Il Referendum del 12/13 giugno 2011 sancisce che l’acqua è un diritto, ora è un lusso
Le fontanelle di Nettuno quasi tutte chiuse o eliminate
Con l’arrivo del caldo che ha anticipato la stagione estiva, la televisione ha cominciato a trasmettere scene da tutt’Italia di turisti che riempiono le bottiglie dalle fontanelle. Una turista a Roma ha addirittura fatto il bagno alla Fontana di Trevi, eludendo il personale della sicurezza che ha fatigato non poco per farla uscire dall’acqua.
Ad una nettunese è venuto in mente di scrivere un post lamentando il fatto che a Nettuno non è più possibile riempire le bottiglie alle fontanelle perchè le hanno chiuse quasi tutte. È vero, confermiamo. Il suo post ha attivato una serie di affermazioni che rimbalzano dall’inutilità delle fontane, al più drastico: “…hanno tolto le fontane pubbliche ovunque… quando capirete che che quello che stanno facendo è un grosso progetto della massoneria satanica, sarà troppo tardi”.
Qualcuno si domanda: “Forse vorranno costringere le persone a consumare bibite nei bar”.
Un altro ha scritto: “Certo che hanno chiuso le fontanelle, devono far vendere l’acqua in bottiglia alle multinazionali, è sempre e solo una questione di profitto e denaro!”.
C’è chi dice che i ristoranti, i commercianti, tutti gli stabilimenti, ci fanno soldi con la vendita dell’acqua in bottiglia. Chi vive fuori Nettuno scrive che è una questione nazionale: “Vi posso assicurare che c’è carenza d’acqua anche qui al nord e si cerca di risparmiare H2o”, tirando in ballo le formula molicolare dell’acqua.
“Le dighe non ci sono quasi più, sono vuote”, ha scritto un altro.
Qualcun altro insinua: “Convenzione con i supermercati, l’acqua si deve comprare”.
Un paio di giorni fa ho incrociato in strada Francesco Amantini, detto Franco, che mi mostra alcune fotografie fatte da lui stesso alcuni anni fa. Molte foto riguardano proprio le fontanelle di Nettuno chiuse del tutto o scomparse. Le prendo per questo servizio.
A casa mentre guardo la puntata dell’Eredità, del 31 maggio 2026, il conduttore Marco Liorni, domanda ad un concorrente: “Quale complesso musicale ha effettuato un concerto per sensibilizzare il pubblico sulla scarsità globale di acqua?”. Erano gli U2 nel 2009. Abbiamo visto che anche la rockstar Peter Gabiel nel 2008, in occasione del World Water Day, fece un evento strettaemte legato all’acqua. Sappiamo perciò che che il problema dell’acqua potabile è universale, ma Nettuno (e Anzio) ha una sua fonte a Carano, il cui acquedotto è stato inaugurato nel 1955. Il problema dell’acqua era duanque risolto: nelle case e nelle fontanelle che furono realizzate dall’amministrazione comunale al centro della città si poteva bere e rinfrescarsi. Al costituito Consorzio di Carano di Anzio e Nettuno (serbatoio di voti per i governanti), i nettunesi pagavano le bollette per il consumo dell’acqua potabile.
Al Consorzio subetrò la multinazionale francese Veolia in Acqualatina, che cadette a giugno del 2023 le quote all’ItalGas. Nel frattempo, il 12 e 13 giugno 2011, si svolse il Referendum sull’acqua pubblica con il quale furono abrogate le norme che favorivano la privatizzazione dei servizi idrici: “…Il diritto dell’acqua potabile e sicura ed i servizi igienici - sancito dalla risoluzione delle Nazioni Unite del 26 luglio 2010 - è un diritto un umano essenziale al pieno godimento della vita e di tutti i diritti umani”. Significa che l’acqua appartine ai cittadini, le infrastrutture appartengono ai cittadini, le modalità di accesso alle infrastrutture per approvvigionarsi del bene essenziale sono decise dal soggetto pubblico. Le regole tariffarie sono uguali per tutti e la tariffa deve coprire i costi di gestione, gli ammortamenti e il costo del capitale investito dal private il quale detiene il 49% delle quote societarie, mentre il 51% è la quota dell’amministrazione comunale.
Però a questo obiettivo ancora non ci si arriva e forse sarà difficile arrivarci.
Silvano Casaldi
(Foto di Francesco Amantini e dell’autore)