Il Partito Radicale denuncia i Magistrati di diffondere false informazioni
L’ANM non dice il vero
C’è un movimento nel nostro Paese che è stato per decenni una specie di Davide che spesso ha sovrastato i vari Golia delle iniquità e della negazione dei diritti fondamentali, di quei diritti che spesso i cittadini italiani hanno saputo di avere proprio grazie alle loro estenuanti campagne di divulgazione sociale secondo lo slogan del suo grande leader storico, Marco Pannella, “conoscere per decidere”. Il Movimento Radicale è stato camaleonte politico, ha fatto alleanze con chiunque al solo scopo di vedere affermati diritti fondamentali come il divorzio, la condizione della donna, l’aborto e sempre quelli dei più deboli, come i carcerati. Il Movimento Radicale non è mai sceso a compromessi e, anche se spesso interprete di grandi battaglie, come quella dell’istituzione della Corte Penale Internazionale, è restato sempre ai margini del bottino politico. Oggi continua a condurre le sue battaglie con lo spirito di sempre e, in un groviglio politico più confuso che variegato, la sua adesione al fronte del SI al referendum sulla cosiddetta separazione delle carriere nella Magistratura, rappresenta solo una conferma del suo impegno storico per l’amministrazione di una giustizia che contribuisca a far dimenticare tragici episodi come quello di Enzo Tortora.
Oggi come sempre, gnomi senza timore, affrontano il lupo nella sua tana e denunciano l’Associazione Nazionale Magistrati per divulgare il falso.
La notizia non è di poco conto: incolpare i magistrati di imbrogliare l’opinione pubblica per difendere i propri privilegi. Radio Radicale stigmatizza l’evento taciuto da molti altri organi di informazione. Il Comitato “Pannella Sciascia Tortora” per il Sì alla separazione delle carriere dei magistrati ha depositato il 9 gennaio una denuncia alla Procura di Roma contro i responsabili della campagna del Comitato “Giusto dire no” e contro soggetti dell’Associazione Nazionale Magistrati. L’atto, annunciato in una conferenza stampa trasmessa da Radio Radicale, riguarda la diffusione di messaggi considerati fuorvianti e giuridicamente scorretti nel corso della campagna referendaria. La denuncia nasce dalla contestazione di manifesti e comunicazioni che, secondo il Comitato promotore del Sì, avrebbero diffuso informazioni false o tendenziose sul referendum, con l’effetto di alterare la corretta informazione dei cittadini chiamati a votare. Un’iniziativa che, nelle intenzioni dei promotori, mira a tutelare il diritto degli elettori a una campagna trasparente e fondata sui fatti. Maurizio Turco, Segretario del Partito Radicale denuncia il fatto che la stampa non abbia dato risalto ad un fatto cosi significativo.
“Nel momento in cui un comitato promosso dal Partito Radicale denuncia quei manifesti, dopo giorni di polemiche e commenti, oggi sui giornali non c’è niente” Spiega Turco che prosegue: “È incredibile che si parli per settimane di una notizia e, quando si interviene con degli atti formali come una denuncia, l’informazione scompaia. Questa è una strana campagna referendaria, in cui i cittadini sembrano esclusi e tutto appare ridotto a una partita tra addetti ai lavori, mentre in realtà è una partita che riguarda la giustizia e chi è più debole”.
Per Maurizio Turco, l’assenza di attenzione mediatica non è un dettaglio ma un problema democratico: senza informazione, i cittadini non possono comprendere cosa sta accadendo né valutare consapevolmente una riforma che incide direttamente sul loro rapporto con la giustizia.
Era auspicabile che la Magistratura rimanesse fuori dello scontro referendario, proprio per tutelare la propria indipendenza e l’estraneità da un confronto che è sempre fra partiti e politiche di partito, ma l’atteggiamento negli ultimi decenni ha reso le toghe molto più disponibili a dimenticare che la Magistratura è un ordine autonomo ed indipendente dello Stato che applica le leggi approvate dai rappresentanti del Popolo nella libera dialettica parlamentare e nel quadro della Costituzione Repubblicana.
