Di Pier Paolo Pasolini se ne è parlato al Forte Sangallo
Il sacro e il sacrificio
P.P. Pasolini è stato ed è ancora oggi a più di cinquanta anni dalla sua scomparsa il più discusso e divisivo intellettuale del novecento (come minimo). Tirato per la giacchetta a destra e a sinistra e più di tutti in lui era presente il senso del Sacro come dato antropologico, emblematico dello sradicamento innescato dai processi legati al consumismo e all’omologazione, alla tecnicalità a quella che Heiddeger definiva ‘la ragione calcolante’, e, in particolare alla perdita del senso del Tragico.
Una sacralità che non va confusa con la religiosità istituzionale ma evocativa di uno slancio vitale arcaico, rilevabile nel Mito più che nella storicità canonizzata dell’Ecclesia occidentale in particolare.
Un dibattito quello della sacralità in Pasolini non nuovo, ma che sabato 30 mattina è stato trattato con rinnovate e inedite tematiche. Nonostante la collocazione non felice nel palinsesto degli eventi culturali della Biblioteca e del forte Sangallo (un sabato mattina pieno di sole con un caldo ormai pienamente stivo), la sala era piena di un pubblico interessato e attento; gli oratori erano: Dr. Attilio Salvadori, presidente del centro studi Pasolini di Casarsa della delizia (Padova); Prof. sa Francesca Dragotto dell’Univ, Tor Vergata - Roma; Dr. Riccardo Costantini responsabile degli archivi “Cinema zero”; Dr. Antonio Valerio Spera dell’Univ. Tor Vergata; Prof.sa Maura Locantore Direttrice Centro Studi P.P. Pasolini di Casarsa delle Delizie (PD); moderatore Prof. Angelo Fàvaro Univ. Tor Vergata. Saluti dell’Assessore e del Sindaco che ha ricordato la sua tesina di maturità proprio su Pasolini.
Di P.P. Pasolini si è tornato a parlare il pomeriggio di venerdì 6 giugno, sempre al forte Sangallo. O meglio, si è tornati a parlarne in riferimento alla sua inquietante morte la notte del 1° novembre 1975 all’Idroscalo di Ostia. Oggi, dopo cinquanta anni, possiamo dire che il suo assassino non è stato un delitto d’impeto di un minorenne sprovveduto, ma un delitto organizzato con tanto di mandanti ed esecutori.
Un oscuro quanto cruento omicidio compiuto da più persone in quegli anni insanguinati segnati da stragi fasciste, depistaggi, lotta armata e piste nere, misteri ancora oggi in parte irrisolti…
L’assassinio (il ‘sacrificio’) dello scrittore-poeta-regista è da iscriversi in questa cornice che va da Peteano a p.za Fontana, dalle bombe di Brescia alla Prefettura di Milano, Italicus, passando per la cosiddetta ‘Operazione Blue Moon’ (organizzata dai servizi segreti di diversi Stati, databile proprio al 1975; un’operazione sofisticata finalizzata ad inondare le nostre strade di eroina per decapitare e lobotomizzare così una intera generazione), fino a A. Moro e gli agenti e la bomba nera della stazione di Bologna.
Pasolini era un intellettuale molto scomodo, dava fastidio e ne avrebbe dato ancor di più se non fosse stato messo fuori gioco e il libro (il titolo ricorda la frase di Kappler dopo la fucilazione di massa delle Fosse Ardeatine: “Ordine eseguito”) presentato il 6 giugno, alla presenza dell’autrice: la giornalista d’inchiesta Simona Zecchi (moderatore Cristiano Castaldi), ricostruisce quelle vicende (e anche quel clima oscuro e cupo), aggiungendo nuovi dettagli e particolari, tentando possibili risposte e ipotesi, sollevando nuovi inquietanti interrogativi.
Giuseppe Chitarrini
Racconti da Gaza
Organizzato dall’Amm.ne di Nettuno, dall’ANPI, dall’Associazcultur. ‘Le Tamerici’ e dallo SPI-CGIL, si è svolto - giovedì 4 giugno alle ore 19,00, nella sala lettura della Biblioteca al forte Sangallo, l’incontro dal titolo “Racconti da Gaza”, in occasione della presentazione del libro “Brucia anche l’umanità. Diario di un’infermiera a Gaza” (edizioni Infinito).
L’autrice - l’operatrice umanitaria - Marina Marchiò, Vice Presidente dell’associazione ‘Medici senza frontiere - Italia’ era presente in sala insieme all’Assessore alla cultura R. Imperato che ha, tra le altre cose, portato i saluti istituzionali e il Segretario della sez. ANPI di Anzio e Nettuno A. Parente che ha fatto da moderatore.
L’autrice è una veterana: da oltre 9 anni è operatrice, lo è stato prima in Amazzonia poi in Congo e successivamente a Gaza.
E’ in quest’ultima che confluiscono tutte le nefandezze, le aberrazioni, lo sfruttamento e le contraddizioni del neo capitalismo planetario tecnologizzato. A Gaza c’è il genocidio (anche se poi molti ‘puristi giuridico-linguisti’ dicono che non è proprio così), c’è la sostituzione, l’esodo, l’invasione, il displacement, l’etnocidio. C’è il massacro e l’infanticidio mirato o accidentale, ci sono tonnellate e tonnellate, intere città di macerie con migliaia di morti sotto, fame e malattie. Non è guerra come molti dicono (per esserci la guerra bisogna che ci siano due forze, 2 eserciti che si fronteggiano, che ci siano tattiche e strategie militari, qui le uniche strategie sono quelle di come colpire indiscriminatamente, sparare nel mucchio e fare più morti possibile).
