Spesso acquistare un cucciolo di razza equivale a subire una truffa
L’importanza del pedigree
Le festività natalizie si avvicinano e molti saranno coloro che acquisteranno un cucciolo. Dalla ricerca condotta dall’Eurispes risulta che nel 2020 oltre il 37% degli animali arrivati nelle case italiane sono stati acquistati. In questa sede non discutiamo del perché sarebbe meglio adottare uno dei tanti animali rinchiusi in un box di canile o gattile (ce ne sono oltre 100mila in attesa di una famiglia!) ma del perché sia necessario pretendere e verificare l’autenticità del pedigree, meglio se italiano e regolarmente registrato all’Enci (per i cani) o Anfi (per i gatti) qualora si desideri un cucciolo di razza. Il pedigree italiano implica l’acquisto dell’animale presso un privato od un allevamento, preferibilmente amatoriale, dove gli animali vivono in casa o ne godono una zona ben specifica ma mai in box. L’allevatore richiederà un prezzo ben più alto rispetto a quanto proposto per un cucciolo “simile” acquistato online o presso un negozio che, al massimo, potrà esibire un passaporto vaccinale compilato da un veterinario compiacente ed un pedigree (al 99% contraffatto) di Ungheria-Slovenia-Rep. Ceca-Romania. Cani e gatti di ottime genealogie ci sono anche in questi paesi ma non saranno mai disponibili in negozi né in Italia né nei paesi di origine ed il perché è semplice: il pedigree implica una cura maniacale della salute e del benessere psico-fisico dei cuccioli e chi li alleva in questo modo non cederà mai i cuccioli senza sapere a chi andranno. All’acquirente va ricordato che spendere di più inizialmente eviterà in seguito spese ben più alte in cure veterinarie. Molti sono inoltre gli scriteriati che, successivamente all’acquisto sprovvisto di pedigree, si accorgono dei mancati standards di razza o della presenza di patologie ereditarie ed abbandonano il cane che ha trascorso alcuni mesi presso quella che considerava già la sua famiglia. Troppi simil-rottweiler, simil-bulldog inglese, simil-boxer, simil-volpino, ecc si trovano infatti abbandonati nei rifugi. Il fenomeno è molto più evidente per i cani rispetto al traffico di gatti di razza. Ecco dunque il perché sia importante avere un cane con pedigree rilasciato da un allevatore, meglio se riconosciuto dall’ENCI:
1. Saremo obbligati a visitare l’ambiente dove il cucciolo è nato perché dovremo recarci sul posto a conoscerlo e prenderlo (e non è detto che ce lo diano!). Vedremo, se non entrambi i genitori, almeno la madre del cucciolo e verificheremo lo stato di salute ed il carattere suo e del cucciolo.
2. Il pedigree ci assicurerà che il cucciolo abbia tutte le caratteristiche morfologiche richieste e che la sua genealogia lo esenti da alcune malattie ereditarie tipiche della razza.
3. Dovremo rispondere ad una serie di domande che ci porrà l’allevatore per verificare la nostra idoneità e per consigliarci il cucciolo più adatto. Se ad esempio saremo giovani genitori ci consiglierà il cucciolo più docile, spesso femmina, e non il maschio più attaccabrighe della cucciolata!
4. L’allevatore cederà il cucciolo non prima dei 3 mesi perché la mamma, oltre a fornire ai cuccioli un completo bagaglio anticorpale fornito dal latte, impartirà ai cuccioli lezioni comportamentali che ricorderanno per tutta la loro vita adulta. Specie nei cani, il buon carattere deriva proprio da quanto a lungo il cucciolo è rimasto con la madre. Spesso infatti cani paurosi o, peggio, molto aggressivi le sono stati tolti troppo presto.
5. L’allevatore, unitamente alla certificazione del microchip inserito (dovremo fare successivamente il passaggio di proprietà che ci renderà responsabili dell’animale anche di fronte alla legge), fornirà anche il libretto sanitario con l’accertamento veterinario circa la prima vaccinazione e sverminazione.
