La delegazione spagnola al Centro Ecumenico
Incontro con Valladolid
Nella giornata di lunedì 22 novembre, presso il Centro Ecumenico di Lavinio, il sindaco di Anzio, Candido De Angelis, ha incontrato la delegazione di prelati provenienti da Valladolid, città natale dello storico Parroco Don Angelo, accompagnati dal cardinale Ricardo Blázquez, dal sindaco di Valladolid , Oscar Fuentes e dal Mons. Aurelio García, Sottosegretario della Congregazione del Culto Divino e Disciplina dei Sacramenti.
La delegazione spagnola, giunta in Italia per incontrare Papa Francesco e per presentare la Settimana Santa di Valladolid, tra le più importanti manifestazioni religiose della Spagna, ha accolto l’invito di Don Gianni e Don Angelo, per visitare il Centro Ecumenico di Lavinio, per conoscere la Confraternita e per visitare la Città di Anzio.
Comune di Anzio
Festa dell’albero
“Come gli alberi, dalle tue radici innalzati”, questo il testo dello striscione affisso dall’associazione ecologista La Foresta che Avanza per festeggiare la festa dell’albero. Insieme allo striscione, sono stati piantati e regalati alle istituzioni centinaia di alberi su tutto il territorio nazionale.
“Viviamo in una società dove prende sempre più piede una ‘cancel culture’, fondata sul rifiuto della propria storia e della propria identità.
Una tendenza preoccupante che, dagli Stati Uniti, ha trovato terreno fertile anche in Europa e in Italia.
La Foresta Che Avanza vuole, invece, invitare a riscoprire il proprio passato per costruire un futuro per il nostro popolo: non è eliminando millenni di storia che si può pensare di dare forma al nostro futuro. Come gli alberi crescono se hanno radici profonde, così crescerà l’Italia se saprà riscoprire sé stessa. Questo è il messaggio che vogliamo lanciare piantando alberi autoctoni e simbolici per la nostra storia: prendiamo esempio da loro, verdi monumenti di una terra che ha sempre saputo risollevarsi e germogliare anche nei momenti più cupi”.
Negli ultimi 25 anni le diseguaglianze sociali sono notevolmente aumentate
Pandemia e hikikomori
È risaputo: in questo ultimo quarto di secolo le diseguaglianze sociali, economiche, esistenziale sono notevolmente aumentate. Una tendenza in costante progressione negli anni, e che, nel 2020, con la pandemia, ha avuto un aumento notevole: ‘L’Atlante dell’infanzia a rischio 2021’, curato da ‘Save the Children’, ci dice che oltre 1.300.000 persone sono in povertà assoluta, quasi 6.000.000 sono i povertà relativa. Una condizione diventata-non solo in Italia- permanente e strutturale e che coinvolge, in maniera drammatica i minori. Nel 2019, prima della pandemia, i beneficiari del Reddito di cittadinanza erano circa 3.000.000, di questi quasi 800.000 erano minori (un dato questo che non fa clamore mediatico, ma è molto significativo rispetto le reiterate notizie sui ‘furbetti’, quantitativamente ingigantite, senza tener conto che la questione degli approfittatori è una questione di inquirenti, che non ha niente a che vedere con una misura che, in sé, vuole essere di contrasto al degrado sociale). Così la tendenza all’impoverimento con questa misura, appariva appena arginata, pur non avendo innescato una vera e propria controtendenza. Controtendenza che con la pandemia si è totalmente arrestata, tanto che la ‘curva della povertà’ ha subito, in questi 20 mesi, una marcata impennata al rialzo, facendo aumentare, oltre le povertà estreme, anche (e soprattutto) le povertà relative, le nuove povertà e quelle cosiddette ‘immateriali’ e relative.
La dad ha accentuato queste ultime, soprattutto riguardo la deprivazione sul piano scolastico e della formazione-apprendimento in generale. Nelle lunghe giornate del loockdown e delle restrizioni sono –per fortuna- aumentati i contatti via internet (per i più fortunati), ma le relazioni significative sono precipitate in giù. Per esempio molti studiosi sottolineano l’implosione del limite tra cosa è percepito come ‘vero’ e cosa lo è come ‘falso’, fra ‘percepito, verosimile ed autentico’. Lascio immaginare cosa voglia dire questo –nel presente e nel futuro-e non solo sul piano dell’apprendimento e della formazione. Non a caso l’evasione-elusione-dispersione scolastica è aumentata e con essa i meccanismi e le dinamiche di isolamento ed esclusione; ancora Save the Children ha sottolineato un notevole aumento del cybergbullismo e dei giovani in condizione di n.e.e.t.
