Il 22 gennaio Nettuno e Anzio hanno dato inizio alle varie cerimonie per tramandare i valori di pace e democrazia
Tanti eventi per l’82°anniversario dello sbarco
Il discorso del sindaco di Nettuno Nicola Burrini: “Ringrazio tutte le Autorità politiche e militari e i cittadini presenti in questa piazza, a partire dal Ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani che ha accolto il nostro invito a partecipare ad una cerimonia che rievoca un evento storico che sentiamo vicino e profondamente nostro.
Oggi siamo qui, tutti insieme, per ricordare con gratitudine un momento che ha cambiato per sempre il destino della nostra città e dell’Italia intera, un atto di guerra che ha portato ad una faticosa ma duratura Pace. Una Pace che oggi dobbiamo impegnarci a conservare, in un contesto mondiale sempre più teso.
Il 22 gennaio è una data impressa nella memoria di ogni cittadino di Nettuno. Sulla stele alle mie spalle ci sono impressi i nomi e i cognomi di chi ha combattuto ed è caduto, in ogni famiglia di Nettuno c’è un nonno, uno zio, un cugino, un fratello, un amico caduto, che ancora oggi non si può né si deve dimenticare.
Le operazioni dello Sbarco Alleato per liberare Roma e l’Italia
dall’oppressione nazifascista sono state strategiche ed hanno regalato a Nettuno un posto di primo Piano nella storia recente e questo comporta ancora oggi una responsabilità per tutti noi. Il dovere della memoria.
Lo Sbarco è stato un evento, che ha condotto alla battaglia essenziale per conquistare la libertà e a farci scegliere la democrazia. Un evento che è costato tantissimo alla popolazione di Nettuno in termini di sofferenza. Una sofferenza riconosciuta dalla Presidenza della Repubblica che ha conferito alla nostra città la Medaglia d’oro al Merito civile. Questa medaglia che ci onora, ci permette di prendere posizione in modo chiaro e consapevole su cosa vuol dire guerra. Per questo come Paese, come popolazione e come cittadini di Nettuno ci schieriamo contro ogni conflitto e vogliamo essere portatori di confronto, dialogo e Pace.
Oggi, proprio in virtù della memoria per la nostra storia, voglio rivolgere un pensiero a tutti coloro che stanno soffrendo, in tutto il Mondo, a causa di conflitti terribili. Il mondo e l’Italia stanno affrontando nuove sfide, ci sono guerre economiche, conflitti culturali, e quelli più drammatici che portano alla fame e alla morte di bambini e civili. E’ chiaro che oggi nel Mondo stiano prevalendo motivi di divisione e scontro, e sembra che si stia dimenticando dove porta questo percorso. Non si sta facendo abbastanza per costruire un percorso di pace duratura e convivenza civile. La Pace, lo ripeto qui oggi e lo sosterrò sempre, è un percorso che deve partire ogni giorno da ognuno di noi, con una cultura diffusa fatta di educazione, rispetto reciproco, integrazione, accoglienza e inclusione.
E allora il nostro compito, con queste cerimonie, e in tutti i contesti di condivisione della nostra storia, oltre a quello di onorare il debito di gratitudine per chi ha combattuto per noi e con noi, è quello di ricordare ai giovani, la nostra storia fatta di guerra e sofferenza, chiedendo loro di fare della Pace e del rispetto reciproco uno stile di vita. Abbiamo il dovere di riuscire nell’impresa di far comprendere ai nostri figli e a chiunque nel mondo quanto sia importante vivere in una cultura di Pace, perché il sacrificio patito dai cittadini di Nettuno, dall’Italia tutta e dai nostri Alleati 82 anni fa sulle nostre coste non può essere stato vano”.
Il discorso del Sindaco Lo Facio alla cerimonia istituzionale:
“Signor vice presidente del Consiglio e ministro degli esteri, onorevole Antonio Tajani. Signori rappresentanti delle ambasciate. Autorità civili, militari e religiose, cittadine e cittadini, buongiorno. Un particolare saluto a Maurizio Shindler che ringrazio per essere qui a onorare la memoria del padre, sopravvissuto allo sbarco e per anni impegnato a raccontare alle future generazioni quei tristi giorni.
