Convegno della corrente del PD che ha mostrato la capacità di intercettare le problematiche cittadine
Energia Popolare Pomezia
Energia Popolare Pomezia, corrente del Pd, ha organizzato lunedì 26 ottobre all’Hotel Enea di Pomezia un convegno a cui hanno partecipato alcuni suoi importanti rappresentanti nazionali che sono anche esponenti di rilievo del Pd.
Al tavolo del convegno vi erano infatti: gli onorevoli Claudio Mancini, Simona Bonafè e Piero De Luca, la consigliera regionale Eleonora Mattia; gli esponenti locali di Energia Popolare Pomezia: il consigliere comunale Alessio Caporaletti, il vicesegretario del Pd locale Dino Spagnoli, Luisa Bonfiglio membro della segreteria locale, in veste di moderatrice. Presente al tavolo anche il segretario del Pd di Pomezia Stefano Mengozzi.In una sala gremita i parlamentari Bonafe, Mancini e De Luca hanno affrontato problematiche nazionali. Ci ha piacevolmente sorpreso l’intervento dell’on. De Luca che ha dimostrato che non è solo il figlio del famoso Vincenzo, sindaco di Salerno, ma anche un lucido ed attento conoscitore dei problemi e con proposte condivisibili. La consigliere regionale Mattia ha trattato temi regionali con chiari riferimenti a problemi locali, vedi l’occupazione nel nostro distretto industriale, la grave situazione dei trasporti, il degrado della stazione di Santa Palomba. Il vice segretario del Pd di Pomezia Dino Spagnoli ha sottolineato soprattutto l’importanza di costruire nella nostra città un progetto politico credibile e ambizioso, capace di collegare le esigenze dei cittadini alle scelte regionali e nazionali.
Infine è intervenuto il consigliere comunale Alessio Caporaletti che ha ribadito che bisogna costruire l’alternativa insieme alle forze del centro-sinistra, alle realtà civiche, alle associazioni e al mondo del volontariato, ma con un ruolo politico chiaro e riconoscibile.
“Il PD è tra le persone e sta costruendo un progetto concreto per la città” - ha detto Caporaletti.
“Per noi non basta dire che qualcosa non funziona: bisogna ascoltare, proporre e assumersi responsabilità. Il nostro metodo è coinvolgere chi produce lavoro, chi si impegna nel sociale, chi chiede risposte alle istituzioni e i tanti giovani che vogliono avere un ruolo attivo nella proposta cittadina. L’obiettivo è un programma con pochi obiettivi, ma chiari e verificabili: lavoro, trasporti, sanità, scuola, sicurezza e qualità della vita. Un’alternativa che non nasce da sigle o personalismi, ma dalla capacità del PD di fare da raccordo tra le energie del territorio e di trasformarle in una proposta di governo credibile per Pomezia”.
E’ evidente che in questo convegno “Energia Popolare Pomezia” ha messo in mostra una sua capacità organizzativa ed anche una propria visibilità politica all’interno del partito locale dove è maggioritaria la corrente “Pronti per l’Alternativa” guidata dal segretario Stefano Mengozzi.
Probabilmente il convegno è servito anche a ribadire la forza elettorale di Caporaletti e del suo gruppo e di prospettare una sua eventuale candidatura a sindaco.
A.S.
La programmazione per il mese di novembre
Ricordare i morti
In questi giorni ci stiamo velocemente avvicinando ai giorni in cui siamo abituati a ricordare i nostri defunti, con la annuale visita ai luoghi dove essi riposano. I sepolcri. Nei nostri cimiteri all’ombra dei cipressi o dentro le urne. Quest’anno, in modo particolare, saremo obbligati non solo a ricordare, a pregare e a piangere per i nostri cari, ma abbiamo il dovere di ricordare e pregare anche per tutti i defunti che stanno morendo in varie parti del mondo. Come non ricordare i morti dell’Ucraina, invasa dalla Russia? Come non ricordare i tanti morti del conflitto tra Israele e la Palestina nella fascia di Gaza? Come non ricordare i tanti morti nel Medio Oriente?
Il 16 ottobre abbiamo ricordato l’83° anniversario della deportazione ad Auschwitz degli oltre 1000 componenti il ghetto ebraico di Roma; il 2 novembre ricorderemo tutti i nostri cari con la visita ai cimiteri cittadini; il 4 novembre, ore 10,00, sarà celebrata la festa delle Forze Armate per onorare i sacrifici dei giovanissimi soldati che hanno sacrificato il bene supremo della vita per un ideale di Patria; il 12 novembre, ore 10.00, verranno ricordati i 19 martiri di Nassiriya; il 15 novembre presso il cimitero germanico di Pomezia alle ore 10,00 verrà celebrata la giornata della memoria per i circa 27.500 giovani tedeschi che lì riposano, morti durante la seconda guerra mondiale,presente anche il rappresentante dell’ambasciatore tedesco in Italia Dr. Thomas Bagger, il ministro plenipotenziario Bejamin Hanna e i sindaci dei comuni di Pomezia, Ardea, Anzio e Nettuno. E’naturalmente prevista anche la rappresentanza del Volksbund Deutsche Kriegsgraberfursorge e delle associazioni militari d’Arma del Territorio.