La vittoria del SI al referendum serve a ricordare loro che l’Italia è una Repubblica e non un Critocrazia.
Sergio Franchi
Le gravi responsabilità dei Paesi Alleati assoggettati alle politiche Usa
Le guerre in Ucraina e Medioriente
Il 22 gennaio si è tenuta a Nettuno la Rievocazione dello Sbarco Alleato, in Piazza C. Battisti, dinanzi al Comune.
Nei discorsi tenuti dalle Autorità, oltre la celebrazione, si poneva il problema delle nostre responsabilità riguardo le guerre oggi nel mondo.
Si è detto, in particolare da parte dell’On. Antonio Tajani, Vicepresidente del C.d.M,,che se non riusciremo a porre fine ad esse e raggiungere una pace durevole, il sacrificio dei combattenti e delle popolazioni nella II Guerra Mondiale risulterebbe vano.
Certamente, l’obiettivo è difficile, perché nell’epoca che viviamo le guerre sono sostenute e generate, da un lato dagli interessi economici delle grandi Multinazionali, dall’altro da quelli politici delle Potenze che vogliono affermare la loro supremazia nel mondo globalizzato.
Interessi che a volte coincidono, come dimostra l’America di Trump.
Parliamo delle due guerre più importanti dal punto di vista internazionale, cioè di quelle in Medioriente ed in Ucraina.
La prima ha sì radici antiche nell’inimicizia tra Israeliani e Palestinesi, ma l’ultima così sanguinosa, iniziata nel 2023, è stata originata dall’appoggio storico degli USA allo Stato di Israele, oggi al governo estremista di Netanyahu.
Inoltre, Trump ha pure grossi interessi economici, dall’impadronirsi delle ricchezze di quei territori (il petrolio in Iran, i minerali tecnologici in Cisgiordania) alla ricostruzione di Gaza.
Il 29 settembre del 2025 il Presidente USA ha presentato un piano di pace in 20 punti, che prevede la cessazione delle ostilità e la riconsegna dei prigionieri da entrambe le parti in conflitto.
Inoltre, la creazione di un Governo Provvisorio palestinese per l’amministrazione dei territori guidato da Abu Mazen, leader dell’OLP.
L’applicazione del piano non ha fatto passi avanti dopo la costituzione di questo, anche perché Hamas vuole far parte di esso e vorrebbe anche la restituzione di prigionieri politici detenuti da Israele. Quest’ultimo, con il pretesto di mantenere l’ordine, ha continuato le operazioni di guerra contro obiettivi militari e civili, aumentando enormemente il numero delle vittime, soprattutto vecchi, donne e bambini.
Per questo il capo di governo Netanyahu ha ricevuto la condanna dell’ONU e del Tribunale dell’Aia per crimini di guerra, che non tiene in alcun conto.
Inoltre, molti governi dei Paesi dell’UE, facenti parte della NATO, hanno continuato i rapporti politici e diplomatici con lo Stato di Israele.
Per quanto riguarda la guerra in Ucraina, il discorso è ancora più difficile.
Ufficialmente essa è iniziata con l’invasione del 2022, ordinata dal Presidente russo Putin per portare aiuto alle Repubbliche del Donbass e del Donetsk, che volevanounirsi alla Federazione Russa.
In realtà, le radici dell’odio tra Ucraini e Russi sono molto più antiche, come abbiamo scritto in un precedente articolo.
Tralasciando la storia, nel marzo 2014 Putin si era ripresa la Crimea, che era sempre appartenuta alla Russia fin dai tempi degli Zar.
Nel 2019 in Ucraina andò al potere Vladimir Zelenskji, un ex attore comico, occupando la Presidenza che fino ad allora era stata filosovietica.
Questi cominciò subito a chiedere all’Europa l’ingresso nell’UE e nella NATO; inoltre rivendicò all’Ucraina la Crimea e le Repubbliche separatiste del Donbass e di Donestk. Perciò il 21 aprile 2022 il nuovo Presidente russo Putin, in un discorso alla Nazione dichiarò di appoggiare i separatisti ucraini.