“Fare memoria per costruire la pace” è il tema che abbiamo scelto per ricordare il 22 gennaio del 1944, quando migliaia di giovani arrivarono sulla nostra costa per contribuire a liberare l’Italia dal nazifascismo, ma anche per connotare tutte le iniziative che abbiamo immaginato da qui al 2 giugno – ottantesimo anniversario della nascita della Repubblica italiana – e al 4 giugno, data nella quale venne liberata la città di Roma, 82 anni fa, sempre a seguito dello sbarco di Anzio.
Abbiamo scelto di andare oltre le cerimonie odierne, comprendendo un periodo più ampio, in modo da coinvolgere al massimo gli studenti che sono poi il nostro futuro e la cittadinanza in un percorso di memoria che è indispensabile, affinché non si disperda ciò che ha subito la popolazione di Anzio in quegli anni e si possa contribuire nel nostro piccolo a costruire ed alimentare l’auspicata pace.
Il compianto David Sassoli, nel suo discorso di insediamento alla Presidenza del Parlamento europeo, era il 3 luglio 2019, ricordava che era necessario “recuperare lo spirito di Ventotene e lo slancio pionieristico dei Padri Fondatori, che seppero mettere da parte le ostilità della guerra, porre fine ai guasti del nazionalismo dandoci un progetto capace di coniugare la pace, democrazia, diritti, sviluppo e uguaglianza. Non siamo un incidente della Storia – disse a chiare lettere – ma i figli e i nipoti che sono riusciti a trovare l’antidoto a quella degenerazione nazionalista che ha avvelenato la nostra storia”
Ecco, noi ad Anzio siamo figli e nipoti dei nomi che leggiamo sulle vie e le piazze, da Mimma Pollastrini a Claudio Paolini, da Raffaele Palomba a Vittorio Mallozzi, ai tanti che si opposero al regime o con il cuore in gola lasciarono la città perché costretti allo sfollamento, la ritrovarono distrutta al loro rientro e seppero ricostruirla con immani sacrifici. Nella motivazione con la quale il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, ha concesso ad Anzio la medaglia d’oro al merito civile, è scritto a chiare lettere come “I sopravvissuti seppero reagire, con dignità e coraggio agli orrori della guerra e affrontare, col ritorno alla pace, la difficile opera di ricostruzione”.
Siamo figli di quei concittadini, non c’è dubbio, ma anche dei giovani soldati americani, britannici e di quelli del Commonwhealt che vennero qui esclusivamente per restituirci la libertà, senza chiedere nulla in cambio, ma al sol fine di affermare il nobile principio fondamento della democrazia e della nostra democrazia.
Tale scelta, costata enormi sacrifici umani, ha garantito fino ad oggi pace e prosperità dando agli Stati Uniti la leadership condivisa della governance mondiale.
Purtroppo la vetustà di quell’equilibrio raggiunto dopo la seconda guerra mondiale ha fatto intensificare i conflitti in atto – una sessantina – ed ha creato ulteriori teatri di guerra quali l’Ucraina nella nostra Europa, Gaza ed in ultimo il massacro della popolazione iraniana.
Da tutto ciò non abbiamo probabilmente imparato nulla, questa è la triste constatazione, che ha fatto dichiarare all’indimenticato Papa Francesco che è in atto “una terza guerra mondiale a pezzi”.
Proprio per questo, però, dobbiamo continuare a fare memoria e auspicare di accrescere una cultura di fratellanza e rispetto.
Sono attualissime, in tal senso, le parole pronunciate dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel discorso di fine anno: “La nostra aspettativa è anzitutto rivolta alla pace. Di fronte alle case, alle abitazioni devastate dai bombardamenti nelle città ucraine, di fronte alla distruzione delle centrali di energia per lasciare bambini, anziani, donne, uomini al freddo del gelido inverno di quei territori, di fronte alla devastazione di Gaza, dove neonati al freddo muoiono assiderati ancora oggi, il desiderio di pace è sempre più alto e diviene sempre più incomprensibile e ripugnante il rifiuto di chi nega perché si sente più forte.