Di quest’ultima condizione mi sono già occupato tempo fa su queste pagine. Rapidamente ricordo che n.e.e.t. è un acronimo che sta per not in education, no sul lavoro (employment) e no in formazione (training), è riferito a quei giovani fra i 17 e i 29 anni che, in genere, hanno terminato l’obbligo, qualcuno è diplomato o addirittura laureato. Vivono in ‘ritiro sociale’, senza un progetto o una prospettiva di vita, senza avere un ruolo o aspettative di ruolo, disincantati e disillusi, vivendo, giorno dopo giorno, per lo più in casa e in famiglia, nella ‘rinuncia’, in una condizione di marginalità e isolamento (che è cosa diversa dalla solitudine). Rinuncia alla visibilità sociale, alla piena cittadinanza, all’esercizio di una piena socialità ecc. Sembra che, in questo campo, siamo passati, in questi anni di pandemia, ad essere i primi in Europa, prima eravamo secondi ad alcuni paesi dell’est Europa e alla Grecia.
Un altro fenomeno la cui crescita esponenziale può ascriversi fra gli effetti ‘collaterali’ della pandemia e della povertà relazionale-educativa, è il fenomeno dei cosiddetti Hikikomori (in giapponese significa mettersi in disparte, staccarsi). Un fenomeno molto accentuato in Giappone dove si è affermato alla fine del secolo, e poi in altri paesi dell’estremo oriente, U.S.A., Canadà, Australia e anche in Europa. In Italia i casi ‘emersi’, cioè conosciuti nei centri che si occupano di dipendenze, erano, prima della pandemia, qualche centinaia, adesso, pare siano nell’ordine delle migliaia; contemporaneamente si sono attivati dei servizi socio sanitari specifici (Milano ma anche in altre città è poi nata un’associazione formata da operatori, genitori e famigliari) per contrastare quella che ormai è considerata, anche da noi una insidiosa sindrome, miscela di solitudine, disagio psicosociale, dipendenza. Si manifesta con il totale isolamento dalla vita sociale, a differenza dell’eremita, gli hikikomori rimangono autoconfinati fra le mura domestiche, presso la normale quotidianità famigliare, lasciata appena fuori la propria stanzetta, invasa da video, tablet, smartphone, computer, telefonini… In genere non escono neanche dalla stanza, il cibo viene passata dalla porta socchiusa, a volte mettono anche dello scotch alle fessure delle finestre chiuse. I rapporti sociali vengono così drasticamente e totalmente interrotti, sostituiti da quelli fittizi, mediati da video, internet e social, l’unico spazio vissuto veramente sono i pochi metriquadri della propria stanza; non vanno a scuola, non hanno amicizie reali e ‘fisiche’. Si possono considerare Hikikomori gli isolati nella propria stanza da almeno 2 o 3 mesi, in un isolamento che può durare anche per anni e dal quale è difficile uscirne fuori, anche se si stanno sperimentando vari protocolli di cura ed intervento basati sulla terapia personale, famigliare e psicofarmaci. Prevalentemente sono di sesso maschile, mentre l’età mediana è compresa fra i 17-18 e i 28-35 anni: più o meno la stessa fascia d’età dei neet, anche se a differenza di questi ultimi, almeno così risulta da studi condotti in Giappone e negli Usa, gli Hikikomori possono appartenere a classi sociali medie e medio-alte. Non hanno amicizie o relazioni o forme di comunicazione significative e reali, ovviamente non vanno a scuola né a lavoro (i più fortunati riescono a frequentare in dad o smartworking)
Clinicamente questo fenomeno non è stato ancora rubricato dal DSM e spesso è difficile circostanziarlo rispetto al neet o al nerd, oppure a forme di ludopatia, o gravi disturbi ossessivo-compulsivo-fobico o psicotiche ed autistiche.
Giuseppe Chitarrini