha ospitato Daniele Terenzi e Martina Di Paoli, rappresentanti della “Empathy Ballet Studio”, per portare agli studenti delle classi prime dell’istituto comprensivo Via della Tecnica, l’esperienza di Daniele, primo ballerino al mondo che danza con una protesi transfemorale. Una storia che ha calamitato l’interesse degli studenti divenuti parte attiva di un confronto intenso e costruttivo capace di andare a scavare nella sfera emotiva del protagonista che ha risposto alle tantissime domande formulate dagli studenti.
Daniele Terenzi è stato vittima di un incidente che ha compromesso le capacità motorie a causa dell’amputazione di una gamba ma non ha arrestato la sua viscerale passione per la danza.
Trasformare un ostacolo in un’opportunità e dimostrare che, attraverso la collaborazione, anche ciò che sembra impossibile può diventare realtà.
È il messaggio che Terenzi ha rivolto agli studenti, raccontando la propria storia: dall’incidente che lo ha costretto a fermarsi alla sfida di tornare a danzare grazie alla realizzazione di una protesi progettata appositamente per la danza.
Dopo l’incidente, gli era stato detto che non avrebbe più potuto ballare anche perché non esisteva una protesi pensata per consentire
a una persona di danzare. Una sfida che sembrava impossibile ma che è stata superata grazie alla collaborazione tra professionisti di diversi settori.
“Oggi detengo una sorta di primato ma in realtà è un lavoro di squadra”, ha spiegato Daniele agli studenti, sottolineando l’impegno di tutti coloro che hanno contribuito al progetto.
“Il messaggio rivolto ai ragazzi è chiaro: per cambiare le cose e raggiungere traguardi importanti bisogna fare rete, condividere competenze e lavorare insieme”.
Perché, come insegna la sua storia, la collaborazione può trasformare un limite in una nuova possibilità.
S.Me.
L’artista Grazia Zdrilich
Grazia Zdrilich nasce a Zara e negli anni Settanta inizia la sua carriera artistica come autodidatta, sperimentando i colori ad olio. Nel frattempo s’iscrive alla scuola di disegno dell’Associazione Artisti Bresciani, acquisendo sempre più competenze.
Successivamente segue corsi di pittura di alcuni artisti del territorio Pontino tra cui: il maestro Aldo D’Amaro, il pittore Mauro Berti presso l’Associazione Culturale Tyrrhenum, la pittrice Anna Maceroni presso l’associazione La Mano, il maestro Paolo Sommaripa presso l’Associazione Assopleiadiarte. Attualmente è la vicepresidente dell’Associazione più longeva di Pomezia, l’Assopleiadiarte.
È una pittrice figurativa che esplora tutto ciò che riguarda l’essere umano. I suoi dipinti catturano l’essenza, con un focus su luci e ombre che definiscono la forma e l’emozione. Ritrae anche paesaggi, che le permettono di esplorare la relazione tra il genere umano e la natura. Non si limita a un solo stile, ma si muove tra il figurativo e l’astratto, utilizzando il colore per evocare emozioni ed atmosfere; con la tecnica del monocromo, invece, enfatizza la semplicità e la profondità dell’espressione. La sua arte è un viaggio alla scoperta dell’umano, attraverso luce, colore e forma.
- Per quale motivo hai iniziato a dipingere e quali sono le difficoltà per una persona che vuole intraprendere il percorso dell’arte?
“Da ragazza mi piaceva disegnare, ero metodica e dedicavo con piacere molte ore al giorno a fare pratica. Il professore apprezzava i miei lavori e questo mi ha incentivata a continuare. A volte ho dubitato della mia capacità di esprimere le emozioni, ma questo non mi ha fermata.
Verso i vent’anni mi sono iscritta all’Associazione Artisti Bresciani, eravamo tantissimi, giovani e meno giovani. Ho imparato, così, la tecnica del disegno a mano libera e ho realizzato i miei primi schizzi a matita.
Da lì poi ho iniziato a dipingere con colori ad olio, la semplicità e la delicatezza dei miei primi dipinti mi riportano a un periodo felice, pieno di aspettative. Poi c’è stato il trasferimento a Roma, la famiglia, i figli, da cui è seguito un periodo di pausa. Nonostante questo, dopo anni, ho sentito l’esigenza di riprendere a dipingere, per rimettermi in contatto con me stessa. A Pomezia ho conosciuto il maestro Paolo Sommaripa, che mi ha seguito lungo il mio percorso.
Avvicinarsi all’arte, significa fare un viaggio dentro se stessi e non tutti sono disposti a farlo. Coloro che desiderano immergersi nel percorso artistico, spesso, non trovano strutture dedicate, organizzazioni o luoghi in cui poterlo fare. In Italia l’arte, a partire dalla scuola, è sicuramente trascurata e sottostimata”.
- Spesso i tuoi dipinti raccontano molto del tuo percorso personale, arricchiti anche da dettagli accurati. Questo stile riesce a creare un’atmosfera intima, suggestiva, a volte drammatica, mettendo in risalto le ombre e le luci che danno profondità e tridimensionalità all’opera ed enfatizzando, così, il contrasto tra le luci. Sei d’accordo?
“Sono contenta che tu abbia colto questi aspetti nei miei lavori. Sicuramente raccontano il mio percorso personale e direi che possiamo distinguere anche due diversi modi in cui mi esprimo. Da una parte, soggetti dai colori tenui e atmosfere rassicuranti; dall’altra, soggetti in bianco e nero, con forti contrasti, atmosfere drammatiche con un profondo significato simbolico”.
Manuela Mazzola