La pace, in realtà, è un modo di pensare: quello di vivere insieme agli altri, rispettandoli, senza pretendere di imporre loro la propria volontà, i propri interessi, il proprio dominio. Il modo di pensare, la mentalità, iniziano dalla vita quotidiana. Riguardano qualunque ambito: quello internazionale, quello interno ai singoli Stati, ad ogni comunità, piccola o grande per ogni popolo iniziano dalla sua dimensione nazionale”.
Per quanto ci riguarda, la lezione impartita dal Presidente della Repubblica, inizia dalla dimensione comunale. Siamo una città ormai di 62.000 abitanti, nel 1944 erano poco meno di 10.000 e come già detto, al rientro si rimboccarono le maniche per far rinascere Anzio, successivamente si prodigarono accogliendo nel corso degli anni immigrati prima da altre regioni d’Italia e poi da altri Paesi del mondo. Senza che sia mai accaduto nulla, anzi integrandosi praticamente alla perfezione. Per questo ogni volta che ne ho l’occasione mi piace sottolineare che siamo tutti anziati e siamo chiamati, nel solco delle parole di Mattarella che anche oggi sento di ringraziare per la sua opera, anzitutto a rispettarci: noi amministratori in Consiglio comunale, praticando l’esempio, e i cittadini nelle attività di ogni giorno.
Permettetemi di concludere citando Papa Leone quattordicesimo che da ultimo, all’Angelus del 18 gennaio, parlando di un conflitto che non ha grosso seguito sui media, quello in atto nella Repubblica democratica del Congo, ha detto: “Preghiamo affinché tra le parti in conflitto prevalga sempre il dialogo per la riconciliazione e la pace”.
È un invito a chi crede, ma anche a chi è lontano dalla religione avverte forte la necessità di un cessate il fuoco globale.
Signor ministro, grazie ancora per averci onorato della Sua presenza di cui andiamo fieri. Da Anzio – che per volontà unanime del Consiglio comunale dal 2001 dedica questo giorno proprio alla pace – le affidiamo il nostro appello affinché continui a prodigarsi per costruirla ogni giorno. Grazie e grazie a tutti i presenti”.
Il discorso del Vice Premier e Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ad Anzio:
“Signor Sindaco, autorità civili e militari, gentili ospiti, thank you very much for being here, dear American and British friends, we will remember every day the sacrifice of the young American and British soldiers here in Italy for our freedom. Thank you very much. Cittadini di Anzio, il ricordo non è soltanto un esercizio di memoria storica, il ricordo è qualcosa che cementifica la nostra identità e in questo caso anche i nostri rapporti internazionali.
Le relazioni storiche che fanno parte della nostra politica estera sono uno dei fari della nostra politica estera. Le relazioni transatlantiche, le relazioni all’interno dell’Unione Europea nascono dal sacrificio di tanti ragazzi venuti da lontano per difendere lo Stato diritto, la libertà e la democrazia. Se non ci fossero stati quei ragazzi che oggi noi ricordiamo, molti dei quali erano anche di origine italiana, le grandi dittature che hanno devastato la nostra Europa nel secolo passato sarebbero ancora a farla da padrone.
Grazie al loro sacrificio, ma anche grazie al sacrificio di tanti italiani dei nostri militari e dei tanti civili che hanno restituito onore alla patria, oggi l’Italia è un paese libero e democratico che crede fermamente nell’Unione Europea e ringrazio il Sindaco per aver fatto suonare l’inno alla gioia, che è l’inno dell’Unione Europea che è nata proprio sulle ceneri della Seconda Guerra Mondiale per far vivere gli europei che si erano combattuti in due guerre tremende, la prima e la seconda. Abbiamo reso onore anche ai caduti di Anzio della Prima e della Seconda Guerra Mondiale. Ecco, quell’Europa ci ha permesso di vivere in decine di anni in pace e ci auguriamo che l’Europa, con tutti i suoi difetti, possa continuare ad essere il luogo dove si vive in pace, dove non esiste la pena di morte, dove i valori a cominciaredalla libertà, che consistono soprattutto nel rispetto di ogni singola persona, possa continuare ad essere l’elemento fondante della nostra identità.