Nel corso della cerimonia è anche prevista alle 9,45 la messa a dimora di un albero per celebrare i 75 anni della ripresa delle relazioni diplomatiche tra Italia e Germania. Per tutti questi caduti, comunque, vale l’affermazione del poeta che” fu santo e lacrimato il sangue per la patria versato, finché il sole risplenderà su le sciagure umane”.
Il 22 novembre, infine, l’Associazione Nazionale Carabinieri ricorderà i suoi caduti nel corso dei festeggiamenti previsti nella ricorrenza della Patrona “Virgo Fidelis”. Cerimonia territoriale che si terrà, ore 12,00, nella città di Anzio unitamente allecittà di Nettuno Pomezia ed Ardea.
In questi giorni, tra l’altro, anche l’atmosfera, ci invita a riflettere e a pregare. D’altronde l’abbreviarsi dei giorni, il sopraggiungere del buio, l’apparire delle nebbie. Tutto ci parla della vigilia dell’inverno, quando la terra riposa e la vita sembra abbandonarla.
Forse per l’atmosfera è stata fatta la scelta di ricordare i morti in questi giorni. Ricordare i morti, pensare ad essi, è semplicemente riconoscerci debitori verso chi ci ha preceduto ed essere consapevoli che trasmettiamo ciò che da loro abbiamo ricevuto. Viviamo un tempo in cui sovente ci viene ricordato che siamo debitori verso le generazioni future, che determiniamo la vita di chi verrà dopo di noi, a livello culturale, politico, economico, ecologico; ma è possibile lasciare una buona eredità se non si è capaci di riconoscere l’eredità ricevuta?
Ricordare i morti è assumere una responsabilità, è acquisire una dimensione necessaria al nostro passaggio su questa terra come mortali, inseriti in genealogie non solo familiari ma culturali. E’ molto significativo che nella tradizione ebraica e cristiana sia stato percepito come necessario il seppellimento dei corpi, un luogo nel quale il corpo trova collocazione, e parafrasando il Foscolo “sacre le reliquie renda dall’insultar de ’nembi e dal profano piede del vulgo, e serbi un sasso il nome”, testimonianza di un’esistenza terrena unica, conclusasi con la morte. Proprio perché il ricordo è essenziale all’umanizzazione dei defunti come sta avvenendo in questi giorni in Ucraina e in Israele, scene che siamo abituati a vedere giornalmente sugli schermi televisivi, dove si sta dando sepoltura sovente riuniti in una fossa comune, depositando fiori sui loro cadaveri. Testimonianza, questa, di una coscienza della morte inscritta tra gli elementi più decisivi nella differenziazione tra umani ed animali. Ricordare i morti, però, conduce anche a pensare alla morte e a interrogarci sul senso della vita.
La certezza di dover morire unisce uomini e donne, è la base dell’etica dell’empatia, della compassione, è ciò che ci spinge a sentirci tutti e tutte insieme fragili, con un comune destino, e nello stesso tempo ci porta ad essere consapevoli del valore della nostra vita, una sola, una vita di istanti eterni. Nella nostra tradizione cristiana ed anche ebraica fra qualche giorno andremo a “visitare” i nostri cari morti nei cimiteri cittadini, luoghi dove si piange, si prega, si vivono nostalgie, si misurano e si contano i propri giorni. Come sempre, sia che si è credenti o non credenti si compie questo gesto che sentiamo doveroso, verso coloro che abbiamo amato, verso coloro che, proprio perché li amavamo, dicevamo con convinzione: “Tu non morirai”. Ma i cimiteri che visiteremo sono anche luoghi di pace, in cui quelli che erano nostri nemici sono morti, e quindi ora non sono più nemici mentre quelli che erano amici, anche se morti, continuano ad essere tali, fedelmente.
La Chiesa cattolica all’ingresso di ogni cimitero invita i visitatori a pregare “concedi loro Signore il riposo eterno: lascia che la luce perpetua risplenda su di loro epossano le anime di tutti i defunti, per misericordia di Dio, riposare in pace. Amen”.
I pensieri espressi non sono lugubri, ne devono includere tristezza, ma vogliono indicare la bontà del pensiero e del limite, che noi cerchiamo sempre, soprattutto in questi giorni, di rimuovere, tentati da un individualismo che nega i legami e spegne la responsabilità.
Attilio Bello