CURIOSITÀ NELLA POESIA/8
di Sergio Bedeschi
GAIO VALERIO CATULLO DA VERONA
Ecco Catullo dunque, come promesso. Ma davvero questo svenevole e innamorato poeta ha qualcosa a che fare con la Scienza ficcata dentro alla Poesia? Lui che spasima e invoca baci e promesse? Lui che per Lesbia avrebbe dato la sua giovane vita (morirà prima dei trent’anni nel 54 a.C., per inciso)? Di quale Scienza si potrà mai parlare?
Beh, prendete fiato perché prima dobbiamo almeno citare e rendere omaggio ai suoi momenti più magici in fatto di poesia d’amore. E li conoscete bene perché si ispirano alle ai canti di Saffo o ai temi elegiaci e dolorosi di Callimaco, gente di ben più antica data.
UN GRANDE POETA
Alludo in particolare alle due celeberrime composizioni Odio e amo da una parte e Sulla tomba del fratello dall’altra. Odio e amo è un grido di dolore adatto per qualunque storia d’amore. Sulla tomba del fratello è invece il pianto di chi arriva troppo tardi ai fatali appuntamenti della vita. Un lamento da cui il Foscolo (e qualcun altro di cui diremo più sotto) trarrà ispirazione per un suo altrettanto celebre sonetto. Catullo attacca con quei due primi versi sublimi … indimenticabili…
Multas per gentes et multa per aequora vectus
advenio has miseras, frater, ad inferias,…
Dopo aver viaggiato attraverso molti popoli e
attraverso molti mari,
giungo a te, o fratello, per queste dolorose
offerte funebri,…
CATULLO E LE NEUROSCIENZE
Ma torniamo ora al tema che riguarda la presente rubrica che “fruga” tra le carte altrui per trovare le incursioni della Scienza nella Poesia. E allora andiamo a pescare tra un delirio d’amore e l’altro quel passaggio invero strano, originale, scientifico, medico addirittura, che sembra, come taluni hanno voluto dire, un vero e proprio piccolo trattato di Neuroscienza o di Fenomenologia della passione (d’amore, ovviamente), in cui si descrive per filo e per segno la crisi psico-fisica di chi soffre o gode le pene d’amore:
Mi sento beato come un Dio
quando, seduto di fronte a te,
ti guardo e ti ascolto
mentre dolcemente mi sorridi.
E allora tutto di me si perde,
o mia Lesbia, e i sensi se ne vanno,
la voce diventa fioca,
la lingua si inceppa,
una fiamma si sparge nelle vene,
rombano gli orecchi sibilando,
su entrambi gli occhi cala il buio della notte.
Catullo poeta-scientifico! Da non credere! Confesso che questi suoi versi mi colpirono fin dai tempi del Liceo tanto che ho voluto riproporveli.
ROBA MIA
Suggestioni altissime nello scorrere fluido del suo poetare. Così come mi suggestionò la sua visita alla tomba del fratello tanto che (perdonatemi) io stesso mi spinsi poi, a mia volta, dopo di lui e dopo il Foscolo (si può essere più presuntuosi di così?), a recitare la mia preghiera verso. Eccola:
Alle tue ceneri
Alle tue ceneri giungo, fratello,
per aspri sentieri lastricando
or che la vita è al suo declino
proprio nell’ora che tramonta il sole
quando le grandi ombre son cadute
dai monti verso l’oscurate valli.
Giungo sì tardi alla tua pietra che
parla a me di dolorose storie.
Tardivo appuntamento tralasciato
come spesso nell’arco della vita
tralasciammo le persone amate.
Grida la rabbia della mia inazione
quando facilmente avrei potuto
fraterna allungare la mia mano.
Servirà pentirsi del passato?
Gioverà frugare tra i ricordi?
La storia è ormai senza rimedio,
le colpe son macigni sopra il cuore.