E così come quando noi diciamo che le relazioni transatlantiche rappresentano un fondamento della nostra politica estera, lo diciamo perché quei ragazzi hanno costruito le basi per questa politica che deve contraddistinguere il presente e il futuro non solo dell’Italia ma dell’intera unione europea. Perché sono i figli di quelli che durante la guerra del 15-18 vennero a combattere per permettere a noi di riconquistare l’unità nazionale. Vedete, c’è un filo conduttore.
E non possiamo quest’oggi non ricordare il sacrificio della popolazione civile, Anzio, città martire, devastata. Nettuno, anch’essa vittima di una guerra atroce. Ma tutta la provincia di Roma, la provincia di Frosinone, la provincia di Latina vennero devastate dai combattimenti della Seconda Guerra Mondiale.
Non possiamo non dimenticare, so che c’è il sindaco qua di Cassino, quello che accadde a Cassino o quello che accadde poi durante la guerra sulle montagne della Ciociaria. Ecco, il sacrificio di quelle persone noi non lo possiamo dimenticare. E proprio perché siamo eredi di quelle sofferenze non possiamo dimenticare le sofferenze delle popolazioni civili oggi in Ucraina, a Gaza, in Sudan, in Congo.
E quando decidiamo di aiutare è perché quelle popolazioni civili non compiamo soltanto dei gesti umanitari.
Facciamo delle scelte politiche che sono figli della nostra identità, sono la trasformazione in atti concreti dei nostri valori, libertà e rispetto della centralità della persona. Io sono fiero come italiano di rappresentare un governo che grazie alle proprie forze armate, grazie alle strutture ospedaliere di tante regioni italiane è il paese che ha accolto il maggior numero di bambini malati o feriti che venivano da Gaza.
Siamo il primo paese occidentale e siamo fra i primi al mondo perché continueremo ad accogliere questi bambini che non hanno alcuna responsabilità per ciò che è accaduto, sono soltanto delle vittime innocenti. E’ così quello che stiamo facendo anche in Sudan, una guerra dimenticata. Ci sono centinaia di migliaia di sfollati, centinaia di migliaia di morti e lì abbiamo cominciato a Natale e lo faremo anche a Pasqua ad aiutare la popolazione civile.
Tutto questo anche perché c’è stata la tragedia di Anzio e di Nettuno, c’è stata la tragedia della Seconda Guerra Mondiale. Noi non vogliamo che ci siano più guerre che facciano devastare le nostre città. Purtroppo accade in Ucraina, purtroppo accade in tante parti del mondo.
Lo ricordava il sindaco. La pace si costruisce giorno per giorno, come diceva Madre Teresa di Calcutta, ogni goccia serve a costruire l’oceano. Ha detto bene il Papa Leone XIV, appena insediato, nel suo primo intervento, che la pace è uno stato dell’anima, uno stato dello spirito.
Ognuno di noi deve essere costruttore di pace, perché ognuno basta a volte una parola per costruire la pace, che non è soltanto la pace che si firma tra gli stati, ma qualcosa di ancora più importante. E credo che giornate come oggi debbano servirci a ricordare che l’impegno per la pace è un impegno che ciascuno di noi deve trasformare ogni giorno in altro conto. Proprio perché il sacrificio di quei caduti, di quelle vittime civili che noi ricordiamo oggi non sia vano.
Altrimenti le nostre cerimonie di ricordo sarebbero soltanto delle cerimonie retoriche. Ma la retorica non può albergare i figli e i nipoti di chi ha visto tremende sofferenze inferte alla popolazione civile e ha avuto certamente caduti nelle proprie famiglie. Ecco, credo che anche oggi in occasione di questa importante ricorrenza noi dobbiamo prendere un solenne impegno a fare ancora di più.
Lo dico innanzitutto a me stesso come Ministro degli Esteri, come Ministro Presidente del Consiglio, come Deputato dell’Età e anche il Presidente dell’Italia. Possiamo e dobbiamo fare tutti quanti ancora di più per costruire la pace e per garantire un futuro migliore, soprattutto ai più giovani che sono qui in questa casa. Grazie, viva l’Italia e viva la pace, viva la democrazia e viva la libertà”.