Chiude, dopo 50 anni di intensa attività al servizio della clientera, l’alimentari di via Vittorio Veneto angolo via Cavour, a Nettuno
Natalino saluta i suoi clienti e va in pensione
Erano lì in quell’incrocio, tra via Vittorio Veneto e via Cavour, dal mese di febbraio del 1977. Natalino Passa, classe 1944, nato alla vigilia di Natale, e la moglie Giuseppina Gentili, detta Pina, nata il 22 febbraio 1950, avevano rilevato la drogheria 48 anni fa, da Giuseppe Tarantini e la moglie Rosa, di S. Marco in Lamis, in provincia di Foggia. Natalino aveva 33 anni e Pina ne aveva 27. Ora Pina non c’è più, è volata in Cielo il 2 dicembre scorso, lasciando Natalino nello sgomento, dopo quella nottata trascorsa all’ospedale non riesce ancora a prendere atto che non potrà riabbracciarla. Deve averci pensato un po’ prima di prendere la decisione di tirare giù le serrante del negozio, ma deve aver anche pensato che non poteva rimanere lì senza straziarsi, senza riconoscere le sue impronte e sentirsi addosso l’ombra di lei.
Ad annunciare la decisione di chiudere bottega era stato Tiziano Sanges, titolare della Ferramenta di via Cavour: “Si chiude un’era! Via Cavour senza Pina e Natalino, non sarà più la stessa! A volte vorrei tanto che il tempo si fermasse e certe abitudini e persone, non andassero mai via!”.
Natalino è un appassionato del ciclismo, non si perde una gara: Giro d’Italia, giro di Francia, Tirreno-Adriatico, giro del Lazio, siccome non può vederle a casa, ha piazzato un televisore in un angolo del negozio e segue le gare dal bancone, ma quando non ci sono clienti si ferma in piedi sotto la tv, come faceva una volta da ragazzo a casa, quando ascoltava alla radio, gli arrivi delle corse ciclistiche. Conoscendo la sua età gli abbiamo chiesto chi preferiva tra Fausto Coppi e Gino Bartali. La risposta è arrivata senza esitazione: «Coppi»; per un altro raffronto gli abbiamo chiesto anche di Felice Gimondi e Gianni Motta. Altrettanta decisa è stata la risposta: «Gimondi».
La famiglia di Natalino ha sempre vissuto all’Ospedaletto, poco più avanti di Cadolino, forti della più antica risorsa della loro condizione di contadini, capaci di estrarre la vita dalla terra che è qui un gesto semplice, come quello della semina del grano. Qui, verso la fine del 1943, nelle baracche, come quella dove viveva la famiglia Passa, trovarono posto tanti nettunesi costretti a sfollare per ordine del comando tedesco. Una parola di sapore arcaico: “rapazzuola”, cioè un grosso pagliericcio, riempito di foglie secche di granturco, poggiato su tavole e tavolette messe di traverso e sollevate da altri pezzi di legno, serviva da letto ai genitori di Natalino ed è stato un letto generoso anche per i nettunesi, fino all’evacuazione, a cominciare da metà febbraio del 1944, al sud d’Italia, imposto dal Governo Militare Alleato. Natalino ha vissuto la guerra, praticamente, in seno alla madre, nella nuova casa a Sala Consilina, in provincia di Salerno.
Dopo la liberazione di Roma, a giugno del 1944, la famiglia Passa tornò ad abitare nella baraccha dell’Ospedaletto che accolse, come un bambinello, il nuovo arrivato.
Da Miami, in Florida, dove vive ormai da anni, dopo aver vissuto a New York, il nettunese Roberto Tarani, un pezzo d’uomo di un metro e ottanta per novanta chili, ha scritto una dedica a Natalino: “Un grande uomo ed una persona adorabile ed unica, dal sorriso 24 ore al giorno, ed io gli voglio un bene dell’anima”. Ma Pina e Natalino di dediche di questo genere ne hanno ricevute a centinaia. Oggi nel giorno della chiusura definitiva, 24 dicembre 2025, che coincide col suo 81° compleanno, decine di amici lo hanno volute salutare, mostrandogli tutto il loro affetto.
Silvano Casaldi