Invocasti aiuto: io non risposi,
ti lasciai in un angolo di strada
dietro il quale girava il tuo destino
e oggi ti vedo solo, sconfortato,
come ingoiato dalla buia notte.
Commossi? Io sì, ogni volta che la rileggo. Pazienza, la prossima volta cercheremo di essere più allegri.
ROMA CAPITALE D’ITALIA
Fine del potere temporale papale 26ª parte
di Francesco Bonanni
Papa Martino V e il Concilio di Costanza
Ottone Colonna fu eletto papa all’unanimità. La Chiesa d’Occidente dopo 39 anni ritrovò l’unità sotto un Sovrano Pontefice il quale, appena eletto, assunse la presidenza del Concilio di Costanza che affrontò alcune questioni di vitale importanza per la Chiesa di Roma. Il primo difficile problema fu una questione finanziaria.
La Chiesa infatti, dopo il lungo stato di abbandono nel quale si era ridotta all’epoca della Cattività Avignonese, aveva bisogno di rimpinguare le casse dello Stato attraverso un adeguato gettito fiscale.
Come risanare le finanze ridotte allo stremo
La soluzione prevedeva di sottoscrivere tre Concordati diversificati: 1- con la Germania, al quale aderirono Polonia, Ungheria e i Paesi Scandinavi; 2- con la Francia insieme alla Spagna e all’Italia; 3- con l’Inghilterra.
I vari Concordati stabilirono sia le norme riguardanti la composizione del Collegio Cardinalizio che quelle riguardanti l’imposizione dei Tributi a beneficio della Chiesa e “l’Immunità Giudiziale” della Curia.
Il problema degli eretici
Durante il Concilio furono condannati gli scritti di Giovanni Wicliffe e conseguentemente l’attività del suo discepolo Giovanni Huss. Il primo, teologo britannico, già nel 1409 era stato messo al bando da Alessandro V per le sue tesi dottrinarie considerate eretiche e il suo successore il 10 febbraio 1413 aveva addirittura ordinato di bruciarne gli scritti sulla scalinata della Basilica di San Pietro.
Fine del Concilio
Terminato il Concilio il 22 aprile 1418 Martino V si intrattenne per un breve periodo a Costanza, durante il quale fu “corteggiato” da due Sovrani. L’Imperatore Sigismondo gli propose di stabilire la propria residenza in Germania offrendogli le città di Strasburgo, di Magonza e di Basilea. Carlo VI, Re di Francia, invece lo invitò a riportare la Sede Pontificia ad Avignone.
Ma il Pontefice per salvaguardare la sua autonomia rifiutò entrambe le proposte.
Un lungo e proficuo ritorno verso la Capitale
Il viaggio iniziato nel maggio del 1418, a causa delle condizioni di completa anarchia in cui si trovava la Sede Apostolica e lo Stato della Chiesa, fece varie tappe in alcune città italiane. Si fermò per circa un anno e mezzo a Firenze ove concluse un importante accordo con Braccio da Montone, potente condottiero che aveva un assoluto controllo sui territori pontifici dell’Italia Centrale. Con tale accordo il Pontefice, oltre a cedergli in feudo le città di Perugia e di Assisi con il relativo Circondario umbro, gli concesse il Titolo di Vicario dello Stato della Chiesa. In cambio la città di Bologna rientrò nell’ambito dello Stato della Chiesa ed accettò il Legato Pontificio. Inoltre, tornata la pace tra il Papato e gli Angioini, la Regina di Napoli, Giovanna II, decise il ritiro da Roma delle truppe napoletane, consentendo così il rientro del Pontefice nella sua Sede romana.
Finalmente Roma è sede definitiva della Chiesa Cattolica
Difatti il 30 settembre del 1420 Martino V, attraverso la Porta del Popolo, fece il suo ingresso trionfale accolto da una folla entusiasta che, dopo 135 anni, vide finalmente un concittadino Papa.