6. Potremo instaurare un rapporto di fiducia, che durerà per tutta la vita del cane, con l’allevatore perché sarà sempre disponibile a rispondere ad ogni nostra richiesta di consiglio.
7. LA RAGIONE PIU’ IMPORTANTE: Eviterà il drammatico traffico illecito di cuccioli dall’Est Europa, spesso gestito dalla malavita organizzata e da commercianti che considerano i cuccioli come polli da batteria per cui la perdita di alcuni durante il trasporto o dopo la loro cessione non ha alcuna rilevanza.
Come denuncia la LAV, si calcola che ci sia un traffico di centinaia di migliaia di cuccioli che ogni anno vengono introdotti illegalmente in Italia, per un valore commerciale che sfiora i 6 milioni di Euro. Le sanzioni previste dalla Legge 201/10 sono la reclusione da tre mesi a un anno e la multa da 3.000 a 15.000 euro per chiunque trasporti, ceda o riceva animali che non presentino le idonee certificazioni ed un buono stato di salute. La pena è massima se gli animali hanno un’età inferiore alle dodici settimane. A riprova del fatto che non si tratta di un “semplice” fenomeno di malaffare, la tratta dei cuccioli è diventata argomento di studio ed analisi dei Vertici Nazionali Antimafia e della Commissione Parlamentare Antimafia. Come detto, il traffico ha origine nell’Est Europa, in piccoli allevamenti a conduzione familiare od in vere e proprie “fabbriche di cuccioli” dove centinaia di femmine vengono sfruttate, in condizioni impietose, per la riproduzione. Alcuni cani, come quelli molto piccoli (chihuahua, pinscher nani, ecc) o brachicefali (bulldog inglese, francese, boxer, ecc), nascono con parto cesareo e per questo motivo un allevatore, affezionato alla propria cagna (lo preferisco di gran lunga al termine “fattrice”) la farà partorire al massimo 3-4 volte nell’intero arco della sua vita e ad intervalli di almeno uno-due anni da un parto all’altro nonostante vadano in calore ogni 6 mesi….pensate che in quelle fabbriche di cuccioli sopra menzionate si preoccupino della salute delle “fattrici” (qui sì che purtroppo il termine è appropriato)? Le fanno accoppiare e partorire il più possibile ed il loro tasso di mortalità è infatti altissimo. I piccoli vengono poi tolti alla madre a solo un mese di vita o poco più, imbottiti di antibiotici per sembrare sani, caricati su camion e furgoni per lunghissimi viaggi, spesso senza cibo, acqua ed aria a sufficienza (il 40% non sopravvive per il caldo, la fame, gli stenti e le successive infezioni virali). Acquistati in queste fattorie a costi minimi, spesso tra i 50 ed i 150€, vengono poi rivenduti fino a dieci volte tanto con documenti, vaccinazioni e passaporto europeo falsificati.
Il passaporto individuale di un cucciolo proveniente dall’estero è rilasciato da un veterinario abilitato dall’autorità competente e deve riportare i dati del proprietario, i dati anagrafici e segnaletici dell’animale, il numero del microchip e l’attestazione della vaccinazione antirabbica effettuata dopo la 12^ settimana. Nei casi quindi di movimentazioni a fini commerciali gli animali devono essere muniti di certificazione sanitaria rilasciata da un veterinario autorizzato 48 ora prima della partenza, attestante la buona salute e l’idoneità ad affrontare il trasporto attestante la data e l’ora di partenza, il numero e la tipologia di animali, e tutti i numeri di microchip. Pensate che i trafficanti illegali si preoccupino di tutto questo? Chiudo con le parole, forse crude ma vere, di un’esperta della razza per la quale ho una vera passione: “se non puoi permetterti una Ferrari è inutile cercarne una originale al costo di una Fiat 500!”. Ogni club cinofilo italiano ha un’apposita sezione “rescue” di cani di quella determinata razza che però sono in cerca di nuove famiglie perché, purtroppo, acquistati a cuor leggero. Amiamo dunque gli animali che possiamo permetterci o, meglio ancora, che il cielo ci mette sul nostro cammino togliendoli dalla strada ed assicurando loro una lunga vita piena d’affetto. Siamo noi a dover essere fedeli fino al loro ultimo giorno di vita, gli animali non hanno bisogno di farci questa promessa.
