Intervista a Dino Spagnoli, vicesegretario del Partito Democratico di Pomezia
Pomezia rinasce con Torvaianica
Incontro Dino Spagnoli, vicesegretario del PD di Pomezia. Spagnoli ha una lunga militanza politica, prima nei DS e poi nel PD, rivestendo sempre ruoli dirigenziali, non solo a livello locale.
- Spagnoli, nel PD locale il suo nome è associato a quello del consigliere comunale Alessio Caporaletti. A livello del PD nazionale, a chi vi sentite più vicini e perché?
“Il fatto che il mio nome venga associato a quello di Alessio Caporaletti è per me motivo di orgoglio e di vanto. Alessio rappresenta una figura di grande valore per la nostra comunità, grazie alle capacità amministrative e politiche che ha dimostrato nel corso degli anni. Ha maturato un’esperienza significativa nei diversi incarichi istituzionali che ha ricoperto, prima come assessore, poi come consigliere comunale e successivamente come presidente della Commissione Controllo e Garanzia, svolgendo sempre il proprio ruolo con competenza, equilibrio e senso delle istituzioni. Ma, oltre alle qualità amministrative e all’esperienza politica, c’è un aspetto che considero ancora più importante: il rapporto umano che Alessio ha saputo costruire con i cittadini. Il consenso e la stima di cui gode sono il frutto di un impegno costante, della sua disponibilità all’ascolto e dell’amore sincero che nutre per questa città. È una persona che ha sempre messo la comunità al centro della propria azione politica. Per questo, essere accostato a lui nel panorama politico locale non può che rappresentare per me un motivo di grande soddisfazione. Per quanto riguarda i riferimenti nazionali, è naturale che ci sentiamo particolarmente vicini a Stefano Bonaccini, Simona Bonafè e Lorenzo Guerini. Ci riconosciamo, infatti, in una visione riformista e moderata del Partito Democratico, capace di coniugare crescita economica, giustizia sociale e buona amministrazione. Apprezziamo la loro attenzione concreta ai temi dell’ambiente, del lavoro e della sanità pubblica, così come la capacità di dialogare con il mondo delle imprese senza mai perdere di vista le esigenze e i diritti dei lavoratori. È un approccio pragmatico, fondato sulla competenza e sulla ricerca di soluzioni efficaci ai problemi dei cittadini, che rappresenta pienamente il nostro modo di intendere l’impegno politico”.
- L’attuale dirigenza del PD locale, con Stefano Mengozzi segretario, rimarrà in carica fino alle prossime amministrative del 2028?
“Che dire, da qui al 2028 mancano ancora due anni e possono succedere moltissime cose. Il nostro sostegno a Stefano Mengozzi non è mai stato in discussione e certo non lo sarà adesso. Siamo però convinti che sia necessario celebrare un congresso vero, un congresso nel quale la politica torni a parlare agli iscritti e ai simpatizzanti. Sarebbe inoltre importante organizzare un’assemblea degli iscritti per condividere il percorso che stiamo facendo e le idee che abbiamo per la nostra città. Per questo continueremo a impegnarci affinché questo spirito democratico sia la linea guida del partito locale”.
- È soddisfatto delle azioni del suo partito nella città e nel Consiglio comunale?”
Stiamo cercando di mantenere una posizione di ascolto reale nei confronti dei problemi della città. Abbiamo organizzato diverse iniziative e molte altre sono in cantiere. In questo momento dobbiamo necessariamente far comprendere quali sono le soluzioni che abbiamo in programma per risollevare Pomezia. Non basta la ‘politica contro la sindaca Felici, perché i disastri che questa maggioranza sta producendo sono sotto gli occhi di tutti. Noi dobbiamo far capire con ancora più forza cosa faremmo se governassimo. E, sulla condivisione di questa idea, costruire una coalizione in grado di portarla avanti e renderla concreta. Per quanto riguarda il lavoro dei consiglieri, è chiaro che il loro compito all’opposizione non è facile. Continuare a vedersi bocciare proposte serie, come nel caso della richiesta di bonifica del sito di via Norcia, a San Pancrazio, che oggi avrebbe scongiurato quanto purtroppo è accaduto a inizio giugno, non è semplice. Io cerco di far capire loro che è importante lavorare alle proposte utilizzando le ottime risorse che abbiamo nel partito, sfruttando anche i livelli superiori, e che non devono mai abdicare al ruolo che le urne hanno loro consegnato, continuando a portare avanti un’opposizione seria e costruttiva, come stanno facendo”.
- Come vicesegretario del PD lei partecipa agli incontri di coalizione con il M5S, i Socialisti, Sinistra Italiana e alcune liste civiche. Come vanno gli incontri? Si riuscirà a costruire anche a Pomezia un’alleanza del campo largo?
“Diciamo che siamo ancora in una fase embrionale. Ci sono stati i primi incontri e credo sia prematuro esprimere un giudizio definitivo sull’andamento del confronto. Come detto prima, la base di partenza di qualsivoglia alleanza non può che essere la stesura di un programma condiviso. Intorno a questo si possono poi intavolare tutti quei discorsi che porteranno alla costruzione di una coalizione. Al momento, oltre al Partito Democratico, al Movimento 5 Stelle e ad Alleanza Verdi e Sinistra, dobbiamo però coinvolgere anche quelle forze di centro e quel mondo civico che spesso richiamiamo come elementi fondamentali per dare forza e ampiezza a un progetto comune. Senza preclusioni di sorta, se non quelle legate alla trasparenza di tutti i soggetti coinvolti. Va inoltre riconosciuto che alcune realtà civiche stanno crescendo e consolidandosi sul territorio”.
- Il candidato sindaco come verrà scelto: nelle segreterie romane, con accordi locali o con le primarie?
“Ricordo perfettamente che ogni volta che il candidato sindaco è stato individuato nelle segreterie romane, penso, ad esempio, alla scelta del professor Guglielmi i risultati non sono stati particolarmente positivi. Per questo motivo ritengo che quella non sia la strada migliore. Credo sia comunque prematuro parlare oggi del nome o della scelta di chi guiderà la futura coalizione”.
- Quali sono i punti irrinunciabili del programma del PD?
“Servirebbe un articolo soltanto per questa domanda. Siamo convinti che la rinascita di Pomezia non possa che passare dalla rinascita del suo litorale. Torvaianica è diventata la periferia della periferia e questo è inaccettabile. Riteniamo che lo sviluppo e la crescita dell’occupazione non possano prescindere da una riprogettazione dei servizi e dell’urbanistica, che ridia dignità a quadranti della città ormai compromessi. Non possiamo esimerci dal riprogrammare una rete viaria al passo con i tempi, mettendo mano a un piano regolatore vecchio di cinquant’anni. Le criticità sono sotto gli occhi di tutti. Noi dobbiamo riprogrammare lo sviluppo della nostra città, orientandolo con decisione al miglioramento della qualità della vita dei cittadini, nel pieno rispetto dell’integrità ambientale, paesaggistica e culturale dei luoghi. Tornando anche ad occuparci di sicurezza, spazi di aggregazione intergenerazionale e sostegno alle fragilità. Perché una città che si rispetti è una città che non lascia indietro nessuno”.
A.S.