C’è poi la colonizzazione e la neocolonizzazione; il sanitaricidio, vale a dire il tiro al camice bianco all’infermiere, al medico, all’autista di ambulanze anche nei momenti in cui sono occupati a prestare soccorso; e ancora personale sanitario che dopo essere stati bersagliati sono stati allontanati da Gaza, molti imprigionati. Quando si lascia Gaza -riferisce l’autrice di questo prezioso libro- si resta sopraffatti dal silenzio: fra le rovine delle città della striscia il frastuono è costante: costante è il ronzìo dei droni, i bombardamenti, gli spari, i lamenti dei feriti degli ammalati, le sirene, mentre la piaga si espande il Cisgiordania, Libano…
E intanto c’è chi pensa a una e gentryficazione di Gaza: il cinismo affaristico del neo finanz-tecno-capitalismo mondializzatoci mostra gli osceni spot di una ‘immobiliarizzazione spinta’ della lunga spiaggia, trasformata in business, in una riviera turistica con palme e ballerine, alberghi, saune e sale gioco.
E intanto si continua a morire sotto gli occhi dei governi e di una Europa inetta impotente inebetita e quelli più lontani del mondo intero.
Nelle nostre quotidianità non dobbiamo mai dimenticare il tragico orrore di Gaza, - perché la sua spietatezza ci insegna a leggere le caratteristiche e le dinamiche dei nuovi colonialismi, la feroce e inestinguibile vocazione predatoria.
L’orrore, il terrore, la pietas del tragico - fin dall’antica Grecia- hanno fatto da insegnamento, conoscenza e levatrice della ribellione, della sete di giustizia e della indignazione.
Giuseppe Chitarrini
Una figura profondamente amata e un punto di riferimento per il territorio
Addio Don Claudio Vitelli
La comunità di Nettuno si stringe nel dolore per la scomparsa di don Claudio Vitelli, una figura profondamente amata e un punto di riferimento fondamentale per il territorio. A farsi portavoce del profondo sentimento di tristezza dell’intera cittadinanza è il sindaco Nicola Burrini, che ha voluto ricordare con parole toccanti lo spessore spirituale e umano del sacerdote.
“La città di Nettuno piange don Claudio Vitelli”, ha dichiarato il primo cittadino. “Per tanti anni è stato una presenza importante a Nettuno e, ancora oggi, una guida spirituale per tanti cittadini che lo andavano a trovare anche a Genzano”.
Il legame tra don Claudio e la sua comunità era così forte da superare i confini comunali: molti fedeli nettunesi, infatti, continuavano a cercarlo e a mantenere vivo il rapporto con lui anche dopo il suo trasferimento a Genzano, a testimonianza dell’impronta indelebile lasciata nel cuore delle persone.
Il sindaco ha inoltre rivelato un retroscena che aumenta il commiato della città: l’Amministrazione comunale aveva infatti già espresso la chiara intenzione di conferire a don Claudio la cittadinanza onoraria di Nettuno, come massimo riconoscimento per il suo operato e la sua dedizione.
“Dispiace di non essere riusciti in tempo a riconoscergli questo tributo”, ha ammesso con rammarico Burrini, sottolineando come il destino abbia anticipato un omaggio istituzionale che era ormai dovuto.
In questo momento di doloroso vuoto, le istituzioni e la comunità si uniscono nel ricordo e nella preghiera.
Il sindaco ha concluso il suo messaggio offrendo il proprio supporto e quello di tutta la città a chi ha amato il sacerdote: “Ci stringiamo tutti ed io personalmente ai parenti e a chi gli è stato accanto fino all’ultimo”.
Il Settecento
Il settecento è il secolo dell’entrata nella Modernità. In questa, che è l’età dei Lumi e dei primi vagiti delle democrazie, la fine del Diritto divino; il capitalismo supera definitivamente la sua prima fase mercantile e di accumulazione monetaria per entrare nell’epoca della manifattura e di quella che entro pochissimi anni sarà la rivoluzione industriale.
Questa ‘Grande trasformazione’ riguardava non solo il mondo produttivo e delle relazioni socio economiche, ma anche l’immaginario, le forme espressive e l’arte: dalla musica alla letteratura, il teatro e le forme plastico-figurative-pittoriche.
Proprio della ‘trasformazione’ nelle società e nelle arti dell’occidente si è parlato nel quarto -ed ultimo- appuntamento concernente la Storia dell’Arte, il pomeriggio del 5 giugno, che si è svolto nell’ambito del ciclo di conferenze incontri e dibattiti, che dall’inizio dell’autunno, si tiene presso la sala della Biblioteca comunale del forte Sangallo a Nettuno, organizzato dagli operatori della biblioteca stessa con il patrocinio dell’amministrazione comunale -e in particolare dall’assessorato alla Cultura e Pubbl. Istruzione- e dei Lyon’s di Anzio e Nettuno.
Anche questa quarta volta l’evento è stato condotto dai Proff. A. Silvestri (storico dell’arte) e F. Bonanni (Storico); una conduzione brillante significativa sia da un punto di vista dei contenuti e delle tematiche affrontate, sia anche per la leggera chiarezza e l’ironia nell’esposizione.
L’appuntamento con la Storia e la Storia dell’Arte e con i due proff. Silvestri e Bonanni, è per il prossimo autunno.
Giuseppe Chitarrini