ALBERI
PIÙ O MENO FORTUNATI
In origine la terra era rivestita di foreste, ma gradualmente con l’intervento dell’uomo si sono sempre più diradate. Legna da ardere per scaldare o per costruire le prime capanne e poi, città intere, ponti e altre strutture. Oggi è un ostacolo per il traffico; è pericoloso quando tira vento. E poi… occupa spazi troppo preziosi, più redditizi per l’edilizia. L’albero anche “sporca” quando abbandona le foglie in autunno e riempie le superfici di polline in primavera. È invadente se c’impedisce di guardare al di là… e lo eliminiamo senza pensarci troppo per far spazio alla nostra auto.
Per molte altre ragioni ancora, gli alberi, i polmoni della terra stanno scomparendo e senza di loro la nostra atmosfera, non sufficientemente purificata s’inquina giorno dopo giorno.
Anche la bella festa come il Natale chiede di sacrificare migliaia e migliaia di abeti, simboli decorativi che vengono associati a questo momento tutto spirituale, dimenticando la loro triste fine dopo il sei gennaio.
Alberi fortunati
Ma ci sono anche alberi fortunati ai quali viene dedicata attenzione, rispetto e amore. Nelle città, giardinieri esperi li curano e li potano con sapiente eleganza perché possano svilupparsi in armonia senza non creare ostacoli. Nello spazio di piccoli o grande giardini semplici persone li ospitano seguendo la loro crescita con pazienti cure e trepidante emozione. Ma c’è chi davanti a un albero si commuove e s’abbandono al ritmo del cuore per una poesia e chi, invece, inventa una bella favola per illuminare anche i bambini della sua bellezza e utilità.
L’ALBERO DI ORNELLA
Ornella Ferrari Pavesi in Tutta un’altra storia, ha fatto di più: ha “osato” far parlare un albero. Un albero è la voce narrante di questa storia ambientata in un mondo ai più sconosciuto: la montagna, i boschi, la fauna e i suoi amici, i pochi abitanti rimasti. Gente del posto umile e genuina che vive in simbiosi con la natura. Un luogo “apparentemente” fermo nel tempo per chi non sa vedere e ascoltare. Invece, ogni essere palpita e si trasforma nel susseguirsi di eventi lieti e tristi che non si possono evitare.
L’io narrante è un Faggio che scopre la sua identità solo alla fine del terzo capitolo. Unico esemplare nei paraggi, simbolo di longevità e prosperità, è una specie la sua, venerata dalle antiche stirpi.
Ma è anche un essere sensibile e pensante che riconosce il significato di ogni movimento intorno a s: la dolcezza della brezza e lo scompiglio del vento, il gorgogliare gioioso dell’acqua o l’impeto furibondo del torrente durante il disgelo. La chioma può assaporare il tepore di una giornata di sole o abbandonarsi al lavacro ristoratore della pioggia. È spettatore impotente quando cielo e terra sono sconvolti: incendi, trombe d’aria, veri e propri cataclismi che interrompono la cordialità di una vita tranquilla. Ostacoli da superare sono sempre in agguato: malattie, dannosi insetti e barriere sotterranee possono rendere faticoso l’ancoraggio delle radici.
Data la sua età, da più generazioni è testimone della storia nella sua continua trasformazione. Nascita e morte di cari amici che si confidavano alla sua ombra. Amori che nascevano e poi si prolungavano nella prole offrendo un soffio sempre nuovo di gioia o di dolore.
È la cronaca di un luogo palpitante di vita, che accoglie anche noi e ci commuove. Forse, per la prima volta ci sentiamo parte di una stessa condizione vitale, nel respirare la stessa aria, bagnarsi della stessa pioggia e soffrire di compassione per le improvvise catastrofi che lasciano profonde ferite.
In questo meraviglioso racconto, Ornella fattasi natura naturans, simbiosi a lei ben chiara e vissuta fino in fondo ci accompagna lungo i sentieri della verde valle per farcene assaporare tutta la bellezza e aiutarci a riflettere sul movimento della Storia, che tutto accomuna.
Giuliana Bellorini