Oggi, a distanza di quattro anni, le rispettive pretese sono rimaste immutate.
Anzi, sono peggiorate.
Recentemente Trump ha dichiarato che se ci fosse stato lui al governo, la guerra non sarebbe mai iniziata. Poi, umiliando Zelenskji, ha dichiarato che si accorderà direttamente con il suo amico Putin per porre fine al conflitto: perciò, ognuna delle due parti dovrà rinunciare a qualcosa.
La Russia manterrà la Crimea e le zone occupate, mentre il resto dell’Ucraina avrà un governo che manterrà la sua autonomia.
A fronte di ciò, Zelenskji ha replicato che non può esistere l’Ucraina senza la Crimea e il Donbass, accusando inoltre i Paesi Nato di non averlo aiutato abbastanza.
Confermando così di essere uno spudorato bugiardo, poiché tutti i Paesi dell’UE lo hanno enormemente foraggiato fin dall’inizio, con la fornitura di armamenti pesanti: carri armati, aerei, cannoni, etc. In più gli hanno inviato grandi finanziamenti, buona parte dei quali egli e i suoi oligarchi hanno speso nell’arricchimento personale (i cessi d’oro nelle loro ville!).
La cosa più grave è il fatto che l’Europa, succube degli USA, è responsabile dell’innesco di codesta guerra fratricida; e, nonostante tutto, continua a sostenere la posizione di Zelenskji.
Non si vede perciò via d’uscita.
Eppure, basterebbe poco.
Proposta per l’affermazione di una pace duratura
In Iran, altro paese coinvolto nel conflitto mediorientale, si è sviluppato da alcuni anni il movimento di protesta Donna, vita, libertà contro il regime totalitario degli ayatollah, nato del rifiuto delle donne di indossare il velo e sostenuto da tutti i cittadini, che vorrebbero un’evoluzione della società adeguato ai diritti civili occidentali.
Tutti i giorni scendono in piazza intellettuali e persone comuni, donne, uomini ragazzi; non si fermano neppure dinanzi alle armi da fuoco della polizia.
Il capo del regime, l’ayatollah Alì Khamenei, ha perfino avuto l’impudenza di dichiarare: “La Repubblica Islamica è salita al potere con il sangue di centinaia di migliaia di persone onorevoli e non cederà di fronte ai sabotatori”.
Ricordiamo che Khamenei è il degno erede di Khomeini, che tornò in Iran dall’esilio dorato in Francia, abbatté il regime dello Scià di Persia e fondò la cosiddetta Repubblica Islamica.
Sottolineiamo il controsenso: repubblica è la forma di governo fondata sui diritti politici e civili universali, non certo la dittatura fanatica della Religione Coranica, che ovunque si è instaurata ha prodotto lutti e distruzione.
Recentemente, il 22 gennaio scorso, il Parlamento Europeo ha condannato il governo iraniano per l’uso sproporzionato della violenza contro il suo popolo, che ha fatto migliaia di persone; ha inoltre equiparato le forze di polizia e i Guardiani della Rivoluzione ai peggiori terroristi.
Purtroppo, la risoluzione non è vincolante per i governi occidentali.E di nuovo assistiamo alle acrobazie verbali di Trump, che un giorno dichiara di metter fine alle atrocità del regime iraniano, il giorno dopo dice che sta dialogando e Khamenei ha fermato le esecuzioni dei detenuti.
Eppure, abbiamo detto, basterebbe poco.Basterebbe che i nostri cittadini scendessero in piazza con tutte le loro organizzazioni di opinione e politiche, reclamando e imponendo ai governi di agire per far cadere il regime sanguinario dell’Iran come quello dittatoriale di Israele con i tutti i mezzi possibili.
Soltanto così si potrebbe riaffermare la validità e la forza dei diritti universali elaborati dall’Occidente durante secoli di Storia e stabilire un periodo di pace duratura.
Altrimenti, il sacrificio dei giovani che dettero la vita per chiudere la Seconda Grande Guerra sarà veramente stato inutile.
Stefano Marafini