SIMPOSIO
Giuliana Bellorini
Coordinatrice corrispondente
del salotto sede del Simposio
LA SPERANZA
Se l’anno, come ogni anno, si chiude con la speranza di miglioramento, il 2025 non si distingue, anzi… la speranza, si dice, è l’ultima a morire e mai, come in questo momento, vogliamo avere speranza perché ci sentiamo impotenti ed in balia di eventi inarrestabili. Eppure, la storia documenta che è proprio nei periodi di grandi crisi che ci si rende conto dell’importanza di alcuni valori per sostenere una vera democrazia di cittadini consapevoli.
Nel nostro piccolo-immenso mondo interiore siamo liberi, solo se siamo consapevoli di ciò cha ha un autentico valore per rendere sano e bello ogni rapporto, con le cose e con il nostro prossimo. Dovremmo ricercare la libertà dai condizionamenti di una onnipresente pubblicità che ci irretisce come un canto di sirena, ammaliatrice, nel tentativo di uniformarci per assecondare gli interessi di chi sfrutta un sistema ormai cresciuto a dismisura e che non è possibile ignorare. Abbiamo un grande potere nelle nostre mani, la nostra libertà può trasformare il quotidiano ripetersi in stimoli per esperienze inaspettate. Ogni piccolo fatto può diventare un evento e possiamo imparare a guardare ogni cosa per illuminarla di luce nuova. I poeti conoscono bene questa possibilità e poeti sono tutti gli esseri umani, più o meno coscientemente.
Dostoevskij, andando verso il patibolo, scoprì che ovunque rivolgesse lo sguardo, ogni cosa brulicava di vita e rimpianse di non averlo compreso prima. La sua pena fu commutata, all’ultimo minuto, in lavori forzati e le sue parole tornano come un monito «… trasformerei ogni minuto in un secolo intero, non perderei nulla, terrei conto di ogni minuto, non ne sprecherei nessuno!»
Giuliana
Auguri Buon 2026
di Silvia e Alessandro
Giunti alla fine di questo anno, per voi lettori delle pagine de Il Simposio i nostri migliori auguri per un nuovo anno di pace, nel mondo e nel nostro animo.
Un augurio pensato per chi, come voi, legge queste pagine per il piacere di approfondire e conoscere.
Un augurio per chi, tramite la Conoscenza, tende al miglioramento di sé e di ciò che lo circonda. In questa prospettiva, il tempo che scorre è possibilità di crescita ed evoluzione. Questo rito di passaggio della fine di un anno e dell’inizio di un altro ci offre l’opportunità di una riflessione sul tempo che passa e sui benefici di poter vivere questo tempo.
Un nuovo anno è un nuovo tempo concesso, un’occasione di rinnovamento. La fine di un tempo porta con sé il dolore della perdita per ciò che non è più ma è attraverso l’accettazione del mutamento che si attua il rinnovamento. Il rinnovamento non è un processo passivo che automaticamente si realizza con l’inizio di un nuovo anno/ciclo bensì un atto deliberato, un impegno etico verso la verità e la crescita personale orientato al Bene.
In questo nuovo anno, il nostro augurio è di predisporci con animo fiducioso e lieto al rinnovamento, accettando la difficoltà e il dolore come parte del bagaglio da acquisire e portare con sé: con la fatica che ne consegue ma con la consapevolezza di poter riuscire a resistere e rifiorire. I greci la chiamavano Epimeleia ed è l’atto di “prendersi cura” (di sé, degli altri, dell’anima). Una dedizione verso qualcosa o qualcuno per farlo fiorire, un impegno costante per il miglioramento e la cura dell’esistenza. È questo un concetto bellissimo che racchiude la pulsione al perfezionamento continuo, all’idea di Divenire.
È un concetto che ci concede fiducia e speranza nei confronti di quello che sarà e che non ci è dato conoscere.
Ché questo anno sia vissuto con la forza di rinascere dal dolore e rinnovarsi con la fiducia in un tempo nuovo, che abbiamo il privilegio di poter vivere.
Vi salutiamo con una poesia di Elli Michler,
Non ti auguro un dono qualsiasi,
ti auguro soltanto quello che i più non hanno.
Ti auguro tempo, per divertirti e per ridere;
se lo impiegherai bene potrai ricavarne qualcosa.
Ti auguro tempo, per il tuo fare e il tuo pensare,
non solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri.
Ti auguro tempo, non per affrettarti a correre,
ma tempo per essere contento.
Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo,
ti auguro tempo perché te ne resti:
tempo per stupirti e tempo per fidarti e non soltanto
per guadarlo sull’orologio.
Ti auguro tempo per guardare le stelle
e tempo per crescere, per maturare.
Ti auguro tempo per sperare nuovamente e per amare.
Non ha più senso rimandare.
Ti auguro tempo per trovare te stesso,
per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come un dono.
Ti auguro tempo anche per perdonare.
Ti auguro di avere tempo, tempo per la vita.
YOUNG SOPHIA
Il pensiero dei giovani
Riflessione personale su
"La masseria"
il romanzo di
Daniela D’Amico Henderson
Il libro è scritto molto bene, la lettura è scorrevole e la storia è interessante grazie anche alle descrizioni dei luoghi e delle varie vicende accadute nella Seconda Guerra Mondiale.
Mi è piaciuto il fatto che l'autrice sia riuscita a raccontare fatti realmente accaduti attraverso la storia, presumo inventata, di una normale famiglia italiana e a trasmettere le emozioni che i personaggi hanno provato, senza far risultare la lettura pesante o ripetitiva.
A mio parere avrei reso la storia leggermente più lunga, soprattutto verso il finale. Trovo che succeda tutto troppo in fretta.
Tuttavia il libro mi è piaciuto e mi ha aiutato ad avere maggiore consapevolezza di quello che è successo nella Seconda Guerra Mondiale.
(Vedi anche “Il Litorale” N°22 Dicembre2025)
Nicole Trivellato
2° Liceo Istituto Santa Lucia Filippini
17 dicembre 2025
Matteo (Mt 2,13-23)
«Essi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo». Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode […]
Quando Erode si accorse che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio e che avevano da due anni in giù secondo il tempo che aveva appreso con esattezza dai Magi. […]
Un grido è stato udito in Rama, un pianto e un lamento grande: Rachele piange i suoi figli e non vuole essere consolata, perché non sono più».