Laura Lazzarini
UPA-Difesa Animali
Anche Nettuno ha inaugurato il simbolo contro la violenza
Panchina Rossa
Nonostante la pioggia incessante, una piccola folla si è radunata all’esterno del Santuario di Nettuno, dedicato alla Madonna delle Grazie e Santa Maria Goretti, nel pomeriggio del 25 novembre, giornata internazionale istituita dall’Assemblea dell’ONU per eliminare la violenza sulle donne. L’occasione l’ha data l’inaugurazione, alle 17:30, della panchina rossa “Per andare al di là di quello che sembra scontato e magari, perché no, cambiare le cose”.
L’ha donata alla città del Tridente l’Associazione “L’Abbraccio del Mediterraneo ETS”, di cui era presente la presidente Arianna Pigini, inoltre il sindaco Alessandro Coppola, l’assessore Maddalena Noce, il consigliere regionale Fabio Capolei ed alcuni consiglieri comunali. Questo simbolico, ma concreto lampante dono, visibile da lontano, datosi il colore, come in ogni città dove è già avvenuto, vuole sensibilizzare le nuove generazioni a dire STOP alla VIOLENZA, nell’ambito del progetto “100 Donne per tutte”. E’ assurdo, inconcepibile che durante questo anno (manca un mese alla sua fine), ci siano stati in Italia 109 femminicidi causati da uomini che affermavano di amare le loro donne. Il sindaco Coppola ha rammentato che se si vuole lottare contro i femminicidi ognuno deve fare la sua parte.
L’assessore Noce, dopo aver ringraziato gli intervenuti, nonostante il maltempo, anche il comandante dei Carabinieri di Anzio Giulio Pisani, per aver accolto l’invito, ha affermato che la panchina rossa rappresenta tutte quelle donne che ogni giorno subiscono violenze fisiche e psichiche, spesso in silenzio perché hanno paura di denunciare i loro carnefici.
L’educazione delle nuove generazioni è fondamentale e la panchina rossa può rappresentare uno stimolo a parlare degli abusi alle tante associazioni del territorio che sono pronte ad ascoltare ed aiutare. Ha terminato annunciando una tavola rotonda sull’argomento il 30 novembre, alle ore 16:30, organizzato dall’Associazione AIDE, presso l’Oratorio di Santa Barbara, per illustrare tutti gli interventi a favore delle vittime. Dopo la semplice, ma sentita cerimonia, alle ore 18:00, il Rettore Padre Pasquale Gravante ha officiato nel Santuario una Santa Messa a ricordo delle vittime.
Rita Cerasani
La mostra di Martino
Franco Martino scrittore, poeta e pittore di Nettuno è da poco rientrato da Torino dove ha presentato due libri: “Riflessi” poesie in lingua italiana ed in dialetto romanesco e “Ritorno ad Anzio” ambientato subito dopo la fine della seconda guerra mondiale.
E’ ora pronto per la presentazione di nuove opere pittoriche.
La mostra dal titolo “I quadri come arazzi”, un modo nuovo di dipingere senza necessità della cornice, si terrà nel prestigioso Forte Sangallo di Nettuno dal 13 al 19 dicembre 2021 nei seguenti orari: dal lunedì al sabato dalle ore 9.30 alle ore 12.30 e dalle 16.30 alle 19.00, la domenica dalle 16.30 alle 19.00.
Questa è la sua decima mostra personale.