Gli amministratori non si adeguano alla situazione
Cambiamenti climatici
E’ il dibattito ricorrente in ogni confronto, è il capro espiatorio di ogni disgrazia ambientale, è il paravento di inefficienze e di ritardi, è il cambiamento del clima che si dibatte fra le due tesi e cioè la ciclicità del fenomeno e l’ineluttabilità dello stesso. La tesi prevalente ci racconta che l’uomo, con i suoi comportamenti sta creando le condizioni di mutamenti epocali del sistema meteorologico dai quali non si torna indietro se non si modificano le condizioni che lo provocano. Le rilevazioni climatiche indicano che quaranta anni fa le condizioni medie meteo di Palermo erano quelle che vengono oggi rilevate a Roma, mentre la Sicilia oggi esporta mango, datteri e, ormai da qualche anno, la Cooperativa Palermitana Valle dell’Oreto, produce ed esporta anche banane. Che mutamenti sostanziali si siano alternati nella storia è anche vero ma erano variazioni naturali in cui l’uomo non era intervenuto. Affermare oggi che il fenomeno sia ricorrente e cioè che le presenti disfunzioni climatiche si siano già verificate in passato e termineranno per tornare alle condizioni precedenti, significa affermare che nell’ultimo secolo la corsa al progresso tecnologico ed alla globalizzazione non sia esistita; significa voler far credere che la nostra atmosfera non abbia subito variazioni dopo l’avvento di milioni di fabbriche e di miliardi di auto, che l’aria che respiriamo sia la stessa e che la “greatpacificgarbage patch” non esista. Non è così: stiamo distruggendo il nostro habitat in una corsa folle verso un benessere drogato, vissuto da una parte dell’umanità, mentre una grossa parte di essa può solo ambire a condividere quel benessere ed a tentare di raggiungerlo.
Una coscienza “verde” sta maturando da parte del “primo mondo” ma i suoi costi e le ragioni della sopravvivenza commerciale e quindi economica rendono gli esiti dubbi e fortemente diversificati. Le restrizioni previste ed in atto in Europa portano con se la domanda “che senso ha che l’Europa stia facendo una campagna di risanamento che sta costando lacrime e sangue ad operatori agricoli ed industriali ed inquina in termini di gas serra per lo 9,6%, se la Cina che inquina il 30,9%, per mantenere alto il suo export e florida la sua economia, fa decisamente poco per combattere il riscaldamento climatico? Che senso ha distruggere l’agricoltura della Sardegna, Puglia e Sicilia per fare spazio alle pale eoliche ed ai pannelli solari mentre la Cina, la Russia e gli Stati Uniti continuano ad aprire nuove miniere di carbone? Un quesito che non ha una risposta plausibile, se non nella visione storica, nella speranza che altri seguiranno man mano che i fenomeni diventeranno così evidenti anche per loro. Quello che colpisce in Italia (che, per inciso, incide per lo 0,98%) è il riverbero nella politica che banalizza questo fenomeno epocale nella diatriba tra fazioni. La tragedia causata dall’alluvione di Valencia non lascia adito a dubbi: tutti devono rendersi conto che solo una sensibile inversione di tendenza può cominciare a dare segni di attenuazione. Il ridicolo è, però, nelle affermazioni del tipo: “la responsabilità dei ricorrenti fenomeni alluvionali dell’Emilia Romagna è del cambiamento climatico”. E’ come affermare che un fiume esonda per una piena prevedibile e non per il fatto che gli argini non sono stati adeguati alla piena prevista. I fenomeni che si ripetono ormai con drammatica frequenza sono prevedibili e se le condizioni climatiche sono mutate l’uomo deve provvedere ad adeguare la propria realtà territoriale alle mutate circostanze perché non può attendere passivamente per decenni l’auspicabile mutamento di tendenza climatica. Perché l’inversione di tendenza e cioè il risultato delle limitazioni e dei provvedimenti presi per arginare il fenomeno, non avviene spegnendo un interruttore, ci vuole una partecipazione molto più significativa e generalizzata; ci vuole il coinvolgimento dei grandi inquinatori e ci vuole il tempo necessario affinché il sistema apprezzi i comportamenti virtuosi. La smettano gli amministratori incapaci a continuare a dare la colpa al “cambiamento climatico” per ogni esondazione di fiume: rinforzino gli argini, rimuovano gli alberi, creino bacini di espansione, dotino i loro territori di quegli strumenti necessari per adattarli alle mutate condizioni. Saranno il tempo e gli eventi a decidere come sarà possibile invertire la tendenza di una situazione gravemente compromessa.
Sergio Franchi
SISTEMA PENITENZIARIO - E’ in atto la campagna per nuove decisioni buoniste
Non dimentichiamoci di Abele
E’universalmente riconosciuto che il presente sistema giudiziario in Italia è allo stesso tempo troppo penalizzante e troppo premiante, tenendo come termine di riferimento il binomio reato-pena. Penalizzante perché costringe in modo abnorme ad espiare, col carcere preventivo, la pena anche a chi verrà successivamente assolto perché innocente. Ilnostro sistema giudiziario è estremamente premiante per quanto riguarda gli esiti sia della cattura dei delinquenti sia della definitiva comminazione della pena a cui sono condannati, specialmente per quanto riguarda quei reati, che sono definiti minori solo da chi non li subisce. Le lunghezze, reali o provocate, dei tempi della giustizia in Italia fanno spesso in modo che vadano in galera solo coloro che non possono pagare un buon avvocato capace di far decadere i termini. Tralascio i casi di assassini che sono fuori dalle sbarre dopo qualche anno di detenzione, solo perché il loro numero non è molto significativo anche se il loro ripetersi indigna l’opinione pubblica. E, come avviene periodicamente ormai da decenni, ci risiamo con la richiesta di riduzione della pena o facilitazione delle misure di clemenza, verso coloro che ricevono una pena definitiva e che vengono detenuti presso le strutture carcerarie del nostro Paese. Esistono associazioni come “Nessuno tocchi Caino” che non solo, giustamente, contrasta il degrado delle nostre carceri ma non perde mai l’occasione per perorare alleggerimenti di pena, rilasci anticipati, tutto ciò che tenda a ridurre od annullare la punizione per i reati commessi e di cui i detenuti stanno espiando la punizione. Le condizioni di vita nelle carceri del nostro Paese sono molto diversificate in base al tipo di istituto, alle sue dimensioni, alla vetustà delle strutture ed all’organizzazione a cui si riesce a dar vita; esistono istituti migliori ed istituti peggiori ma tutti offrono condizioni minime accettabili in un paese moderno occidentale. La ragione che viene sempre utilizzata per giustificare le periodiche richieste di indulgenza è quella del sovraffollamento delle carceri che attualmente sfiora il 135%. Un problema che deve essere affrontato ma non nel modo suggerito da coloro che traboccano di benevola attenzione verso chi ha commesso crimini e che, solo in minima parte, è stato condannato e sta espiando la pena. La motivazione sempre utilizzata per richiedere riduzioni di pena è quella per cui, siccome lo spazio a disposizione dei detenuti non è sufficiente, mettiamone un pO’ in libertà riducendo loro la pena; che è come prendere a schiaffi la Giustizia e non solo. Quello che si dimentica troppo spesso è che dietro ogni criminale c’è sempre una vittima che, per molti reati penali, trova il risarcimento morale esclusivamente nel fatto che la persona che le ha inflitto sofferenza paghi per intero il suo debito con la giustizia. Il Governo in carica non sta ritenendo concettualmente accettabile la proposta di ridurre le pene ma si appresta ad intervenire su due fronti: quello della realizzazione di nuovi spazi con padiglioni in istituti esistenti, con la creazione di moduli prefabbricati da ubicare in spazi disponibili degli stessi istituti e conl’ espiazionedalla pena con modalità alternative alla detenzione presso istituti carcerari. Il problema delle carceri Italiane ha radici profonde; ricordo le battaglie di Pannella con i sui scioperi della fame, ma un sistema che vede la criminalità in continuo aumento anche per una politica permissiva dell’immigrazione clandestina, non si puòpermettere di incoraggiarla con pene incerte la cui durata è soggetta alle condizioni logistiche degli istituti penitenziari. Il rilascio anticipato è solo un palliativo, un modo di rinviare la soluzione del problema che non può che essere raggiunta con un piano strutturale del sistema in cui la pena vada sempre scontata per intero. Un piano di ristrutturazione del sistema di detenzione non può prescindere dal generale miglioramento dello standard di vita che si vive nelle carceri, ma quello che non bisogna mai dimenticare che per ogni Caino in prigione esiste un Abele, e c’è sempre chisoffreper anni i postumi per i torti patiti; ogni soluzione deve sempre tenere presente che la parte più debole non è quella di chi ha usato la violenza ed il sopruso ma chi li ha patiti senza avere colpe.
Sergio Franchi
Riunione APA
Grande partecipazione giovedì 18 dicembre sera all’incontro di Alternativa per Anzio con soci, sostenitori e non solo.
Un momento conviviale che si ripete ormai da anni e che questa volta ha assunto un significato particolare: ad un anno esatto dall’insediamento dell’amministrazione di centrosinistra a guida Lo Fazio, le Consigliere Tiziana D’Alfonso e Simonetta Pagliaricci, insieme all’assessore Luca Brignone hanno fatto un bilancio di questo primo anno raccontando di difficoltà superate e di obiettivi raggiunti in linea con il programma elettorale.
Fra questi, l’avvio della gestione pubblica del porto, il potenziamento della manutenzione del verde pubblico e del servizio di raccolta rifiuti, l’avvio della procedura per individuare l’area su cui nascerà una piazza a Lavinio Stazione e il progetto “Fuori Centro”, che istituzionalizza la sperimentazione avviata con il “Cinema in strada”.
Grande supporto e soddisfazione da parte dei numerosissimi presenti che, oltre a ringraziare assessore e consigliere per l’impegno e la serietà profusi, hanno dato un contributo in termini di rinnovato sostegno e di proposte. Il clima che si è respirato è la conferma che i risultati si ottengono quando si ha la capacità di condividere un progetto, di tenere informate le persone e di promuovere la partecipazione.
La strada è ancora lunga e tortuosa, ma la direzione è quella giusta.
Alternativa per Anzio